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Culture
Librerie piene di volumi non letti. La nuova tendenza? Il tsundoku

Di Dom Serafini
 
Lo scorso ottobre, il settimanale "New York Times Book Review", che accompagna l'edizione domenicale del quotidiano newyorkese, ha aperto la porta ad un dibattito sulla personalitá delle persone che nelle loro case mettono in mostra tanti libri non letti. Dibattito che, se introdotto in Italia, potrebbe far prosperare i librai, sviando i consumatori dai negozi che vendono l'ultima versione dell'iPhone, e portandoli nelle librerie.
            L'autore dell'articolo, Kevin Mims, uno scrittore e libraio di Sacramento, California, dice di aver preso lo spunto da un articolo di Jessica Stillman che tratta del "perché bisogna circondarsi di tanti libri che non si avrá mai il tempo di leggere".
            Mims afferma che una voluminosa libreria personale rappresenta una personalitá curiosa ed aperta a nuove idee. Poi cita Nassim Nicholas Taleb (autore di "The Black Swan") per cui una libreria personale dovrebbe rappresentare sia quello che il proprietario sa, che quello che non sa.
            Inoltre, per Taleb i libri non letti hanno piú valore di quelli letti, poiché quelli non letti possono insegnare cose che ancora non si sanno. Essere consapevoli e farsi rammentare le tante cose che non si sanno, ha molto valore.
            L'opinione di Taleb é che l'accumulo di libri non letti puó essere definito come "anti-libreria", mentre Mims preferisce il termine giapponese "tsundoku", che vuol dire "una pila di libri". Poi, mentre Stillman e Taleb riconoscono solo due categorie di libri: letti e non letti, Mims introduce una terza categoria: quelli parzialmente letti, e tra questi inserisce le biografie e autobiografie, il che fa pensare che fine potrebbe fare il libro autobiografico e di critica sociale in vena umoristica di questo giornalista che verrá pubblicato dalla casa editrice Artemia di Mosciano, in Abruzzo.
            Ma non solo: dove posizionare questo mio libro in una libreria privata? Tra le cose conosciute o da conoscere (il che darebbe piú valore)? Infine, per coloro per cui la libreria personale rappresenta la loro immagine, un tale libro li proietterebbe come persone profonde o superficiali?
            L'articolo di Mims ha anche generato una valanga di lettere al "NY Times", tra cui una di un "tsundoku" che lavora in una libreria, che si vanta di ricevere "il 10% di sconto sui libri che non é riuscito a rubare".
            Un altro lettore aggiunge una quarta categoria di libri accumulati: quelli acquistati per supportare un'idea, ma, aggiunge: "quanti libri deprimenti si possono avere sul declino della democrazia?"

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