La “prova delle prove” che avrebbe dovuto inchiodare Massimo Giuseppe Bossetti stabilendo senza ombra di dubbio che è lui l’assassino di Yara Gambirasio rischia ora di diventare un boomerang. Perché il Dna mitocondriale dell’uomo, in carcere dal 16 giugno, non coinciderebbe con quello di “Ignoto 1”, il killer. La circostanza emerge dalla relazione del perito incaricato dal pm di Bergamo.
In base alla nuova relazione, infatti, la parte mitocondriale, legata al ceppo materno, di Ignoto 1 non corrisponde in alcun modo a quella dello stesso Bossetti. Un punto certamente a favore della difesa, anche se la cellula di Dna è composta anche da una parte nucleare che fissa il ceppo paterno e che, al contrario, corrisponde a Massimo Giuseppe Bossetti.
“Basta arrampicarsi sugli specchi: non c’è nessuna prova regina e Massimo Giuseppe Bossetti va scarcerato”, ha subito detto l’avvocato Claudio Salvagni, interpellato dall’Adnkronos, per chiedere la scarcerazione del suo assistito.
E non appartiene a Massimo Bossetti nessuno dei 200 peli ritrovati sul corpo di Yara Gambirasio. Lo sostiene la relazione fatta eseguire ai tecnici dell’Universita’ di Pavia sulle tracce pilifere rinvenute sulla ragazzina e sul furgone del muratore nei primi di gennaio. Del resto solo una decina di peli sono umani (e due della stessa persona, ma e’ impossibile stabilire a chi appartengono).
Intanto l’avvocato di Bossetti, Claudio Salvagni, di recente ha detto di essere stato contattato da una persona di un’altra regione, la quale ha raccontato che due mesi prima del rapimento della tredicenne aveva avuto delle trattative per affittare un appartamento di sua proprieta’ a uno straniero che gli aveva raccontato di avere una fidanzata a Bergamo, che era minorenne, si chiamava Yara e faceva la ginnasta.

