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“Sbloccare i 440 alloggi fermi a Milano”: parte la mobilitazione delle Cooperative con Cisl e Acli

Dopo l’assemblea di giugno e in assenza di risposte risolutive dall’amministrazione, le cooperative convocano i cittadini e aprono il confronto alla città. Cinque iniziative ferme e centinaia di famiglie ancora in attesa: “Non è più possibile aspettare”

“Sbloccare i 440 alloggi fermi a Milano”: parte la mobilitazione delle Cooperative con Cisl e Acli
Immagine presa dal profilo Facebook di Luca Costamagna

440 alloggi, 5 iniziative cooperative ferme, mesi di attesa senza una tempistica certa. Sono i numeri di una situazione che, a distanza di quasi quattro mesi dall’assemblea straordinaria dello scorso giugno, non ha ancora trovato una soluzione. Per questo il Consorzio Cooperative Lavoratori e LUM, in collaborazione con Cisl Milano Metropoli e Acli Milanesi, hanno convocato una nuova assemblea congiunta con i soci delle cinque iniziative e annunciano l’avvio di una mobilitazione pubblica per chiedere lo sblocco dei titoli edilizi e riportare al centro del dibattito cittadino il tema dell’abitare accessibile.

Dei 440 alloggi complessivamente bloccati, 65 sono destinati all’affitto calmierato e 114 all’edilizia convenzionata. Numeri che restituiscono concretamente il valore di questi interventi per una città alle prese con un’emergenza abitativa sempre più evidente: le condizioni economiche previste partono da 2.750 euro al metro quadro per l’edilizia convenzionata agevolata, fino a un massimo di 3.900 euro al metro quadro per l’edilizia libera, mentre per gli alloggi in affitto calmierato il canone previsto è di 100-110 euro al metro quadro all’anno, che significa, ad esempio, un bilocale nuovo a circa 500-600 euro al mese.

Si tratta quindi di abitazioni pensate per rispondere concretamente alla domanda di casa di famiglie, lavoratori e cittadini che vogliono continuare a vivere a Milano, con condizioni economiche definite e accessibili già in fase di progettazione. È proprio questo il valore che oggi rischia di rimanere completamente stabile.

L’assemblea ha quindi voluto rappresentare l’ultimo momento di confronto prima dell’avvio della mobilitazione, richiesta dagli stessi soci che da mesi attendono risposte sul futuro delle proprie abitazioni. All’incontro era presente anche l’assessora alla Rigenerazione Urbana e vicesindaca Anna Scavuzzo, che è stata invitata anche in questa occasione a partecipare all’assemblea. Da allora, però, la situazione non si è sbloccata.

“A giugno avevamo chiesto chiarezza e tempi certi. Oggi, dopo mesi di attesa abbiamo visto passi avanti ma non ancora i risultati attesi – sottolinea Alessandro Maggioni, presidente di CCL. I numeri raccontano una realtà precisa: 440 alloggi i cui cantieri ancora non si avviano, centinaia di persone che non possono dare seguito ai propri progetti di vita e cooperative che non possono programmare il proprio futuro. Abbiamo continuato e continueremo a dialogare e a collaborare con l’Amministrazione, ma non possiamo più limitarci ad aspettare. Per questo, insieme ai soci, abbiamo deciso di avviare una civile mobilitazione pubblica. Vogliamo che questa vicenda esca dai soli tavoli amministrativi e diventi una questione di tutta la città.

Al centro della mobilitazione ci sono quindi le persone e le loro storie. Perché dietro ai 440 alloggi ci sono famiglie che hanno investito risparmi, assunto impegni economici e costruito progetti di vita sulla possibilità di entrare nella propria casa. Ogni mese di attesa significa per loro nuovi costi, nuove incertezze e l’impossibilità di programmare il proprio futuro.

