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“Un’enorme agenzia viaggi criminale. Così funziona il traffico di migranti”

“Un’enorme agenzia viaggi criminale. Così funziona il traffico di migranti”
INTERVISTA/ “Non è mica come la mafia italiana. Nell’organizzazione criminale che gestisce il traffico di migranti non ci sono clan. Si passano i clienti tra loro, sono come una grande agenzia di viaggi criminale”. Andrea Di Nicola, criminologo dell’Università di Trento, è uno dei massimi esperti di migrazione clandestina. Ha recentemente pubblicato con Chiarelettere “Confessioni di un trafficante di uomini” insieme a Giampaolo Musumeci. In un’intervista ad Affaritaliani.it spiega come funziona la rete

di Lorenzo Lamperti
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@LorenzoLamperti

“Non è mica come la mafia italiana. Nell’organizzazione criminale che gestisce il traffico di migranti non ci sono clan. Si passano i clienti tra loro, sono come una grande agenzia di viaggi criminale”. Andrea Di Nicola, criminologo dell’Università di Trento, è uno dei massimi esperti di migrazione clandestina. Ha recentemente pubblicato con Chiarelettere “Confessioni di un trafficante di uomini” insieme a Giampaolo Musumeci. In un’intervista ad Affaritaliani.it spiega come funziona la rete.

Confessioni di un trafficante di uomini Di Nicola Musumeci
 

Andrea Di Nicola, come si può risolvere il problema dei trafficanti di uomini?

Noi abbiamo tratteggiato una strategia composta da 15 mosse anti smuggling che deriva dall’esperienza fatta sul campo. Una strategia che si basa su tre pilastri: repressione, prevenzione e protezione. Se non si fanno tutte queste cose insieme e se non si costruiscono corridoi umanitari il problema non si risolve. Non è che se si interviene e gettiamo una colata di lava sulla Libia il problema è risolto perché i trafficanti si spostano e ce ne sono molti in Egitto o in Turchia.

Come si fermano gli scafisti?

Non possiamo avere una visione miope. Il traffico è un sistema complesso fatto di reti organizzate nelle quali lo scafista è solo l’ultimo anello della catena. Rappresenta ciò che rappresenta il pusher nel mercato della droga. Così come il pusher non è uguale al boss di cocaina che rimane in Colombia allo stesso modo lo scafista non è uguale al boss che organizza la tratta e che sta al sicuro. Noi ne abbiamo incontrati diversi per la stesura del nostro libro e loro dicono frasi del tipo: “La legislazione europea costruisce le mia opportunità, la fortezza Ue è un bene perché io alzo i prezzi” oppure “svendo sogni, sono come Mosé”.

Quanto è radicata la rete del traffico?

E’ molto radicata. Loro stessi ci hanno detto: “Non è mica come la mafia italiana. Noi collaboriamo tra di noi”. Si passano i clienti tra di loro, sono come una grande agenzia di viaggi criminale. Se tagli una rete e prendi un boss il sistema si ristruttura e prende una nuova rotta. E’ un’organizzazione che vive con opportunismo le debolezze istituzionali dei paesi europei. E’ miope pensare che con un blocco navale si ferma tutto quanto perché questi passano attraverso un altro Stato.

Gli arrivi sono gestiti anche con altri mezzi al di fuori dei barconi?

Certamente. Nel libro “Confessioni di un trafficante di uomini” facciamo l’esempio di un pakistano che abbiamo incontrato in Italia e che tuttora è a piede libero che fa arrivare 600-700 persone ogni anno tramite aereo.

E come si può riuscire a fare una cosa del genere?

Si corrompe un imprenditore agricolo e si fanno arrivare persone con permesso di soggiorno stagionale. In tanti, 60 mila all’anno, poi arrivano sotto i camion dai Balcani. Noi abbiamo alzato tristemente il riflettore sul Mediterraneo a causa delle continue tragedia ma rischiamo di non essere razionali. Quello del Mediterraneo non è un problema emergenziale perché i trafficanti che abbiamo conosciuto lavorano da 15 anni e anche di più.

L’approccio dell’Italia al tema è giusto o sbagliato?

