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Cronache
Staminali spalla

«Un attacco alle regole» della ricerca medica, un precedente «unico nel mondo occidentale» che rischia di varcare «il confine tra desiderio di offrire nuove cure e inganno verso chi soffre». La nuova, pesante accusa all'Italia in merito al decreto Balduzzi sulle cure con staminali ottenute con metodo Stamina approvato dal Senato (e in attesa di approvazione alla Camera) è pubblicata su Embo Journal, rivista del gruppo Nature, e porta la firma di 13 scienziati big mondiali della ricerca sulle staminali. Gli italiani Paolo Bianco, Elena Cattaneo e Michele De Luca, insieme a dieci colleghi di Germania, Paesi Bassi, Usa e Gb, tornano a lanciare l'allarme sul decreto e invocano l'aiuto dell'Unione Europea: «L'agenzia dei medicinali Ema e l'Unione europea - scrivono - dovrebbero analizzare attentamente e monitorare il caso italiano. E intervenire, se il Parlamento italiano violasse le regole europee e classificasse iniezioni di cellule come trapianti, sottraendole al controllo dell'Agenzia italiana del farmaco».

Il commento, sette pagine pubblicate online con il titolo "Regole sulle terapie a base di staminali sotto attacco in Europa: per chi suona la campana" è la sesta presa di posizione della comunità scientifica mondiale sulle misure attuate dall'Italia sull'onda del caso Stamina. Nell'ultimo mese e mezzo dure critiche sono infatti arrivate per due volte dalla rivista Nature, altrettante dal premio Nobel per la Medicina Shinya Yamanaka, e una dal network Eurostemcell. Ora è la volta dell'Embo Journal che riassume i contenuti dell'articolo anche in una nota indirizzata alla stampa internazionale. «Il Parlamento italiano - recita l'antefatto che apre il commento - sta discutendo una nuova legge che renderebbe legale praticare negli ospedali pubblici un trattamento senza prove a base di cellule staminali, offerto da un'organizzazione privata non medica». Ma «solo regole rigorose - avvertono gli studiosi - possono assicurare il trasferimento della scienza in terapie efficaci piuttosto che in prodotti commerciali inefficaci, e allo stesso tempo marcare la sottile linea di confine tra la lotta per nuove terapie e il raggiro dei pazienti». 

L'esistenza di terapie a base di staminali senza prova né autorizzazione non è un fatto nuovo, spiegano gli scienziati. «Ciò che è nuovo - precisano - è che un governo supporti simili trattamenti in Paesi in cui le regole imposte dalle autorità regolatorie sono riuscite a proteggere i pazienti da gravi rischi». «Il caso italiano - ricordano gli autori - segue due episodi simili negli Stati Uniti e uno in Germania (dove un paziente è morto), bloccati da autorevoli enti regolatori. In un caso, la persona che proponeva il trattamento è stata arrestata». Tuttavia «il caso italiano è il primo in cui, di fatto, terapie staminali senza prova possono essere somministrate legalmente, benché stoppate dalle autorità competenti». Quello italiano, incalzano i 13 studiosi, «è il primo caso in cui trattamenti con staminali senza prova vengono ufficialmente riconosciuti» e impiegati in via compassionevole «nell'ambito del Servizio sanitario nazionale» pur «senza essere stati testati in rigorosi trial clinici», ma essendo «basati solo su evidenze precliniche deboli e discusse. Questo rende il caso italiano unico e fonte di preoccupazione globale», in quanto «primo caso nel mondo occidentale in cui si apre una breccia nella barriera innalzata dalle autorità regolatorie» proprio con lo scopo di «proteggere i pazienti da possibili frodi». 

Al contrario, «nelle vicenda italiana i pazienti vengono indotti a credere che le regole», quelle stesse nate per difenderli, «sono contro il loro interesse» come pure lo è «la prudenza di scienziati e medici». «Trattamenti a base di cellule staminali senza razionale scientifico e non verificati, basati su metodi che non sono validati o scientificamente documentati - afferma Elena Cattaneo, direttore del Centro ricerca staminali dell'università degli Studi di Milano - non dovrebbero arrivare sui pazienti. Evitare che accada è una responsabilità specifica delle autorità sanitarie e dei governi di tutto il mondo, ai quali spetta il compito di assicurarsi che non si abusi della speranza e della fiducia dei pazienti». Invece, «infrangere le regole mina la tutela dei malati - accusano gli scienziati - e spiana la strada ad avventurieri» interessati a fare business. Non solo: «Disgrega i sistemi sanitari pubblici, distrugge gli sforzi fatti per tradurre la scienza in medicina e porta a sprecare i fondi destinati alla sanità».

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