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Di Benedetta Cosmi

L’università italiana: non è costosa/ è costosa? Certo per le famiglie in ansia in questi giorni per la “seconda chance un po’ of limits” dei propri figli alle prese con scorciatoie/allungatoie per i test di medicina rischia di diventare un “pizzo” gravoso. Si parla di 10 mila euro per passare il test. Le telefonate per adesso ancora non intercettate dalla Finanza e dai carabinieri ma ampiamente conosciute corrono sulla linea Tirana- bell’Italia. Perché sono tante le Università ma ancora insufficienti a saziare quanti a torto o a ragione vogliono il figlio dottore. In un Paese in cui non siamo particolarmente bravi né ad attirare studenti dagli altri Paesi (tanto meno quelli dell’area G20, paesi industrializzati) né a gestire i nostri, presi dal “diritto allo studio” che vorrebbe garantita la gratuità ai più, e il caro affitti che impera, e sottrae la maggior parte dei soldi, molto di più dei libri universitari e delle tasse, ovvero le voci di spesa più pertinenti al tema “università”.

Cosa succede? Parliamoci chiaro, coloro che reputano ingiusto lo Stato italiano che permette i test di medicina a numero chiuso si ritrovano ad avere figli che o gravitano nel numero dei NEET (coloro che né studiano né lavorano) mentre aspettano di anno in anno di poter ritentare il test in una delle città italiane, o addirittura cedono alla tentazione di accompagnare i figli in Albania, in via Dritan Hoxha, periferia di Tirana, e similar. Ma chi sono questi strani uomini che nei corridoi fanno passare la voce che si può “comprare il test”? chi sono questi che mettono in crisi le famiglie, divise tra chi i soldi ce li ha per permettersi questo giochetto e chi non ce li ha, tra chi, li avesse o no, non lo reputerà mai né legale né etico, per fortuna. Assistiamo a coetanei che al telefono chiedono ai genitori se nel bilancio familiare oltre ai soldi per la retta di 8mila euro, ci si possa strappare un’altra decina di mila euro. Non la chiamano né tangente né corruzione, altro problema, questi ventenni si arrabbiano con i genitori, per loro è “affetto”, “se mi vuoi bene”.

Siamo alle solite, l’Italia con una conduzione così errata del sistema universitario il quale dovrebbe fare come la Francia, che valuta se sei in regola o no con gli studi, e sulla base di questa valutazione post, ti fa proseguire o no gli studi, da noi invece con test di opinabile qualità impediscono di iniziare gli studi, persino; e ad aver preso questa decisione sono coloro che nel 1968 chiedevano e ottenevano l’accesso libero all’università.

Ricordiamocelo. Sono gli stessi che oggi hanno raggiunto cariche, ruoli, posizione perché nel 1968 fecero la guerra a quelle cariche, a quei ruoli, a quanti coprivano quelle posizioni. Quindi chi allora si laureò con il 18 politico, chi allora non dovette fare nessun test. Speriamo che l’università albanese Nostra Signora del Buon Consiglio, dove ieri in 596 giovani italiani si sono recati a sostenere la prova di medicina, senza tra l’altro la quota domande di “cultura generale e logica”, non rappresenterà l’ennesimo scandalo di corruzione, tangenti, lauree truccate come quella del più famoso Bossi Junior (non era studente comunque, per onestà intellettuale preciso, né di questa facoltà né di questa università), arresti di professori italiani, perché sì questa università collabora e si avvale dei docenti di Roma Tre, Torvergata.

Speriamo piuttosto che questo flusso di denaro verso l’estero sia di stimolo per i politici italiani e accademici, che capiscono quanto si stia impoverendo famiglie, Paese; rimettete mano al “numero chiuso”, non è rispettoso della nostra Costituzione, bensì fate frequentare a tutti il primo semeste e selezionate al secondo. Così chi non è in regola con gli studi è fuori, che vi sia un’auto-selezione, del resto con i tanti abbandoni e cambi di facoltà sarà migliore anche l’orientamento; ma questo è educativo per impegnarsi, senza coltivare in eterno l’ambizione “bassa” di “passare il test”.

Poi ai giovani studenti dico: “non c’erano prima, voi potete unire le forze e insieme a noi della stampa, ai sindacati, alle vostre associazioni etc fare una sana pressione per cambiare in futuro, per cambiare il futuro”. Intanto incasso quanto un paio degli aspiranti studenti di medicina, prima in Italia e ora in Albania, mi raccontano sul test di ieri : “Rimangono senza raccomandazione solo 10 posti, gli atri è in base a chi paga, infatti il numero di posti disponibili è variabile; e questi dieci posti vengono presi da quelli col punteggio alto grazie ai 30 punti in più per il 100 al diploma”.

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