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Strage rapido 904, assolto Totò Riina

Strage rapido 904, assolto Totò Riina
salvatore riina

Per l’ex Capo dei capi di Cosa nostra finisce una storia lunga 30 anni. Totò Riina è stato infatti assolto dall’accusa di essere il mandante della strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984. Il pm aveva chiesto l’ergastolo.  La sentenza è stata letta dal presidente della corte d’assise di Firenze Ettore Nicotra. Riina, che ha seguito il processo in collegamento video, aveva deciso di non assistere alla lettura della sentenza.

La sentenza sconfessa la tesi dell’accusa secondo cui Riina sarebbe stato il “determinatore” della strage. È così che l’ha definito il pm Angela Pietroiusti durante il processo di primo grado. Il magistrato aveva chiesto concluso “la pena massima dell’ergastolo” per Riina, “non perché non poteva non sapere”, ha spiegato, “perché era a capo dell’ organizzazione, ma perché Riina esercitava questo potere. Solo con la sua autorizzazione è stato fornito l’esplosivo a Calò e solo lui poteva decidere la destinazione dell’esplosivo. Riina è il determinatore, lui dà questo contributo decisivo”. Ma la decisione dei giudici ha preso una strada opposta: Riina è stato assolto.

Per la strage del treno di Natale, fu già condannato il mafioso Pippo Calò, con sentenza definitiva, in concorso con altri due mafiosi, Guido Cercola e Franco Di Agostino, e con l’artificiere tedesco Friedrich Schaudinn. Indagini, successivamente, hanno stabilito anche il coinvolgimento di Totò Riina, da cui il processo in corso che ha portato all’assoluzione.

Prima della strage del Rapido 904 “mai Cosa nostra aveva fatto ricorso ad attentati con modalità terroristiche che non fossero diretti a precisi obiettivi: appartenenti alla cosca avversa, pubblici funzionari, magistrati, servitori dello Stato, esponenti politici”, ha detto il pm Angela Pietroiusti. Uno degli obiettivi era “fare pressione sui propri referenti politici, i Salvo e Salvo Lima, per incidere sull’esito del maxiprocesso. Quello era ciò che più spaventava l’organizzazione, come dimostreranno le stragi del 1993: una volta che diventano definitive le condanne, continua l’attacco per costringere le istituzioni a venire a patti, lo Stato viene sottoposto a gravi ricatti. E’ un attacco frontale allo Stato”. “La strage del Rapido 904 avviene nel 1984 – ha ricordato il pm – quando c’è stato il pentimento di Tommaso Buscetta e ci sono stati i mandati di cattura di Falcone e Borsellino, che stanno istruendo il maxiprocesso”.

Dopo la richiesta del pm ha preso la parola l’avvocato di Totò Riina, Luca Cianferoni: “Non si può consentire che Riina sia il parafulmine dei mali. Invece, da qualche anno a questa parte, Riina è il parafulmine. La formula ‘non poteva non sapere, anzi sapeva’ è da vecchia inquisizione, più che da vecchio rito. A chi fa comodo Riina parafulmine? A chi fa comodo questo processo?”.  “Questo non è fatto siciliano – ha aggiunto – né di mafia, né di politica. Di questo fatto non si capisce la causale. Come per la strage di Bologna. Cosa c’è dietro a questi fatti? Cosa c’è?”. Cianferoni ha parlato anche del processo in corso a Palermo sulla trattativa: “Se Riina avesse fatto la trattativa ora suo figlio sarebbe all’ergastolo? Riina fa la trattativa con i carabinieri per farsi arrestare? Basta non c’è più bisogno di quel tipo di antimafia, ora serve quella vera, quelle delle cooperative. Trattativa? Come disse Fantozzi sulla corazzata Potemkin: una boiata pazzesca”.

 

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