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Scisma lefebvriano, il Vaticano scomunica sei vescovi dopo lo strappo di Ecône. Ecco il documento ufficiale

Il Dicastero per la Dottrina della Fede dichiara la scomunica latae sententiae per i due consacranti e i quattro nuovi vescovi ordinati a Ecône senza mandato pontificio. Scomunicati anche i fedeli laici che aderiscono formalmente alla Fraternità San Pio X

Scisma lefebvriano, il Vaticano scomunica sei vescovi dopo lo strappo di Ecône. Ecco il documento ufficiale
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Scisma lefebvriano, il Vaticano scomunica sei vescovi ma lascia una porta aperta: “La Chiesa accoglierà con affetto chi vuole tornare”.

Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha dichiarato la scomunica latae sententiae per i due vescovi consacranti e i quattro nuovi presuli ordinati mercoledì a Ecône dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X. Il provvedimento, firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández, arriva a un solo giorno dalle consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio e contro la volontà esplicita di Papa Leone XIV. Secondo il decreto, il vescovo Alfonso de Galarreta, consacrante principale, e i quattro nuovi vescovi — Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier — sono incorsi “ipso facto” nelle pene previste dai canoni 1387 e 1364 § 1 del Codice di Diritto Canonico. Anche il vescovo Bernard Fellay, co-consacrante, è stato dichiarato scomunicato per aver “aderito pubblicamente all’atto scismatico”. È quanto si legge nel documento firmato dal cardinale Fernández.

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“Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 § 1 CIC 2021. Dichiaro dunque a tutti gli effetti giuridici che sia il suddetto Vescovo Alfonso de Galarreta sia Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier sono incorsi ipso facto nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica”, si legge nel documento. E ancora, “dichiaro inoltre che il Vescovo Bernard Fellay, avendo partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come conconsacrante, avendo così aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica latae sententiae prevista dal can. 1364 § 1 CIC 2021. Si ammoniscono i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae”.

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Al decreto è allegata una Nota esplicativa dello stesso Dicastero, che ricostruisce i tentativi di dialogo con la Fraternità e chiarisce la posizione di sacerdoti e fedeli laici: “Dai tempi di San Paolo VI fino agli ultimi colloqui, svoltisi recentemente presso questo Dicastero, i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da Mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani. Tale situazione si è ulteriormente aggravata a causa delle recenti consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre, in aperta violazione del diritto canonico”, si legge. “Pertanto, questo Dicastero, nel fedele esercizio delle funzioni ad esso affidate, ritiene necessario rilevare che tale atto ha configurato il delitto di scisma, con le conseguenze canoniche per i ministri sacri e per i fedeli laici coinvolti. Infatti, come già dichiarato nel 1988, ‘tale disobbedienza – che porta con sé un rifiuto pratico del Primato romano – costituisce un atto scismatico’”, prosegue il documento.

Le conseguenze

Il documento del Dicastero stabilisce tre punti principali. Anzitutto, tutti i sacerdoti e i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X vengono considerati a tutti gli effetti scismatici, e dunque soggetti alla scomunica prevista dal canone 1364 § 1, richiamando sia la lettera Ecclesia Dei del 1988 sia la Nota del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996. In secondo luogo, il Dicastero estende la qualifica di scismatici e scomunicati anche ai fedeli laici, ma solo a chi aderisce formalmente alla Fraternità, secondo i criteri già fissati nel documento del 1996, che Roma dichiara ancora pienamente valido e fa proprio. Infine, il testo avverte i fedeli che i sacramenti amministrati dai ministri della Fraternità sono illeciti, e in particolare che confessioni e matrimoni celebrati dai suoi sacerdoti non hanno validità canonica.

Il documento si chiude con un doppio messaggio: da un lato la Chiesa si dice pronta ad accogliere “con sincero affetto” chi vorrà tornare alla piena comunione, affidando ai Nunzi Apostolici il compito di definire le procedure caso per caso; dall’altro rivolge un appello a tutti i fedeli affinché restino uniti al Papa e ai vescovi in comunione con lui, evitando di partecipare a messe e iniziative organizzate dalla Fraternità.