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Candida Livatino: “La scrittura può rivelare sofferenze e segnali d’allarme. La grafologia anche per prevenire la violenza”. L’INTERVISTA

La nota grafologa presenta il suo nuovo libro “Grafologia e psicopatologie”, un viaggio tra le scritture di autori di gravi delitti, disturbi psicologici e comportamenti violenti

Candida Livatino: “La scrittura può rivelare sofferenze e segnali d’allarme. La grafologia anche per prevenire la violenza”. L’INTERVISTA
(didascalia: Carmelo Abbate e Candida Livatino)

Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell’associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.

Cosa può raccontare la scrittura della personalità di un individuo? E quali tracce possono lasciare sulla pagina i disturbi psicologici, i traumi e i comportamenti violenti? Sono alcune delle domande al centro di “Grafologia e psicopatologie“, il nuovo libro di Candida Livatino, tra le grafologhe più conosciute in Italia. Dopo aver esplorato il rapporto tra grafologia e criminologia, l’autrice approfondisce il possibile legame tra caratteristiche della scrittura e differenti forme di disagio psichico, attraverso l’analisi di casi criminali e di persone con disturbi diagnosticati. Un percorso che affronta anche temi di grande attualità, dalla violenza domestica ai femminicidi, fino allo stalking e al bullismo. Con una particolare attenzione alla prevenzione e ai segnali che, secondo Livatino, potrebbero aiutare a riconoscere situazioni potenzialmente pericolose. Un approccio che resta oggetto di dibattito scientifico, soprattutto quando alla grafologia vengono attribuite capacità diagnostiche o predittive.

È appena uscito il suo nuovo libro, “Grafologia e psicopatologie”. Quali temi affronta e da dove nasce l’idea di approfondire il rapporto tra scrittura e disturbi psichici?
Nel mio precedente libro avevo affrontato il tema del rapporto fra grafologia e criminologia, di come certe devianze potevano essere individuate attraverso l’analisi grafologica degli scritti di persone che avevano commesso efferati delitti. “Grafologia e psicopatologie” ne rappresenta la naturale evoluzione, in quanto vengono particolarmente approfondite le caratteristiche di diverse patologie psichiche. Non sono una psichiatra e quindi le fonti alle quali mi sono rivolta sono trattati e pubblicazioni che analizzano questi disturbi della mente con competenza e rigore scientifico. Le diverse forme di devianza psicopatologica si riflettono nella scrittura di coloro che sono arrivati ad uccidere uno o più persone. Individuarle nei diversi segni grafologici è il lavoro che ho cercato di fare, analizzando le scritture di persone le cui patologie sono state diagnosticate e prendendo ad esempio la grafia di una di esse.

Nel libro prende in esame anche le scritture di persone che hanno commesso delitti particolarmente efferati. Che cosa emerge dalla loro analisi grafologica?
Attraverso l’analisi della scrittura cerco di far entrare il lettore nella loro mente, per capire cosa può averli portati a comportamenti così aberranti. I segni grafologici che trovo nelle loro scritture rivelano il caos che avevano dentro, la perdita di ogni freno inibitore, quasi sempre l’incapacità di pentirsi di quanto hanno fatto. Ma trovo anche sofferenze, rifiuti, traumi, spesso vissuti in giovane età. 

Non soltanto autori di gravi delitti: nel libro affronta anche altre forme di disagio psicologico e comportamenti come lo stalking e il bullismo. Quali aspetti ha voluto approfondire?
Sì, ci sono anche le scritture di personaggi con disturbi depressivi (come Annamaria Franzoni) e un capitolo è dedicato a forme di violenza meno cruente, quella verbale e quella psicologica. Vengono analizzate anche le grafie di persone responsabili di comportamenti come lo stalking e il bullismo, fenomeni che andrebbero individuati in tempo al fine di evitare derive più dolorose.

Un tema centrale del libro è quello della prevenzione, soprattutto rispetto alla violenza domestica e ai femminicidi. In che modo, secondo lei, l’analisi della scrittura potrebbe contribuire a riconoscere alcuni segnali d’allarme?
È un fenomeno sempre più frequente, quasi che ci sia un effetto imitativo, che riguarda persone di età, ceto sociale e livello culturale diversi. Ancor più preoccupante è il fatto che il più delle volte non si tratta di un gesto di rabbia del momento, di un raptus improvviso, ma è l’atto finale di un processo maturato nel tempo, all’origine caratterizzato da comportamenti non percepiti come pericolosi. È proprio questo l’ambito nel quale il contributo dell’analisi grafologica può essere utile, addirittura determinante. Cogliere nello scritto del marito o del compagno determinati segni grafologici può costituire un primo campanello d’allarme, predisporre ad una maggiore attenzione ad alcuni segnali comportamentali, monitorare l’evoluzione di quelle forme di prevaricazione sulle quali molte donne sono portate a transigere. Mi si dirà: “Ma come può interpretare i segni grafologici una donna che non ha competenze specifiche?”. In realtà molti dei segni che evidenzio nel libro sono facilmente identificabili anche da un occhio non esperto. Ripeto, sono solo un indicatore che necessita di riscontri oggettivi e, magari, non porta a epiloghi tragici.