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Culture
Bologna è pronta a diventare la capitale mondiale della fotografia industriale

di Raffaello Carabini

"Industriale è riferito a industriosità, quindi al lavoro in tutta la sua capacità di produrre, post-produrre, con le sue pause, i suoi protagonisti e i suoi esiti", così spiega ad affaritaliani le diverse tematiche della seconda biennale "Foto/Industria Bologna '15" il curatore François Hébel. Saranno 12 le mostre di grandi fotografi di tutto il mondo a punteggiare dal 2 ottobre al primo novembre prossimi il capoluogo emiliano, con il corollario di due eventi - il concorso internazionale "GD4PhotoArt" per talenti emergenti e una rassegna dedicata ai volumi italiani di fotografia industriale - che si protrarranno fino alla fine dell'anno presso il MAST.

È proprio la Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia, il centro polifunzionale della società G.D. - simbolo della filantropia contemporanea, comprende una galleria, un auditorium, un asilo nido, un centro wellness, una mensa e una caffetteria -, a organizzare l'evento. "La fotografia è da sempre in rapporto con l'industria", continua Hébel. "Ci sono fondi nascosti dappertutto e MAST è l'unico centro del mondo che li ricerca, perché l'interessante di una foto non è il tema bensì il modo di guardare e di tradurre in opera ciò che si vede."
In 12 location medievali e moderne di Bologna, musei privati, del comune e dell'università, aperti al pubblico gratuitamente dal martedì alla domenica, lo dimostreranno star dell'obiettivo come gli italiani Gianni Berengo Gardin, con una selezione di circa 70 scatti tra i suoi celebri lavori per l'industria, e Luca Campigotto, che indaga barche e magazzini dismessi, gli americani David La Chapelle, che propone un progetto ecologico con rifiuti che diventano modellini industriali, O. Winston Link (un grande degli anni 50, pioniere della fotografia notturna e magnifico appassionato di treni, dimenticato perché colpito da alzheimer e maltrattato dalla moglie) e Neal Slavin, diventato regista di video dopo il grande successo delle sue simpatiche foto di gruppo degli 80. E poi il paesaggista canadese Edward Burtynsky e il cinese Hong Hao, testimone dell'invasione del consumismo nel suo Paese; e ancora, entrambi di inizio 900, il tedesco Hein Gorn, influenzato dal Bauhaus, e il francese Léon Gimpel, poetico e spettacolare cantore del néon. Per finire con la potentissima "papessa" a capo del servizio fotografico del "New York Times Magazine", Kathy Ryan, con una serie di foto fatte in redazione con il cellulare, e il chirurgo oncologo coreano Jason Sangik Noh, che "umanizza" il suo lavoro realizzando collage con reperti, dettagli vitali, schede, particolari medici.

"Ma oggi", conclude Hébel, "siamo tutti fotografi, per la gran parte pessimi, e la sfida futura sarà trovare i filtri giusti per evidenziare quelli bravi".

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