Punti chiave
- Iran, Emirati: "Teheran ha lanciato due missili balistici contro il Paese"
- Emirati, rilevata una "minaccia missilistica" diretta contro il Paese
- Iran, Trump: "Nessun contatto con Teheran, resta il blocco navale"
- Iran risponde a Trump: "Correggeremo le sue illusioni su Hormuz"
- Iran, Trump posta la mappa di Hormuz: "Nuovo territorio degli Stati Uniti"
- Teheran: "Hormuz resterà chiuso finché gli Usa non rispetteranno l'accordo"
- Iran, nave colpita durante il transito nello Stretto di Hormuz
- Houthi, attacco a una raffineria Aramco in Arabia Saudita
- Iran, telefonata Erdogan-Trump: focus sul conflitto e su Gaza
- Iran, Araghchi: "Israele principale ostacolo all'accordo con gli Usa"
Le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di aver rilevato due missili balistici lanciati dall’Iran e diretti verso il Paese.
Secondo il ministero della Difesa emiratino, citato da Sky News Arabia, uno dei due missili è caduto al di fuori delle acque territoriali, mentre il secondo è precipitato all’interno delle acque territoriali degli Emirati.
Il ministero ha fatto sapere che le forze armate sono “pienamente preparate e pronte ad affrontare qualsiasi minaccia”. Al momento non sono disponibili informazioni su eventuali danni o vittime, né sono stati forniti altri dettagli sulle modalità con cui i due missili sono stati intercettati o neutralizzati.
I sistemi di difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti hanno rilevato una minaccia missilistica diretta contro il Paese. Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Abu Dhabi, invitando la popolazione a “rimanere in un luogo sicuro e di seguire gli avvertimenti e gli aggiornamenti diffusi attraverso i canali ufficiali”.
Resta da chiarire la provenienza della minaccia, la prima dal falso allarme dello scorso giugno.
Il presidente americano Donald Trump ha escluso contatti in corso o programmati con l’Iran e ha confermato il mantenimento del blocco navale.
“Non sono in corso né sono in programma colloqui o contatti con la Repubblica islamica dell’Iran. Il blocco navale resta pienamente in vigore. Lo Stretto di Hormuz è aperto e operativo. Tutte le mine sono state rimosse o fatte brillare”. Così Trump in un post su Truth.
Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha risposto al post del presidente americano Donald Trump, che ha pubblicato un’immagine dello Stretto di Hormuz con la didascalia “Nuovo territorio statunitense”.
Gharibabadi ha avvertito che l’”illusione” di Trump sulla sovranità dello stretto sarà presto corretta. “Presto, l’illusione di Trump riguardo allo Stretto di Hormuz verra’ corretta, oppure correggeremo noi le illusioni di quest’uomo illuso”, ha scritto sui social.
Il presidente americano Donald Trump ha pubblicato su Truth Social una mappa dello Stretto di Hormuz con la dicitura: “Nuovo territorio degli Stati Uniti”.
Trump aveva già avanzato l’idea di rendere lo stretto territorio statunitense durante un intervento a New York venerdì scorso, per poi ribadirla ieri nello Studio Ovale.
Lo Stretto di Hormuz resterà chiuso fino a quando gli Stati Uniti non rispetteranno i termini dell’accordo provvisorio con l’Iran. Lo ha dichiarato il principale negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento.
L’intesa prevede la revoca del blocco marittimo e delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei beni iraniani congelati e la fine delle minacce e delle operazioni militari su tutti i fronti.
Ghalibaf ha inoltre avvertito che le dispute interne indebolirebbero il Paese e incoraggerebbero gli avversari stranieri. Secondo il presidente del parlamento, gli avversari dell’Iran starebbero cercando di fomentare disordini insieme a operazioni militari, assassinii e attività separatiste.
L’agenzia britannica di monitoraggio marittimo non ha fornito dettagli sulla nave colpita né sul suo carico. Non è inoltre chiaro se il membro dell’equipaggio coinvolto nell’attacco sia morto o sia rimasto ferito.
Crescono intanto i timori per possibili fuoriuscite di petrolio nel Golfo Persico e nelle acque della zona a causa delle navi danneggiate durante il tentativo di attraversare lo Stretto di Hormuz. L’Ukmto ha però precisato che nell’ultimo attacco non sono stati segnalati danni ambientali.
