Angelo Frigeri, l’uomo fermato e accusato della strage familiare di Tempio Pausania in Gallura, ha ammesso di aver collaborato materialmente all’omicidio dei coniugi Azzena e del figlio Pietro, di soli 12 anni. La confessione è avvenuta durante gli interrogatori in cui però Frigeri ha spesso cambiato versione, contraddicendosi più volte sia sui luoghi del delitto che sulla partecipazione di altre persone. I pm sono convinti che sabato sera abbia agito sotto l’effetto della cocaina.
L’avvocato di Frigeri rinuncia all’incarico – L’avvocato Giovanni Azzena, del Foro di Tempio, ha rinunciato alla difesa di Angelo Frigeri, fermato ieri per l’omicidio di Giovanni Maria Azzena, della moglie Giulia Zanzani e del figlio dodicenne Pietro, uccisi nella loro abitazione nel centro storico di Tempio Pausania. Sulla decisione del legale (omonimo ma non parente del presunto omicida) avrebbero inciso il fattore emotivo e contrasti sulla linea difensiva. Oggi intanto il pm Angelo Beccu ha presentato richiesta di convalida del fermo con richiesta di custodia cautelare in carcere.
Il capo della Procura di Tempio, Domenico Fiordalisi, rende noto che Frigeri ha formalmente confessato, seppur fornendo versioni parzialmente mutevoli. Il giovane artigiano, oltre ad aver lasciato numerose prove del suo passaggio nella casa del delitto, compresi un paio di jeans sporchi di sangue, aveva in mente di appiccare il fuoco. Progetto successivamente accantonato. Il presunto omicida, la mattina dopo la scoperta della strage, si e’ presentato davanti alla casa di via Villamarina per osservare, mescolandosi alla folla, il lavoro dei carabinieri del Ris. Lo testimonia una foto pubblicata oggi dal quotidiano La Nuova Sardegna.









