Taxi, licenze ferme e qualità bassa: ecco perché Roma perde la sfida con Londra e Parigi - Affaritaliani.it

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Ultimo aggiornamento: 11:16

Taxi, licenze ferme e qualità bassa: ecco perché Roma perde la sfida con Londra e Parigi

Il taxi svolge un servizio pubblico di mobilità, che dovrebbe prevedere competenza nella gestione del traffico e della mappa della città. Il commento

di Antonio Mastrapasqua

Taxi, il paradosso romano che penalizza residenti, turisti e credibilità della città

A Roma c’è un taxi ogni 350 abitanti, residenti. A Parigi uno ogni 110 abitanti. A Londra uno ogni 100 (se si sommano taxi e autonoleggio). In più a Londra e Parigi, da anni, il servizio dei taxi è fortemente integrato da Uber. Non così a Roma, dove al massimo arriva qualche Ncc da fuori porta. Tutte cifre al netto dei turisti. Perché questa differenza abissale tra capitali europee?

E’ curioso assistere alla resistenza feroce con cui la categoria dei taxisti romani si oppone all’aumento delle licenze (a Londra la licenza è libera), ed è altrettanto stupefacente che i politici che si susseguono nell’amministrazione capitolina preferiscano puntare sui 7800 voti (ipotetici) dei taxisti e dei loro familiari, invece che sulle centinaia di migliaia di residenti e turisti. Si dirà che i turisti non votano, certo. Ma siamo sicuri che i taxisti siano rispettosi del politico di turno, che cerca di favorirli in ogni modo, così come ogni suo diretto predecessore?

Oltre allo scambio elettorale non si comprende quale sia la logica che consente di tenere sotto scacco (e sotto schiaffo) una città intera – la Capitale d’Italia, sia detto per inciso – e le torme di turisti che decidono di visitarla.

Oltre al mistero doloroso dei numeri c’è anche il mistero, altrettanto doloroso, della preparazione dei taxisti e della loro vocazione al servizio. Già, perché sarebbe bene non dimenticarlo: il taxi svolge un servizio pubblico di mobilità, che dovrebbe prevedere competenza nella gestione del traffico e della mappa della città, cortesia nei confronti del cliente, pulizia della vettura.

Ma l’esperienza comune è tutt’altra. Le vetture sono quasi sempre “ciancicate” come l’abbigliamento del loro conducente, con un grado di pulizia che lascia spesso a desiderare; e il conducente, tra una telefonata privata e l’altra, si dimostra quasi sempre inadeguato al servizio di “mediazione” stradale. Chi prende un taxi, quasi mai conosce il percorso di viaggio da affrontare, ha in mente la destinazione finale, l’indirizzo di arrivo.

Quando il taxista romano imbarca l’ignaro viaggiatore, dopo aver ascoltato l’indirizzo richiesto, se non si tratta di una strada nel Tridente (l’area compresa tra piazza del Popolo, via del Babuino, via del Corso, via di Ripetta e il corso del Tevere) quasi sempre rivolge la domanda tra le più inopportune: “In che zona è?”.

Spesso si prende un taxi apposta, perché non si conosce la localizzazione della destinazione sulla mappa della città. E non valgono le scuse di chi sostiene la complessità della rete stradale e la vastità dell’area comunale di Roma. Londra è peggio. Eppure, il taxista londinese si vanta di essere il migliore del mondo. Al netto della superbia della “perfida Albione” c’è da dire che per diventare taxista a Londra non basta comprare una licenza, anzi, da loro è libera. Si tratta piuttosto di dimostrare una conoscenza impeccabile della città e dei sobborghi. Conoscenza è la parola chiave, infatti l’esame che devono superare è noto come “The Knowledge of London”, “La Conoscenza di Londra”.

Secondo i bene informati l’esaminando deve dimostrare di conoscere oltre 25mila strade e 20mila punti di riferimento, tra cui poi ovviamente bisogna sapersi districare. Un esame difficile sia nella pratica, sia nella prova orale. La stessa “Transport for London”, l’autorità locale che si occupa di trasporti pubblici a Londra, riconosce che superarlo è assai difficile, in media i candidati si preparano per tre anni, e solo un terzo di chi ci prova ce la fa.

Il “Knowledge” esiste dal 1865, e alle sue origini sembra ci sia stata la Grande Esposizione di Londra del 1851: molte delle centinaia di migliaia di persone arrivate in città si lamentarono che i cocchieri non conoscevano bene le strade, così l’amministrazione cittadina fu spinta a introdurre criteri più rigidi per assegnare le licenze. Oggi c’è chi vorrebbe ridimensionarlo, anche perché sono molto diffusi servizi come Uber, che non richiedono un esame apposta.  

Ma sarà difficile che si arrivi all’abolizione del “Knowledge”, non solo per il conservatorismo anglosassone, ma soprattutto perché la preparazione per l’esame e l’esperienza insegnano a usare percorsi spesso più rapidi ed efficienti degli stessi navigatori o sistemi Gps. L’intelligenza naturale (e analogica) in certi casi è più efficiente di quella artificiale e digitale.