di Lorenzo Lamperti
@LorenzoLamperti
Via D’Amelio non è e non sarà mai una strada normale. Lì, 22 anni fa, è stato ucciso Paolo Borsellino. Sempre lì si radunano ogni anno attivisti dell’Antimafia e semplici cittadini che hanno ancora nel cuore il giudice palermitano. La verità sul 19 luglio 1992 è ancora lontana e molto spesso via D’Amelio è teatro di polemiche. Così è stato sabato scorso, in seguito al chiacchierato abbraccio tra Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, e Massimo Ciancimino, figlio di uno degli attori principali di quella stagione.
“Sono una persona indipendente e ho il coraggio delle mie scelte”, spiega Salvatore Borsellino in un’intervista ad Affaritaliani.it. “Le polemiche non me le aspetto, né ci sto a pensarci su. Io ho fatto una scelta nei confronti di un uomo che avrebbe potuto anche godersi i soldi che può avergli lasciato il padre e che invece sta sacrificando la sua famiglia per provare a raccontare la verità. Una scelta che lui mi ha spiegato e a cui io credo. Le polemiche mi scivolano addosso”.
“Massimo Ciancimino poteva avere una vita anonima, prima di parlare con la giustizia era rispettato dalla high society di Palermo che lo ossequiava. Ora le stesse persone si voltano dall’altro lato”, continua Salvatore Borsellino. “La sua è stata una scelta pesante. Lui l’ha fatta per far sì che un giorno a suo figlio non pesi il suo cognome come invece è pesato a lui a causa di suo padre. E Ciancimino paga anche le conseguenze della sua scelta, visto che riceve una serie continua di minacce e intimidazioni. Senza contare che anche la sua vita privata sta subendo dei contraccolpi molto pesanti”.
Sul processo in corso a Palermo, Salvatore Borsellino dichiara che si tratta di un “processo fondamentale per stabilire i reali motivi della morte di mio fratello. Io sono convinto che ci siano pezzi deviati dello Stato che continuano a premere affinché questo processo non si faccia. Le polemiche sull’abbraccio sono un altro modo per attaccare chi difende questo processo. Anzi, senza Ciancimino questo processo non avrebbe potuto nemmeno essere messo in piedi. E quindi perché non dovrei esprimere solidarietà? Tutti potrebbero venire in via D’Amelio, perché lui no?”
Salvatore Borsellino entra nel merito anche dell’offerta fatta da Ciancimino al suo Movimento delle Agende Rosse: “Hanno voluto fare polemica anche su questo… Si tratta di una donazione anonima di 300 euro, tra l’altro molto piùbassa di tante altre donazioni che sono riuscite a restare anonime di privati cittadini. Il nostro movimento si autotassa per organizzare queste manifestazioni e se abbiamo bisogno di chiedere all’opinione pubblica una sottoscrizione non significa che ci facciamo finanziare dalla mafia. Tanto più che Massimo Ciancimino non è mai stato condannato per mafia”. E conclude: “Credo che se nonostante tutte le conseguenze e le minacce Massimo Ciancimino non si è ancora tirato indietro sia merito anche della vicinanza umana che gli ho manifestato e continuerò a manifestargli”.
Ciancimino ha scritto sul proprio profilo Facebook a proposito della scelta a cui ha fatto riferimento Salvatore Borsellino: “Sono orgoglioso della mia scelta, mi sarei potuto comprare tante belle cose, vivere tranquillo lontano da tutto, una solo cosa non avrei mai potuto comprare, la dignità, la dignità che ogni padre dovrebbe avere come unico vero lascito per il proprio figlio”.

