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Cronache
Roberta Lombardi manomette la natura giuridica dell'Arpa Lazio

di Donato Robilotta

Alla Pisana il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato, con 29 voti a favore e 8 contrari, la proposta di legge regionale della giunta, n. 88 del 7 Aprile 2021, proponenti i due assessori alla transizione ecologica, Roberta Lombardi, e alle politiche abitative e rifiuti, Massimiliano Valeriani, che riguarda attribuzioni all’Arpa di alcune funzioni amministrative che sono in capo alla Direzione ambiente della giunta.

Con questo provvedimento vengono affidate all’Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale, le competenze istruttorie riguardanti i procedimenti di: valutazione di impatto ambientale (via) di competenza regionale; autorizzazione integrata ambientale (Aia); autorizzazione unica per i nuovi impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti. La definizione delle modalità e dei termini per l’esercizio delle funzioni istruttorie dell’Arpa è demandata, lo prevede l’art. 4 della norma, ad un regolamento di attuazione che la Giunta regionale dovrà adottare entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge.

Infine due disposizioni transitorie: 1) l’applicazione dell’attribuzione ad Arpa delle nuove competenze viene rinviata alla data di entrata in vigore del regolamento di attuazione per consentire l’esercizio delle nuove funzioni sulla base di un quadro ordinamentale organico; 2) ai procedimenti già avviati alla data di entrata in vigore del regolamento continueranno ad applicarsi le disposizioni legislative regionali vigenti prima dell’entrata in vigore della nuova legge. Intanto è paradossale che una legge così delicata non sia stata minimamente dibattuta in commissione, che a maggioranza decise per l’invio direttamente in aula, una pratica di cattiva amministrazione che ormai sta diventando quasi una regola alla Pisana. L’assessore Lombardi ha chiesto la corsia di urgenza perché aveva “premura di arrivare in aula con questa proposta, anche a seguito delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la dirigente che aveva la competenza su questi aspetti e alla riorganizzazione che ne è seguita”.

Dichiarazioni che mi lasciano senza parole, perché il trasferimento di competenze su questioni delicate avverrebbero a seguito di vicende giudiziarie che sono circoscritte e sulle quali c’è da aspettare il giudizio finale della giustizia, e invece la giunta allarga il sospetto a largo raggio mettendo di fatto sotto accusa strutture della Regione deputate a delicati compiti autorizzatori, tanto da togliergli queste competenze. Invece la Regione ha il dovere di difendere la sua dirigente sino a prova contraria, di non mettere in forse tutti gli atti amministrativi compiuti, perché un fatto giudiziario che coinvolge un aspetto non può avere riverbero anche su altri atti e di non mettere in mora tutte le strutture della direzione regionale. E’ un aspetto, grave figlio di una cultura da stato etico che dovrebbe essere estranea alla buona amministrazione.

L’altra questione grave è che l’Arpa è essenzialmente un ente di vigilanza e controllo, un ente di diritto pubblico dotato di personalità giuridica e dotato di propria autonomia amministrativa. In questo la legge regionale 45 del 1998, istitutiva dell’Arpa, è molto chiara e non lascia spazi ad altre interpretazioni. Infatti l’Arpa non è un’agenzia come le altre, tant’è che dopo l’entrata in vigore dello Statuto, che bloccò il proliferare di agenzie e internalizzò quelle esistenti, l’Arpa non è mai stata internalizzata proprio perché è un ente di vigilanza e controllo e non di gestione di funzioni amministrative. Con il trasferimento di competenze amministrative viene snaturata la natura giuridica dell’Arpa, che perde la sua funzione originaria e non potrebbe quindi svolgere la vigilanza sulle funzioni gestite dalla stessa agenzia.

Con la nuova legge, l'Arpa entra in un vicolo cieco: diventa controllore e controllato

Insomma il classico esempio di controllore e controllato, un vero e proprio conflitto di interesse ed è paradossale che a proporlo sia un esponente dei 5 stelle che di questo argomento ne hanno fatto una bandiera. L’Arpa è un ente regionale previsto dal Decreto legge 496 del 1993, che all’articolo 3 prescrive che le Regioni istituiscano agenzie regionali per le attività di prevenzione, vigilanza e controllo ambientale. Basta leggere l’articolo 117 della Costituzione per apprendere che la tutela dell’ambiente è una funzione esclusiva dello stato, mentre è materia concorrente quella del governo del territorio. Ecco dunque che la norma approvata, proposta dagli assessori Valeriani e Lombardi, ha forti profili di legittimità costituzionale, e mi spiace che il centro destra pur opponendosi non abbia fatto barricate per impedire l’approvazione di un tale obbrobrio giuridico.

Hanno perso tempo a chiedere la soppressione nel testo di legge istitutivo dell’Arpa dei due vicedirettori dell’agenzia, che affiancano il direttore, facendo leva sulla questione delle poltrone, non capendo che quella previsione è garanzia della pluralità della governance dell’agenzia che deve vedere garantita anche la presenza delle opposizioni. Sarei curioso di sapere cosa ne pensa l’ufficio legislativo che, come avviene in tutte le regioni, dovrebbe preparare un dossier sull’impatto delle proposte di legge, prima della discussione, e sulla loro conformità alla Statuto e sulla legittimità costituzionale. Purtroppo in Regione vengono istituite commissioni a go go ma non è mai stato istituito, seppur previsto da una legge, il comitato di garanzia statutario, che ha proprio il compito di verificare la conformità delle leggi regionali allo Statuto e alla Costituzione prima della loro pubblicazione sul burl. Ma si sa, alla Pisana hanno un po' l’orticaria ai controlli. Mi auguro che il centro destra faccia immediatamente ricorso al Governo e al Ministro degli Affari Regionali per verificare la legittimità costituzionale della legge approvata dalla Regione, che costituisce un precedente pericoloso.

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