Prosegue a pieno ritmo la raccolta del risparmio gestito. A maggio, in base ai dati di Assogestioni, l’industria italiana ha ottenuto flussi netti per 7,145 miliardi di euro dopo i 7 miliardi di euro di aprile. Il dato porta il totale di raccolta da inizio anno a 43,6 miliardi di euro, un importo che si avvicina ai 62,5 miliardi messi a segno in tutto il 2013.
Il risultato è da attribuire ancora una volta ai fondi aperti, che hanno fatto la parte del leone con una raccolta netta di 6,1 miliardi. Le gestioni di portafoglio hanno invece ottenuto 932 milioni. Nei primi cinque mesi, dunque, i fondi aperti hanno attirato in tutto 34,5 miliardi, e se la tendenza dovesse essere confermata l’obiettivo di toccare i 46,6 miliardi raccolti da questi prodotti in tutto il 2013 potrebbe essere raggiunto molto prima di fine anno.
Quanto alle macrocategorie dei fondi aperti, le più gettonate sono state quelle dei flessibili (+4,3 miliardi). Positivo anche l’andamento dei prodotti bilanciati (+887milioni), obbligazionari (+836 milioni), hedge (+318 milioni) e azionari (+292 milioni). Raccolta ed effetto performance hanno spinto le masse a un nuovo massimo storico sopra i 1.428 miliardi di euro, di cui il 45,7% relativo alle gestioni collettive (652 miliardi) e il restante 54,3% alle gestioni di portafoglio (775 milioni).
Un settore che è tornato a godere di ottima salute e a cui i risparmiatori guardano con nuovo interesse, perchè con i tassi ai minimi le alternative dei titoli di Stato e dei conti di deposito offrono poche possibilità. Senza dimenticare che le banche oggi hanno ripreso a puntare sul collocamento dei prodotti di risparmio gestito per compensare il calo dei margini dell’attività tradizionale di prestiti.
Non a caso i fondi di diritto italiano, che sono collocati soprattutto dalle sgr di emanazione delle banche italiane, da qualche mese hanno ricominciato a mettere a segno risultati di raccolta positivi e a maggio hanno registrato flussi per 2,4 miliardi. Sempre buona la tendenza di quelli esteri, che lo scorso mese hanno ottenuto 3,7 miliardi.
Sul fronte delle singole società di gestione, primo per raccolta a maggio è risultato il gruppo Ubi banca (3,5 miliardi) seguito da Intesa Sanpaolo (2,4 miliardi) e da Anima (1 miliardo). Tra gli operatori esteri spiccano Invesco (496 milioni), Deutsche asset and wealth management (399 milioni) e Jp Morgan asset management (253 milioni).
Il tutto senza considerare che la fiducia accordata ai fondi da parte dei risparmiatori deve fare anche i conti con l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie, che dal primo luglio passerà dal 20 al 26%. Un balzello in più che pone non pochi problemi ai gestori, i cui rendimenti subiranno un prelievo di un quarto a partire dal prossimo mese. Proprio sul fronte fiscale giace ormai da qualche anno nel cassetto un provvedimento che dovrebbe introdurre i piani di risparmio agevolati fiscalmente.
Si tratta dei Pir, piani di risparmio a lungo termine fiscalmente agevolati, chiesti a gran voce da Assogestioni e non solo, ovvero formule di investimento che, sulla scia di quanto accade già in altri Paesi europei, consentano di abbassare la tassazione sui rendimenti se gli strumenti finanziari sono detenuti per un certo periodo di tempo. I pir servirebbero per allungare l’orizzonte temporale degli investimenti e fornirebbero anche un aiuto in più ai risparmiatori italiani per costruire una pensione di scorta che vada a integrare qualla pubblica, che sarà inevitabilmente sempre più bassa.
Finora i piani di risparmio a lungo termine fiscalmente agevolati sono rimasti lettera morta, ma visti i numeri record messi a segno dall’industria italiana del risparmio gestito, e gli scenari sempre meno ottimisti sul fronte della previdenza pubblica, i tempi appaiono maturi per introdurre anche in Italia questi piani di accumulo di lungo periodo.