L’Iran ha di fatto chiuso lo stretto, attraverso il quale prima della guerra transitava circa un quinto delle forniture petrolifere mondiali, dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti del 28 febbraio. Anche Washington sta bloccando il traffico marittimo iraniano attraverso lo stretto.
Con i negoziati tra Stati Uniti e Iran in fase di stallo, Teheran ha avviato colloqui separati con l’Oman su un piano per gestire il transito delle navi. Lunedì l’Iran ha annunciato che sono in via di definizione i dettagli di una dichiarazione congiunta.
Secondo Fox News, il presidente americano Donald Trump ha reagito minacciando che gli Stati Uniti avrebbero bombardato l’Oman se si fosse messo “in mezzo”.
Gli Houthi yemeniti, sostenuti dall’Iran, hanno preso di mira una raffineria di petrolio sulla costa meridionale saudita del Mar Rosso.
Secondo l’agenzia Houthi Saba, che cita una fonte militare, l’attacco avrebbe colpito la raffineria Aramco di Jazan con diversi droni. L’azione sarebbe stata condotta in risposta alle violazioni dello spazio aereo sui governatorati di Saada e Hajjah, nello Yemen.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha avuto un colloquio telefonico con il presidente americano Donald Trump. Al centro della conversazione il conflitto tra Stati Uniti e Iran, l’intesa della Mecca firmata da Turchia, Pakistan e Arabia Saudita e la seconda fase del processo di pace a Gaza.
Secondo la presidenza turca, Erdogan ha sottolineato la necessità di utilizzare gli strumenti della diplomazia per ridurre le tensioni tra Iran e Stati Uniti, auspicando la prosecuzione dei negoziati e ribadendo il sostegno della Turchia agli sforzi per la pace.
Il presidente turco ha inoltre ricordato l’accordo di difesa comune firmato con Pakistan e Arabia Saudita, sostenendo che i tre Paesi abbiano assunto una posizione forte a favore della stabilità e della sicurezza regionale.
Sul fronte di Gaza, Erdogan ha evidenziato l’aumento delle azioni del governo israeliano contro la popolazione palestinese mentre si punta alla seconda fase del processo di pace. Ha infine confermato il sostegno turco a una pace duratura nella regione e alle iniziative per la ricostruzione di Gaza.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Israele di ostacolare la diplomazia e lo ha indicato come il principale impedimento a un accordo duraturo sul cessate il fuoco con gli Stati Uniti. Lo riferisce l’agenzia Irna.
“Il regime sionista è stato e rimane il principale oppositore e ostacolo all’attuazione del memorandum d’intesa. Hanno fatto tutto il possibile per impedire il raggiungimento di un simile accordo, tutto il possibile per farlo fallire e tutto il possibile per impedirne l’attuazione”, ha dichiarato.
Araghchi ha aggiunto che la richiesta di Trump di una “resa incondizionata” da parte dell’Iran non si è concretizzata e che Teheran ha infine accettato un cessate il fuoco e avviato negoziati con gli Stati Uniti alle proprie condizioni.
Secondo Irna, il ministro ha affermato che coloro che “cercavano una resa incondizionata, poco dopo l’inizio della guerra, imploravano di negoziare”. “Siamo stati noi a dire che non avremmo accettato un cessate il fuoco e che avremmo continuato la guerra fino a quando non avessero accettato un cessate il fuoco e negoziati alle condizioni dell’Iran”, ha dichiarato.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato che il termine di 60 giorni previsto dal memorandum d’intesa con gli Stati Uniti per raggiungere un accordo, scaduto ieri, è ora “nullo e non valido” a causa delle “violazioni” di Washington. Lo riferisce France 24.
Donald Trump torna ad alzare i toni sull’Iran e sullo Stretto di Hormuz. In una serie di dichiarazioni ai giornalisti alla Casa Bianca, il presidente americano ha ribadito che Teheran non potrà avere un’arma nucleare e ha lasciato aperta la possibilità di misure “molto più drastiche”. Trump è intervenuto anche sui rapporti con Oman e Corea del Sud, sulla situazione a Gaza e sulla prossima visita del presidente cinese Xi Jinping. E in una intervista a Fox News, Trump ha detto che gli Stati Uniti bombarderanno pesantemente l’Oman se si metterà di mezzo nel conflitto con l’Iran nello Stretto di Hormuz. “Se l’Oman si mette di mezzo, li bombarderemo senza pietà”, ha detto Trump.
