Come se non bastassero le continue frizioni tra Messico e Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump, una sorta di continuo e difficile equilibrio tra un paese che viaggia a pieno ritmo ed un altro che arranca soffocato da corruzione e narcotraffico, un libro uscito negli States da qualche settimana sta riscaldando molti animi soprattutto della Comunità latina.
‘American Dirt’ letteralmente ‘sporcizia americana’ il nuovo libro della autrice di origine spagnola Jeanine Cummins ha provocato commenti pesanti di una buona parte degli scrittori e dei giornalisti latinoamericani che vivono negli Stati Uniti e soprattutto della larga Comunità latina. L’eco di quello che potrebbe essere il flop editoriale dell’anno sta arrivando pure in Europa.
‘American Dirt’ un libro che fa discutere l’America
Nato con tutti i buoni auspici per diventare un best seller, il libro potrebbe rivelarsi uno dei peggiori fiaschi editoriali degli ultimi tempi. A gennaio la casa editrice Flatiron Books intenzionata a far fruttare l’investimento a sette cifre sull’opera ha iniziato una vasta attività di marketing accompagnata da commenti entusiasti di autori di fama come Don Winslow e Stephen King. Senza dimenticare la critica favorevole di molti media americani, uno fra tutti il New York Times. Ma da qualche tempo il gradimento da parte di una parte del mondo della cultura e dei lettori sta cambiando.
E i commenti cominciano a farsi pesanti e, in alcuni casi, hanno costretto persino a cancellare alcune giornate di presentazione.
Un commento sopra tutti dà un po’ il senso di come una certa parte di critica abbia accolto l’opera. Il commento è della scrittrice Myriam Gurba che, senza troppi giri di parole, ha affermato che’ American Dirt è un libro Frankenstein, uno spettacolo imbarazzante e distorto’. Aggiungendo che ’nonostante alcuni critici bianchi paragonino l’autrice a Steinbeck penso che il paragone più appropriato sia quello con il rapper Vanilla Ice’.
‘American Dirt’ un libro che fa discutere l’America.
E le differenti critiche da tutte le parti stanno diventando virali in poco tempo .
Ma di cosa parla il libro?
Narra la storia di una coppia messicana, madre e figlio,Lidia e Luca che devono scappare in Usa per sfuggire ai narcotrafficanti. Narcotrafficanti che hanno ammazzato 16 persone della famiglia di Lidia, compreso il marito.
Hanno come meta Denver e decidono di raggiungerla con quello che viene comunemente chiamato ‘La Bestia’, il treno merci usato dai migranti del Centroamerica per arrivare alla frontiera.
E’ una storia di violenza, migrazione e amore bollata dalla famosa scrittrice messicana Valeria Luiselli come ’la peggior scelta possibile per un libro nel 2020’.
Dopo i commenti poco lusinghieri da parte dell’intelligenzia centroamericana è cominciata a salire pure la rabbia della Comunità latina. E questo per due motivi principali: primo una questione di appropriazione culturale, per il diritto (o meno) di una donna bianca, cresciuta nel Maryland, vicino a New York, di raccontare una storia totalmente estranea a lei e secondo ( probabilmente il più importante) per la qualità del racconto, ritenuto pessimo e pieno di stereotipi.
Altri commentatori hanno criticato il libro sostenendo che il doloroso tema dell’immigrazione è stato trattato come se fosse un film della Marvel. Sicuramente il libro si presta moltissimo ad un film d’azione e siccome in America nessuno si fa scappare la possibilità di ‘produrre’ danaro quasi certamente se ne farà un lavoro cinematografico.
Tra le critiche buone e le diverse critiche negative probabilmente la verità, il cuore del problema sta nel fatto che “American Dirt” non è affatto una storia di migranti messicani. È semplicemente la storia del diritto americano, che non si interroga mai e neppure ha dubbi riguardo alla diseguaglianza di dove si nasce, discriminante che dà o toglie molte opportunità nella vita.
“American Dirt” è una rappresentazione accurata di quello che gli americani chiedono, in termini di fatica e difficoltà, ai messicani e ad altri migranti di colore per riuscire a vivere il ‘sogno americano’. E la lotteria per vincere la cittadinanza ne è uno dei tanti esempi.
L’autrice, sorpresa ma non del tutto dalle proteste spiega che ‘ho passato cinque anni prima di scrivere questa storia soprattutto perché non sono migrante, non sono messicana e non sapevo se avessi il diritto di scriverla. Ma quando mio padre è morto improvvisamente ho deciso di iniziarla nel 2016 proprio in contemporanea all’inizio delle elezioni presidenziali senza preoccuparmi di nessuno, So soltanto che lui ora ne sarebbe orgoglioso’.
In ogni caso se, come succede in molti casi, la chiave del successo passa attraverso il parlarne ad ogni costo, nel bene e nel male, ‘American Dirt’ si prepara ad esserlo, anche se il rischio del flop rimane ancora alto.

