Si spengono i riflettori anche su questa sessantacinquesima edizione del Festival di Sanremo e, come ogni anno, le polemiche non accennano a quietarsi: “Grande amore” non doveva vincere; anzi no, era il pezzo migliore; ma Nek è stato molto più bravo! Però sai che figurone i tre tenori all’Eurofestival? E così via dicendo…
Da parte nostra, rivolgiamo ai giovani interpreti i migliori complimenti, che naturalmente non ci esimono dallo scandagliare il brano che hanno presentato al Festival con gli strumenti dell’analisi linguistica, con l’aiuto dei software sviluppati dall’ItaliaNLP Lab dell’Istituto di Linguistica Computazionale “Antonio Zampolli”, alla ricerca dei meccanismi che l’hanno portato sul gradino più alto del podio di questa edizione.
Il testo di “Grande amore” sgorga dalla penna di uno che di tormentoni qualcosa ne capisce: si tratta di quel Francesco Boccia autore e interprete dell’indimenticabile (e non è detto che sia una buona cosa) “Turuturu”, terzo posto della categoria giovani nel 2001.
Il punto di maggiore forza del testo è sicuramente la struttura sintattica, talmente semplice da poter essere definita impalpabile: le 19 frasi che lo compongono, infatti, totalizzano ben 75,3 punti sull’indice di leggibilità Gulpease, rendendolo il brano con la leggibilità di gran lunga più alta tra i vincitori degli ultimi dieci anni di Sanremo (fatta eccezione per “Colpo di Fulmine”, scritto da Gianna Nannini per Di Tonno e Ponce e vincitore dell’edizione 2008 che, essendo un duetto, ottiene punteggi di leggibilità “drogati”).
















