Prosegue lo sciame sismico nel Tirreno meridionale, al largo della Sicilia, tra le province di Palermo e Messina e l’arcipelago delle Eolie. Dopo il forte terremoto di venerdì scorso, che ha raggiunto la magnitudo 5.5 ed è stato avvertito in diverse zone della Sicilia, l’attività sismica continua con decine di scosse. Nella mattinata di domenica 25 ottobre, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha registrato nuovi terremoti, con magnitudo comprese tra 2.2 e 3.4. La scossa più intensa tra quelle segnalate in mattinata si è verificata alle 12.49, in mare, a una profondità di 19 chilometri.
Terremoto tra Eolie e Ustica, un nuovo confine tra Africa ed Eurasia
All’origine dell’attività sismica nell’area del Tirreno meridionale c’è un complesso processo geologico legato al movimento delle placche tettoniche africana ed eurasiatica. Secondo le spiegazioni del Cnr, la zona a nord-ovest delle Isole Eolie è interessata dalla formazione di un nuovo limite tra le due placche. Africa ed Eurasia continuano ad avvicinarsi, comprimendo e deformando le rocce lungo il Mediterraneo. Il sistema di convergenza più antico, che ha contribuito alla formazione delle catene montuose nell’entroterra siciliano, ha progressivamente rallentato la propria attività.
La spinta tra le due placche, tuttavia, non si è fermata. Parte della deformazione si è trasferita più a nord, lungo il Tirreno meridionale, dove si è attivato un diverso sistema di faglie. È lungo questa fascia che si verificano numerosi terremoti.
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