Sulla scuola il premier Matteo Renzi non molla e attacca: assunzioni solo con la riforma. “100 mila persone in più, più soldi per gli insegnanti, il merito nella valutazione e una diversa organizzazione basata sull’autonomia. I governi che ci hanno preceduto hanno tagliato, noi mettiamo più soldi. Tanti. Perché per noi investire nella scuola é investire nel futuro. Chi è contrario cerca di bloccare la riforma in Parlamento con migliaia di emendamenti, per impedirne l’approvazione, salvo poi accusare il governo di non voler fare le assunzioni. Non siamo noi che vogliamo fermarci, ma le assunzioni hanno senso solo se cambiamo la scuola, se c’è un nuovo modello organizzative”, ha scritto nella sua eNews, la newsletter mensile.
In un comunicato sindacale unitario, invece Cgil, Cisl e Uil chiedono che “alla vigilia della ripresa della discussione parlamentare, il Governo, dando seguito agli impegni assunti, ci convochi per aprire in tempi rapidissimi un confronto vero con le rappresentanze sociali, garantendo comunque subito le assunzioni tramite decreto”.”L’iter parlamentare del DDL Buona Scuola – spiega la nota dei tre leader sindacali – e’ caratterizzato da incertezze e criticita’ rispetto all’obiettivo piu’ volte dichiarato dal Governo di approvare in tempi rapidi il progetto di riforma. Tali criticita’ sono il segno che l’ascolto reale del mondo della scuola non si e’ mai realizzato anche a fronte delle grandi mobilitazioni e proteste che hanno segnato gli ultimi mesi, a partire dallo sciopero del 5 maggio scorso. Il prezzo di tale atteggiamento dell’Esecutivo puo’ essere altissimo per tutti quei precari che attendono la stabilizzazione del posto di lavoro e per il mondo della scuola – studenti, insegnanti, dirigenti e personale Ata – che attende un’inversione di tendenza rispetto alle politiche messe in campo negli ultimi anni che hanno considerato l’istruzione un costo da tagliare piu’ che una grande rete pubblica da valorizzare”.
“Anche l’impegno, assunto dal Governo il 12 maggio scorso, di avviare un confronto costruttivo con le rappresentanze sindacali per modificare i punti critici del testo di legge – prosegue il comunicato unitario dei leader sindacali – si e’ risolto in un nulla di fatto. Ascolto e confronto presuppongono la disponibilita’ a determinare cambiamenti, disponibilita’ che non abbiamo mai riscontrato fino ad oggi nell’Esecutivo”. “La scuola pubblica, come ci ricorda Calamandrei, e’ ‘organo costituzionale’ ed ‘espressione di unita’, di coesione e di uguaglianza civica’: non puo’ diventare strumento di battaglie politiche che poco hanno a che fare con il merito delle questioni: su questo terreno, non ci sono vincitori ne’ vinti. Noi vogliamo – conclude il comunicato – che vinca la scuola, auspichiamo lo voglia anche chi ha la responsabilita’ di guidare il paese”.

