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Siccità al Nord, quali regioni rischiano restrizioni sull’acqua

Po e affluenti in sofferenza. Piemonte e Delta sono le aree più esposte a limitazioni dei prelievi di acqua

Siccità al Nord, quali regioni rischiano restrizioni sull’acqua

Il bacino del Po resta in condizioni di severità idrica, con portate ridotte e difficoltà per agricoltura, fiumi e Delta. Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto sono le regioni da osservare per eventuali limiti ai prelievi. Le previsioni meteo per i prossimi giorni non lasciano ben sperare.

Siccità Nord Italia: Po in calo e riserve sotto pressione

Le piogge cadute all’inizio di luglio non sono state sufficienti a migliorare in modo stabile la disponibilità d’acqua nel Distretto del Po. L’Autorità di bacino ha confermato una situazione critica per i corsi d’acqua e per l’agricoltura del Piemonte, oltre a difficoltà crescenti nel Delta.

Secondo l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, le portate restano basse in diversi tratti del fiume e dei suoi affluenti. L’acqua disponibile deve essere distribuita tra irrigazione, produzione energetica, usi industriali, acquedotti e tutela degli ecosistemi.

ISPRA aggiorna lo stato di severità idrica nazionale sulla base delle valutazioni delle Autorità distrettuali. L’ultimo quadro disponibile, aggiornato all’11 luglio 2026, conferma che le condizioni possono cambiare rapidamente in base alle precipitazioni, alle temperature e ai consumi.

Siccità Nord Italia: Le regioni maggiormente esposte

Il Piemonte presenta difficoltà nei corsi d’acqua e nel comparto agricolo. Le temperature elevate aumentano la richiesta irrigua proprio mentre le portate diminuiscono. Le coltivazioni più esigenti possono subire riduzioni delle rese qualora i consorzi debbano contingentare le distribuzioni.

In Lombardia la situazione riguarda il sistema dei laghi, i canali irrigui e le portate del Po. Gli invasi alpini possono fornire un sostegno temporaneo, ma i rilasci devono essere gestiti per evitare di esaurire le riserve prima della fine dell’estate.

Emilia-Romagna e Veneto sono esposte soprattutto nelle aree prossime al Delta. La scarsa spinta del fiume favorisce la risalita dell’acqua marina. L’intrusione salina è arrivata fino a circa 25 chilometri dalla foce, rendendo l’acqua inadatta all’irrigazione in alcuni punti e aumentando il rischio per le colture.

Anche Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia devono monitorare ghiacciai, bacini montani e corsi d’acqua. Le condizioni non sono però uniformi e possono variare tra province confinanti.

Siccità Nord Italia: quali restrizioni possono essere introdotte

Le prime misure riguardano generalmente i prelievi agricoli. I consorzi possono ridurre i turni di irrigazione, sospendere temporaneamente le derivazioni o concordare rilasci straordinari dagli invasi.

Le limitazioni per le famiglie sono decise dai sindaci o dai gestori locali. Possono vietare il riempimento delle piscine private, il lavaggio delle auto, l’irrigazione dei giardini e l’uso dell’acqua potabile per scopi non essenziali.

Una restrizione in un Comune non comporta automaticamente provvedimenti nell’intera regione. La disponibilità dipende dalle fonti utilizzate dall’acquedotto, dalle perdite della rete e dal livello delle falde.

ANBI ha segnalato fiumi con portate fortemente ridotte e laghi in calo, chiedendo di accelerare i progetti per invasi e infrastrutture idriche. Gli effetti più immediati riguardano l’agricoltura, ma una lunga assenza di pioggia potrebbe estendere le criticità agli usi civili.

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