Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Ex Ilva, l’area a caldo resta in funzione: attesa per la Cassazione. Martedì il vertice a Palazzo Chigi, offerte entro l’8 novembre

Ex Ilva, l’area a caldo resta in funzione: attesa per la Cassazione. Martedì il vertice a Palazzo Chigi, offerte entro l’8 novembre

Gli impianti di Taranto non si fermano grazie alla proroga del governo fino al 15 dicembre

Ex Ilva, l’area a caldo resta in funzione: attesa per la Cassazione. Martedì il vertice a Palazzo Chigi, offerte entro l’8 novembre

Ex Ilva, impianti accesi fino al 15 dicembre

L’ex Ilva di Taranto non ha spento l’area a caldo alla scadenza della mezzanotte tra sabato e domenica. Il termine di 90 giorni fissato dalla Corte d’Appello di Milano con il decreto del 27 luglio è scaduto il 25 ottobre, ma gli altiforni e le batterie delle cokerie restano in funzione in regime di preriscaldo, grazie alla proroga disposta dal governo fino al 15 dicembre. Il provvedimento dei giudici milanesi chiedeva all’azienda di rimuovere l’amianto dagli altiforni e di ridurre le emissioni di polveri sottili. L’azienda aveva contestato fin da subito la possibilità di adempiere alle prescrizioni entro 90 giorni, sostenendo anche che i giudici non avessero indicato un obiettivo preciso da raggiungere sul fronte delle emissioni.

Nelle udienze del 9 e del 30 settembre, la Corte d’Appello ha respinto le richieste di sospensione del decreto presentate sia da Ilva sia da Acciaierie d’Italia. La proroga del governo consente tuttavia agli impianti di proseguire il preriscaldo per un massimo di altri 50 giorni.

Il costo del preriscaldo e le perdite dell’azienda

Durante questo periodo, gli impianti saranno alimentati con gas acquistato dall’esterno, dato che la produzione è ferma e l’azienda non dispone più di gas di propria produzione. L’approvvigionamento comporta una spesa di alcuni milioni di euro al mese, un ulteriore onere per una società che attraversa una grave crisi finanziaria. Nel primo semestre dell’anno, Acciaierie d’Italia ha registrato perdite per 551 milioni e 502mila euro. A giugno, i debiti verso i fornitori ammontavano a un miliardo e 749 milioni di euro, mentre l’indebitamento complessivo aveva raggiunto gli 8 miliardi e 480 milioni.

La decisione della Cassazione attesa dopo l’udienza del 20 ottobre

Il futuro dell’area a caldo resta legato anche alla decisione della Corte di Cassazione. L’udienza davanti alle Sezioni Unite civili si è svolta il 20 ottobre: Ilva e Acciaierie d’Italia hanno chiesto l’annullamento del provvedimento della Corte d’Appello di Milano, mentre i cittadini di Taranto costituitisi in giudizio ne hanno chiesto la conferma. Nella stessa udienza, la Procura generale presso la Cassazione ha confermato le riserve già espresse nel precedente parere, sottolineando che la Corte d’Appello “non ha fondato l’ordine di sospensione su un accertamento in concreto del pericolo per la salute”. Di conseguenza, l’esistenza effettiva di tale pericolo è «l’accertamento che il giudice del rinvio dovrà compiere».

La fissazione dell’udienza in tempi più rapidi rispetto alle previsioni, che indicavano un’attesa di due o tre anni, aveva alimentato le aspettative di una decisione a stretto giro. Il fine settimana è però trascorso senza novità e ora, secondo quanto riferito, tra i legali prevale maggiore cautela sui tempi. L’orientamento è che il dispositivo possa arrivare insieme alle motivazioni della decisione, anziché essere anticipato.

Martedì il vertice a Palazzo Chigi, offerte entro l’8 novembre

In attesa della pronuncia della Cassazione, sono due le date cruciali per il futuro dell’ex Ilva. Martedì 27 ottobre il governo incontrerà nuovamente i sindacati a Palazzo Chigi. Entro l’8 novembre, invece, i gruppi ancora in corsa per l’acquisizione dovranno presentare le offerte vincolanti: da una parte gli indiani di Jindal, dall’altra il gruppo di acciaierie italiane guidato da Federacciai.

LEGGI TUTTE LE NEWS

Affari Alert

Aggiornamenti e contenuti editoriali dedicati, via email.

0,99€ fino al 31 Dicembre 2026

Dal 1 Gennaio 2027: 0,99€/mese o 9,99€/anno