L’Italia è in prima linea e con Mare Nostrum abbiamo provato a fare qualcosa. Ma il problema è che troppo spesso i nostri politici trattano il tema pensando a come guadagnare voti. L’interesse più alto dovrebbe essere quello di salvare vite, fare la cosa giusta, distruggere queste reti. Invece si parla dell’argomento dicendo che c’è un’emergenza invasione, che arrivano i terroristi… Purtroppo è un approccio comune in tutta Europa. Invece bisogna sottolineare con forza che queste persone gravemente sfruttate stanno scappando da delle guerre, sono dei richiedenti asilo e hanno il diritto di entrare in Europa. O cambiamo le costituzioni europee oppure non si può continuare a fare finta di niente.

Esiste davvero un rischio terrorismo legato ai barconi?

I terroristi non viaggiano con i barconi. E’ ovvio che l’Isis lo scriva su internet per alimentare la nostra paura, è comunicazione del terrore. Ma come si può pensare che mandino davvero i terroristi coi barconi quando c’è la possibilità uno su due che possano morire? E’ come una roulette russa. No, i terroristi arrivano in aereo con un passaporto falso.

L’Europa potrebbe fare di più per fermare il traffico?

Bisogna andare alla radice del problema. A una forte organizzazione criminale bisogna rispondere con una forte organizzazione istituzionale. Come c’è fiducia tra criminali ci vuole fiducia tra i paesi. Servono politici lungimiranti. I punti discussi in questi giorni dall’Ue vanno nella direzione giusta ma sono concentrati solo sulla repressione e sul controllo. E’ come dire che controllando i pusher faccio fermare le coltivazioni di droga in Colombia. Per riuscire a fare qualcosa devo recuperare il tossicodipendente sulla strada ma anche sradicare la coltivazione. Il blocco alla Libia è una cosa assurda. C’è chi ci marcia ma ora è venuto il momento di dire basta e affrontare seriamente il problema.

LA SCHEDA DEL LIBRO “CONFESSIONI DI UN TRAFFICANTE DI UOMINI” (CHIARELETTERE)

Per la prima volta parlano gli uomini che controllano il traffico dei migranti. Un sistema criminale che gli autori di questo libro hanno potuto raccontare dopo aver percorso le principali vie dell’immigrazione clandestina, dall’Europa dell’Est fino ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ecco cosa si muove dietro la massa di disperati che riempiono le pagine dei giornali. Una montagna di soldi, un network flessibile e refrattario alle più sofisticate investigazioni. La testimonianza dei protagonisti conduce dentro un mondo parallelo che nessuno conosce. Ora finalmente possiamo vedere in presa diretta la più spietata agenzia di viaggi del pianeta.

Andrea Di Nicola insegna Criminologia all’Università di Trento. Da anni conduce ricerche sulle migrazioni clandestine organizzate e sulla tratta di persone a scopo di sfruttamento.

Giampaolo Musumeci, giornalista, fotografo e videoreporter, si occupa di conflitti, immigrazione e questioni africane per radio, tv e giornali italiani e internazionali.

Come spuntare le armi ai trafficanti di migranti e di richiedenti asilo in 15 mosse

Repressione

1. Reati di smuggling severi e uniformi in tutti gli Stati UE.

2. Potenziare le attività di Eurojust (il pubblico ministero UE) in materia di “smuggling e illegal immigration” e creare team specializzati in ogni Stato Membro.

3. Banche dati anti-traffico.

4. Collaborazione di polizia e di giustizia internazionali mirate e potenziate con stati “ponte”

5. Lotta agli intermediari criminali e alla corruzione negli Stati ponte

6. Lotta ai trafficanti 2.0.

Prevenzione

7. Realizzazione di una politica migratoria comune a livello UE con centri di gestione delle pratiche nei paesi di origine dei flussi

8. Corridoi umanitari

9. Attacco ai fattori che alimentano la domanda di traffico

10. Chiudere le falle

11. Follow the money

12. Occhio ai documenti falsi

Soccorso, assistenza, protezione dei migranti

13. Un Mare un po’ meno Nostrum e un po’ più europeo

14. Assistenza e protezione

In conclusione: anticipare i criminali

15. Prevedere le rotte future e le nuove mosse dei trafficanti, anche attraverso intelligence geostrategica

Fonte: ecrime