Il dialogo tra gli Stati Uniti e diversi settori del governo iraniano è “probabilmente più intenso di quanto sia mai stato”, ma le parti non sono ancora vicine a un accordo. Lo ha affermato l’inviato speciale americano Jared Kushner in un’intervista a Fox News, nel giorno della scadenza del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran. “Non posso entrare nei dettagli, ma posso dire che le conversazioni tra il governo degli Stati Uniti e diverse aree del governo iraniano, a tutti i livelli, sono probabilmente più intense di quanto siano mai state”, ha detto Kushner. “Ci sono stati molti buoni dialoghi, cosa che ritengo molto utile”. Kushner ha tuttavia precisato che “non siamo ancora arrivati” a una piena intesa. “Non c’è molta fiducia tra Stati Uniti e Iran dopo tutti questi anni senza relazioni e dialogo”, ha spiegato. “Ma stanno chiaramente interagendo in modo molto intenso e questo è piuttosto positivo”.
Il leader dei democratici al Senato americano, Chuck Schumer, ha definito il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, scaduto oggi, “uno dei più grandi fiaschi” della politica estera americana. “Il memorandum dei malintesi di Trump con l’Iran è stato un fallimento assoluto e un completo fiasco, che non ha prodotto alcun progresso verso gli obiettivi dichiarati, ma ha danneggiato gli americani con il prezzo della benzina schizzato oltre i 4 dollari al gallone”, ha scritto il senatore di New York sul suo account X. Schumer ha aggiunto di ritenere necessario porre immediatamente fine alla guerra attraverso “una diplomazia seria”.
Le dichiarazioni arrivano nello stesso giorno in cui scade il termine di 60 giorni fissato il 17 giugno tra Teheran e Washington con l’obiettivo di porre fine alle ostilità, senza che sia stato raggiunto nessuno degli obiettivi indicati. La scadenza del memorandum è soprattutto simbolica, dal momento che sia la Repubblica islamica sia gli Stati Uniti lo avevano considerato nullo già da settimane. Da allora si sono verificati nuovi scontri militari e nuovi blocchi nello Stretto di Hormuz, con ripercussioni sul prezzo del petrolio.
Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha avuto un colloqui telefonico con il suo omologo americano, Donald Trump, in cui ha sottolineato “l’importanza di continuare a dialogare con l’Iran per sfruttare la diplomazia”. Lo rende noto la presidenza turca. Erdogan ha inoltre fatto presente al capo della Casa Bianca che “Israele attacca i palestinesi a Gaza mentre dovrebbe essere in vigore la seconda fase del piano di pace”.
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha lanciato l’allarme per il “crescente numero di vittime civili provocato dall’intensificarsi delle attività militari” in Yemen. Dal 6 agosto, ha aggiunto il portavoce Onu Stephane Dujarric, sono state segnalate almeno 17 vittime civili nelle aree controllate dal governo a seguito di attacchi di Ansar Allah, mentre altre due vittime sono state segnalate nelle aree controllate dagli Houthi alla fine di luglio. “Tra gli attacchi segnalati figura un lancio di missile da parte degli Houthi contro un campo per sfollati interni a Marib, e un attacco contro una nave mercantile nello Stretto di Bab el-Mandeb, l’11 agosto, che avrebbe causato la morte di quattro membri d’equipaggio e il ferimento di diverse altre persone”, ha continuato il portavoce.
Nel frattempo, i contatti diplomatici tra le parti continuano attraverso canali informali. L’ex direttrice dell’intelligence nazionale statunitense, Tulsi Gabbard, tramite un leader curdo iracheno con legami con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, ha trasmesso un messaggio da Washington al comandante delle Guardie Rivoluzionarie, il generale Ahmad Wahidi. Il genero di Trump, Jared Kushner, ha affermato che i contatti tra Washington e varie componenti del governo iraniano si sono intensificati. “Non posso entrare nei dettagli, ma posso dire che i colloqui tra il governo statunitense e varie componenti del governo iraniano a tutti i livelli sono probabilmente più intensi ora che mai”, ha assicurato Kushner.
L’Iran è pronto a intraprendere azioni militari per rompere il blocco navale Usa dello stretto di Hormuz, qualora gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra dovessero. Lo riferisce la Reuters citando un funzionario iraniano, secondo il quale i negoziati tra Teheran e Washington sono bloccati, poiché gli Stati Uniti si rifiutano di prorogare l’accordo di cessate il fuoco temporaneo, scaduto lunedì. Se la diplomazia fallirà, ha assicurato la fonte, Teheran lancerà un attacco militare per rompere il blocco navale statunitense.


