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Svuota il conto cointestato, ecco quanti soldi un figlio deve restituire al padre

Il Tribunale di Rimini ha condannato un uomo a restituire al padre oltre 134mila euro, al termine di una causa nata dal trasferimento di 180mila euro da un conto cointestato tra i due a un conto personale del figlio

Svuota il conto cointestato, ecco quanti soldi un figlio deve restituire al padre
conto corrente

 Il Tribunale di Rimini ha condannato un uomo a restituire al padre oltre 134mila euro, al termine di una causa nata dal trasferimento di 180mila euro da un conto cointestato tra i due a un conto personale del figlio. La vicenda – così racconta l’edizione riminese del ‘Corriere Romagna’ – affonda le radici nel deterioramento dei rapporti familiari dopo che il padre aveva contratto un secondo matrimonio. Il figlio ha sostenuto di aver voluto mettere al sicuro il patrimonio paterno, temendo che potesse essere disperso, e nel settembre 2019 ha effettuato quattro bonifici dal conto cointestato al proprio conto personale – tre da 50mila euro e uno da 30mila – per un totale di 180mila euro. In giudizio non ha mai negato i trasferimenti, sostenendo però che parte del denaro gli spettasse o che le operazioni fossero comunque nell’interesse del padre.

Il padre, riporta il quotidiano locale, ha invece dimostrato che le somme provenivano quasi interamente da risorse personali: il versamento iniziale all’apertura del conto, la liquidazione di una polizza assicurativa, la pensione di vecchiaia e i dividendi da una società proprietaria di un albergo. Il figlio aveva anche rivendicato una quota di questi dividendi, sostenendo di aver gestito per anni l’attività alberghiera di famiglia occupandosi di prenotazioni online e promozione web.

Il Tribunale ha respinto questa versione: dagli atti è emerso che il padre era l’unico socio della società, che il figlio non aveva alcun incarico formale e che il marketing era affidato a collaboratori esterni. Non essendoci alcun accordo su un compenso, la giudice ha ritenuto che l’attività del figlio rientrasse nella normale collaborazione familiare. Richiamando la giurisprudenza consolidata della Cassazione, il Tribunale ha ribadito che la cointestazione di un conto corrente permette di operare con la banca, ma non rende automaticamente comproprietarie le somme depositate: nei rapporti tra le parti conta chi ha effettivamente versato il denaro. Il Tribunale ha quindi condannato il figlio a restituire al padre oltre 134mila euro, oltre agli interessi legali e alle spese di giudizio.

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