Ex Ilva, al via al Mimit il tavolo con le imprese dell’indotto. Ipotesi di revisione dell’Aia con una produzione inferiore ai 6 milioni di tonnellate l’anno
Prosegue il confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. Il ministro Adolfo Urso ha convocato oggi il tavolo con le imprese dell’indotto per approfondire le prospettive produttive e industriali dello stabilimento e le ricadute sul sistema economico locale, mentre sullo sfondo resta il nodo della sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha disposto lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni.
Al tavolo, presieduto dal ministro Urso, partecipano il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, il sindaco di Taranto Piero Bitetti (in collegamento da remoto), il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio Giovanni Gugliotti, il presidente della Camera di Commercio Brindisi-Taranto Vincenzo Cesareo, i commissari straordinari di Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, oltre ai rappresentanti dei ministeri dell’Economia, dell’Ambiente e del Lavoro. Presenti anche il presidente di Confindustria Taranto Salvatore Toma e le principali organizzazioni dell’indotto, tra cui AIGI, Confapi Taranto, Casartigiani, CNA Brindisi-Taranto, Confartigianato, AEPI e Conftrasporto.
Parallelamente alla riunione del Mimit, nella mattinata di oggi i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma e Davide Sperti, hanno illustrato il documento unitario sulla vertenza ex Ilva nel corso di una call conference con una delegazione del Partito Democratico guidata dalla segretaria Elly Schlein. I sindacati hanno ribadito la necessità di “un confronto serrato per dare continuità investendo per garantire la tutela occupazionale, salariale e sociale e per realizzare la decarbonizzazione volta a salvaguardare salute e sicurezza”.
La revisione dell’Aia
Dal confronto in corso al Mimit emerge intanto una possibile novità sul fronte produttivo. Secondo fonti presenti al tavolo, i rappresentanti delle imprese appaltatrici e dell’indotto avrebbero colto un’apertura nelle parole del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, che, richiamando il provvedimento della Corte d’Appello di Milano, avrebbe definito eccessivamente ambiziosa l’attuale Autorizzazione integrata ambientale (Aia), che prevede una produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio l’anno. Sulla base di questa valutazione, le imprese avrebbero invitato i commissari straordinari a valutare una nuova Aia calibrata su volumi produttivi inferiori, ritenuti più coerenti con il nuovo scenario delineato dalla magistratura e con la disponibilità manifestata dalla Regione Puglia.
Nel corso del confronto, il ministro Urso avrebbe quindi chiesto al presidente Decaro e al sindaco di Taranto Piero Bitetti di esprimere una “posizione politica chiara” sull’eventuale revisione dell’Aia, così da consentire al Governo di avviare le necessarie verifiche. Sia Decaro sia Bitetti, tuttavia, avrebbero evitato di assumere una posizione nel merito, richiamando il carattere vincolante della decisione della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, che ha stabilito la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni in quanto ritenuta inquinante. Lo stabilimento, del resto, sta già operando con una capacità fortemente ridotta: è attualmente in funzione un solo altoforno sui tre installati e una sola acciaieria sulle due presenti nel sito di Taranto.
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Le novità emerse oggi si inseriscono in un quadro già profondamente modificato dalla decisione della magistratura milanese, che ha cambiato le prospettive della procedura di cessione dell’ex Ilva. Nei giorni scorsi il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, aveva parlato della possibilità di valutare una cordata italiana per il rilancio del gruppo siderurgico, mentre il ministro Urso aveva spiegato che il provvedimento della Corte d’Appello è stato inserito nella data room della gara e che il gruppo Jindal ha già presentato una proposta aggiornata, ora all’esame dei commissari straordinari.