Tra questi c’è Augusto, socio della Cooperativa Lambrate, che aveva aderito all’intervento di via Treves nel settembre 2022, programmando il trasferimento nella nuova abitazione per il settembre 2025, in coincidenza con la scadenza del contratto di locazione. “Ho aderito alla cooperativa con un progetto di vita preciso, prevedendo di entrare nella nuova casa nel 2025. Quando la scadenza della mia locazione si è avvicinata e ho capito che l’intervento non sarebbe partito, sono stato costretto ad acquistare in tutta fretta un’altra casa sul mercato, in un momento di prezzi in forte crescita. Il ritardo ha quindi cambiato concretamente le mie prospettive di vita e prodotto un danno economico oggettivo importante. Credo che di questo qualcuno debba essere responsabile.

Anche per Roberto, 57 anni, socio dell’intervento di via Taggia, la casa in cooperativa rappresentava una scelta pensata per il futuro della propria famiglia. Ha aderito sei anni fa prenotando due bilocali per i suoi figli, oggi di 18 e 20 anni. “Quando ho scelto la cooperativa pensavo di garantire ai miei figli una casa e la possibilità di iniziare la loro vita in autonomia. Sono passati sei anni e tutto è ancora fermo. Nel frattempo, ci sono famiglie che hanno visto crescere i propri figli, sono nate nuove esigenze e necessità, ma la casa che avevano scelto non è ancora arrivata. Quello che faccio fatica a comprendere è che non si tenga conto del valore di questi progetti: le case cooperative non nascono per speculare, ma per dare una risposta concreta ai soci e alle loro famiglie. Mi rivolgo all’Amministrazione: guardate dentro questi progetti e dentro la storia della cooperazione milanese. Fermare proprio queste case significa lasciare senza risposta famiglie che da anni hanno scelto di investire il proprio futuro in una casa accessibile”.

Giovanni Abimelech, Segretario Generale CISL Milano si aggiunge a questo forte messaggio: “A Milano la casa è diventata un lusso: i lavoratori che ogni giorno la fanno funzionare, dai tranvieri agli infermieri, dagli insegnanti agli addetti dei servizi, non possono più permettersi di viverci. Una città che espelle chi la tiene in piedi è una città più ingiusta e alla lunga anche più fragile. Tante famiglie poi hanno già acquistato la loro casa, impegnando i risparmi di una vita, e aspettano da mesi perché i cantieri sono bloccati. Il lavoro dei giudici va rispettato e la legalità non è in discussione, ma chi ha agito in buona fede non può pagare il prezzo dello stallo. Nel pieno rispetto della legge va trovato al più presto un sistema per fare ripartire l’edilizia e consegnare le abitazioni a chi ne ha diritto. Vanno poi salvaguardate le esperienze di edilizia cooperativa, come quella del CCL che costruisce case ben fatte a costi accessibili per le persone che lavorano. È la dimostrazione che un altro modo di abitare Milano è possibile. Lasciare fermi questi progetti significa privare la città di uno degli strumenti più efficaci per garantire il diritto alla casa”.

Anche Delfina Colombo, presidente Acli Milanesi sottolinea che “Lo stallo dell’edilizia cooperativa e più in generale la difficile situazione che sta vivendo l’urbanistica a Milano non è solo una questione privata, ma una ferita aperta per l’intera comunità cittadina. Un’inquietudine condivisa anche dalle ACLI Milanesi, che appoggiano con convinzione le iniziative a sostegno delle numerose famiglie che ancora oggi attendono lo sblocco dei lavori delle loro case e che si trovano in una situazione di forte disagio. L’imminenza delle elezioni comunali deve servire a tutti i candidati e alle forze politiche per precisare, in termini realistici e al contempo di prospettiva, una vera progettualità sul tema dell’abitare, sui suoi costi e sulla sostenibilità ambientale, così da progettare la Milano del domani”.

Gli alloggi delle cinque iniziative rappresentano una risposta concreta al bisogno di abitare a costi alla portata di tutti. Milano ha bisogno di nuove abitazioni accessibili. Le cooperative sono pronte a realizzarle. È necessario creare le condizioni perché possano finalmente partire.