Non era un mistero che Donald Trump, eletto alla presidenza degli Stati Uniti d’America, tuttora il più potente Stato al mondo, volesse incontrare il Papa di Roma, quell’indiscusso leader mondiale che basava la sua autorevolezza non sulla forza ma sulla spiritualità e che non aveva esitato ad affermare che “non è cristiano” costruire muri, come il candidato repubblicano alla Casa Bianca si proponeva. L’auspicio per la pace e per l’intesa tra i popoli aveva espresso Papa Francesco nel suo messaggio all’eletto, che accentuava, dall’alto del potere, le misure restrittive nei confronti di musulmani e migranti, mentre Francesco si spendeva per l’accoglienza e la comprensione. Forse due poli opposti che si attraggono. Da quel giorno Trump aveva accarezzato l’idea di incontrare il Pontefice, spronato in questo anche dalla moglie Melania, slovena di nascita, cattolica, e da consiglieri sensibili ad alcuni Ordini religiosi particolarmente autorevoli negli States. Io ricevo tutti quelli che me lo chiedono – diceva Francesco ai giornalisti al rientro da un dei suoi pellegrinaggi. La richiesta c’era, l’invito è stato accolto e la data più opportuna era quella del 24 maggio quando il presidente americano raggiungeva l’Europa per i raduni della Nato e del G-7 A Taormina. L’incontro che avviene alle 8 del mattino, ha una durata quasi inusuale per lunghezza, si apre con una certa rigidità, come se ognuno stesse sulle sue, forse con timore, certo con emozione, diventa significativo per le parole che si pronunciano, le battute, per i doni che si scambiano, per gli attestati di collaborazione e di intesa reciproca che si sigillano a livello politico-diplomatico. . .
“Non dimenticherò quello che mi ha detto”. Con queste parole Trump si è congedato da Francesco. E all’inizio ha detto: “”a very great honor” . L’una e l’altra frase sono la sintesi dell’incontro. Pace nel mondo che può e deve essere raggiunta non con le armi, ma con le intese e gli aiuti reciproci, il rispetto della Natura e del Creato, la comprensione tra le etnie. The Donald – come lo chiamano gli americani – si è presentato nella Sala del Trono, dove il Papa lo ha accolto col più ampio sorriso, pronunciando una frase che non è sembrata di circostanza: “è un grandissimo onore essere qui”. I doni scambiati sigillano parole e intenzioni. Papa Francesco non ha solo donato i tre documenti che regala ai capi di Stato in visita. In più gli ha consegnato il messaggio 2017 sulla “Giornata della Pace”, che ha per titolo “La non violenza, stile di una politica di pace, soffermandosi in particolare su alcuni brani che ha indicato sfogliando il libretto. “Questo glielo regalo perché lei sia strumento di pace”, ha detto presenntandogli il Medaglione con il ramo di ulivo che unisce la pietra divisa, dopo avergli spiegato che esso rappresenta un “simbolo di pace”. “Abbiamo bisogno di pace”, gli ha risposto il presidente americano. sottolineandone alcuni paragrafi che tra i regali ricambiati ha offerto una scultura in bronzo, dal titolo “Rising Above”, “rappresenta la speranza per un domani di pace”.
La crisi globale che oggi attraverso il mondo non sfugge a nessun, neppure a quegli Stati che si armano, continuano a condurre esperimenti anche nucleari e minacciano guerra. In questo contesto chi più ci rimette sono i deboli, gli indifesi, gli emarginati dal contesto mondiale, dai flussi di ricchezza. Tutto ciò dà fiato ai nazionalismi, ai populismi, e fa crescere la tentazione di chiudersi a casa propria, cioè costruire “muri”. Non si può ignorare – e Francesco non lo ignora – che ci sono in gioco interessi di ogni tipo, economici, commerciali, di leadership. Non a casa Trump in Riad ha stipulato accordi per la vendita delle armi per milioni di dollari, pur essendo pronunciatosi sulla necessità di isolare i terroristi. Ora e oggi, comunque, si è aperto un dialogo che si auspica possa continuare in Europa, coinvolgere la Russia e la Cina, che ha stretto buoni e maggiori con gli Usa, un’altra grande potenza mondiale, che Bergoglio desidera visitare ed è un sogno che si avvererà e per realizzarlo contatti sono in corso. La portata politica dell’incontro odierno avrà sviluppi e analisi come si evince dal comunicato conclusivo e,esso dalla Segreteria di Stato dopo l ‘incontro col cardinal Parolin. Il proposito è di promuovere la pace nel mondo “tramite il negoziato politico e il dialogo interreligioso, con particolare riferimento alla situazione in Medioriente e alla tutela delle comunità cristiane”.
