Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Non dimentichiamo le nostre vittime del terrorismo internazionale

Non dimentichiamo le nostre vittime del terrorismo internazionale

Non dimentichiamo le nostre vittime del terrorismo internazionale
guido salvini
Terrorismo, vittime e leggi. L’analisi del magistrato Guido Salvini

Una fotografia postata su Twitter da un seguace del Califfato ci ha mostrato un signore anziano, vestito in modo semplice con una maglietta azzurra, e sopra di lui una grande X rossa con la scritta in arabo “è stato schiacciato”.

È il pensionato di Novara Francesco Caldara, una delle quattro vittime italiane della strage di Tunisi e la foto, in cui la vittima è paragonata ad un insetto, è, se possibile, ancora più sottilmente ripugnante di quelle che ritraggono le decapitazioni.

La vittima non era un combattente e nemmeno un tecnico, un cooperante o un giornalista che svolgeva il suo lavoro in zone pericolose ma, come gli altri, un modesto e anziano turista che stava visitando un museo.

Ma anche lui era tra i “crociati” da schiacciare e ciò dà la misura dell’ideologia “eliminazionista” del, per chiamare le cose con il loro nome, terrorismo islamico. Se Francesco Caldara rientrava tra le persone da schiacciare di tale categoria fanno parte almeno due terzi dei componenti del genere umano e l’obiettivo finale degli psicotici religiosi dell’ISIS, benché difficilmente realizzabile, sembra anche più ambizioso di chi voleva schiacciare “solo” 10 o 12 milioni di ebrei.

Il nome di Francesco Caldara sarà presto dimenticato. Infatti si ricorda raramente che, dall’ l’11 settembre 2001, sono già più di 20 i cittadini italiani, civili, non militari, uccisi dal terrorismo internazionale in azioni in Irak, in Egitto, in Turchia, in Nigeria, nell’attentato di Londra del 2005, una fila di persone comuni e senza volto che si allunga e che forse anche nella prossima giornata del 9 maggio dedicata alle Vittime del terrorismo si stenterà a ricordare perché non hanno alle loro spalle partiti o associazioni.

Se finora le vittime italiane sono state colpite all’estero è diffusa la sensazione che prima o poi qualche terrorista suicida venga a cercarci anche all’interno del nostro paese, rimasto sinora immune forse perché sinora usato solo come paese di reclutamento e di transito. Che cosa si deve fare per non attendere passivamente? Qualcosa per aumentare la nostra sicurezza è stato fatto e anche discretamente bene.

Il Decreto-legge dello scorso febbraio, attualmente in fase di conversione, ha colmato le lacune che rimanevano nel nostro sistema penale. Ora sono punibili non più solo gli arruolatori ma anche chi si arruola cioè coloro che stanno per mettersi in viaggio per raggiungere luoghi ove si svolgono azioni terroristiche e, in caso di sospetto, il loro passaporto può essere ritirato dal Questore. Sono i foreign fighters che oggi costituiscono uno dei maggiori pericoli insieme ai cd lupi solitari, cioè coloro che, anche senza far parte di un’organizzazione, prepararono invece azioni improvvise all’interno di un paese contro uno degli innumerevoli obiettivi.

Anche questi ultimi possono essere ora arrestati nella fase di auto-addestramento, quando, anche mediante Internet, stanno acquisendo istruzioni sull’uso degli esplosivi o di sostanze chimiche.

L’Autorità giudiziaria può inoltre oscurare i siti Internet che fanno opera di propaganda o di reclutamento e le società di gestione dei siti sono tenute a fornire tutta la collaborazione necessaria.

In più sono state ampliate, sempre sotto le garanzie di legge, le capacità operative dei Servizi di Sicurezza che potranno svolgere colloqui investigativi nelle carceri per monitorare i pericoli e cercare di far recedere qualche militante incerto dai gruppi fanatici cui ha aderito e potranno anche agire “sotto copertura”, cioè inserirsi in una cellula per comprenderne e impedirne i progetti. In questi casi le informazioni raccolte dai Servizi dovrebbero essere scambiate, e sotto tale aspetto il decreto è ancora da migliorare, con quelle che fanno parte del lavoro dell’Autorità giudiziaria. Sarebbe una svolta importante perché potrebbe contribuire a far venir meno le profonde diffidenze reciproche tra due mondi che devono comunque lavorare per la nostra sicurezza. Del resto nel campo del terrorismo internazionale più che negli altri senza un lavoro di intelligence dei Servizi non si possono ridurre i pericoli perché i progetti dei terroristi suicidi sono contrastabili quasi solo sul piano preventivo e non è certo un processo, cui si sottraggono con la loro stessa azione, a spaventarli. E il ruolo dei Servizi di sicurezza, che hanno da tempo alle spalle le passate storture e collusioni, è centrale perché possono agire e acquisire informazioni in territori e realtà estere dove per l’Autorità giudiziaria è impossibile arrivare.

Ma nonostante questi strumenti di difesa restiamo inquieti e qualche volta abbiamo la sensazione che il nostro mondo vacilli e stia per implodere. Ma non è così e non è solo questione di forza militare.

Abbiamo costruito nei secoli, a partire dalle polis greche, città con piazze ove si discute, luoghi d’incontro, biblioteche, teatri, servizi sociali, scuole aperte tutti. Il nostro paese, dai tempi dei romani, con tutti i suoi errori, è fondato sul diritto e non uccidiamo chi ha un’idea o una religione diversa dalla nostra.

Molte delle nostre scoperte scientifiche, quelle rese possibili anche dal fatto che le donne studiano e non vivono da schiave, hanno cambiato e sono state condivise con il mondo intero, anche con chi ci combatte.

Anche se nel passato i colonialismi e in quello più recente a volte forme di approfittamento e di arroganza ci hanno portato a voler comandare altrove, oggi non pensiamo a fare guerra ma a cooperare con chiunque sia disponibile. Ed è il sistema produttivo e sociale, per quanto imperfetto, che abbiamo costruito nel tempo, quello che dà valore, non lo si ricorda mai, al petrolio che sta sottoterra e che altrimenti non varrebbe nulla perché non si beve e non si mangia.

Amiamo le opere d’arte di qualsiasi epoca e non le distruggiamo. Amiamo i libri e non li bruciamo e nello stesso tempo non affidiamo a nessuno di essi il diritto di imporre, ciò che deve essere, senza alcun pensiero critico, nel presente, nel passato o nel futuro.

Nessuna orda di zombi vestiti di nero, lo dobbiamo dire anche a nome dei nostri concittadini caduti, può distruggere tutto questo.

Guido Salvini

magistrato