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Culture

Introduzione
Il futuro come terapia
(Durante la lettura si consiglia l'ascolto di Samarcanda
di Roberto Vecchioni)


L'età dell'oro del genere umano non si trova alle nostre spalle, ma
dinanzi a noi. CLAUDE HENRI DE ROUVROY, CONTE DI SAINT-SIMON

«L'arte di prevedere non gode di buona salute». Lo ha scritto Jacques Attali già nel 1998. E anche il futuro — che come vedremo è il tempo dell'umano — non stimola buoni pensieri. Il futuro è segnato dalla crisi, mentre l'arte del prevedere viene considerata un'attività illusoria, una pseudoscienza che glí economisti — e in particolare il mondo della finanza — hanno profondamente screditato, trasformandola in un attributo sospetto di poteri manipolatori. L'era dei balzi in avanti. dei sogni di ricchezza, dei progetti di civilizzazione sembra essersi definitivamente conclusa. Non si può più parlare neanche di una vittoria del presente sul futuro, così com'è avvenuto negli anni '80, gli anni del "tutto e subito", dell'edonismo reaganiano, dell'evento mediatico. Contínua Jaques Attali nel suo Lessico per il futuro. Dizionario del XXI secolo: «Ognuno si raggomitola nella propria sfera privata di mille schermi, non accettando di una realtà sfavillante, altro che le immagini mostrate dai mille schermi del divertimento».

Oggi non c'è più privato, non c'è più una realtà sfavillante a disposizione e soprattutto non c'è più divertimento. Tuttavia, non c'è neanche nostalgia per il passato che viene spesso cancellato o dimenticato senza :emore. Viviamo in un tempo sospeso in cui l'eccitazione del presente si è dileguata, insieme alla speranza per il futuro di cuí scriveva Ernst Bloch nel suo Il principio s'..)eranza, pubblicato nel 1959 — anno della mia nascita — e principale opera di riferimento in questa riflessione.

Un'opera monumentale di 1.500 pagine, interamente dedicata alla speranza per il futuro e, come scrive Remo Bodei nell'Introduzione, «alla ricerca incessante di nuovi spazi per l'espansione del nostro essere e di nuove vie d'uscita dalla difficoltà che tutti sperimentiamo [...] in un viaggio di scoperta e di mappatura delle varie dimensioni della "coscienza anticipatrice" e delle categorie portanti del pensiero utopico».

Il tempo che viviamo sembra scandito, invece, da paure sempre nuove, che minacciano di stravolgere la nostra vita quotidiana. Si diffonde una vera cultura dell'apprensione, capace di condizionare le forme della nostra convivenza e di frenare l'attitudine al coraggio e all'intraprendenza.

L'ipotesi di lavoro che vi propongo nelle 100 pagine di questo piccolo volume riguarda allora una visione del futuro da cui ripartire, senza perdere quella tensione verso un futuro migliore che ha da sempre caratterizzato la storia dell'uomo, come ci racconta Bloch in un'altra sua opera fondamentale, Lo spirito dell'utopia, scritta tra il 1915 e il 1917, nel pieno della Prima Guerra Mondiale. Il futuro come tempo dell'umano, appunto. Come se la risposta alla domanda «Che cos'è il futuro?» fosse: «La terapia per un mondo malato».

La riflessione che qui si presenta è articolata quindi in tre parti: diagnosi, prognosi e terapia, per definire una tessitura di pensiero sul futuro che parte dall'analisi dei suoi diversi passati, attraversa il suo presente e si proietta poi in una lettura positiva del futuro, individuando paradigmi e scenari plausibili e terapeutici. E in questo senso che ci interessa parlare di futuro come terapia per un mondo malato, tratteggiando una diagnosi e azzardando una prognosi attraverso l'applicazione dí quel principio responsabilità di cui scrive un altro grande autore, Hans Jonas. Cercheremo di seguire questa strada, ispirandoci a filosofie che, sia pure nella loro contrapposizione (l'ultimo capitolo del libro di Jonas vuole essere I ma confutazione della teoria di Bloch), sono in realtà ai culminate non solo dall'urgenza di fare del futuro il I. ,r() problema centrale, ma anche dalla ferma volontà di IvI - fede a un concetto integro di umanità. In questa Ittnensione, assume rilevanza l'idea della libertà come tira e come assunzione del limite.

I in ruolo importante avrà anche la riflessione conciliparadigmi del futuro, oltre alla "colonna sonora" ..1 lititerita in ciascun capitolo per accompagnare l'espen uza di lettura, arricchendola in termini evocativi.

Nella prima parte, dedicata a un'articolata analisi dia-t. t 'usi ica e che si intitola "I futuri del passato", attravert. temo gli orizzonti disciplinari che hanno accettato la ..1 t, la umana, troppo umana — direbbe Nietzsche — di In naginare il futuro, di costruirlo, di interpretarlo. In-t I i vidueremo le idee-chiave che ne hanno caratterizzato , I iversi scenari, mescolando testi e autori che vengono li lical i ma non sempre citati letteralmente in una sorta di imizzle teorico, in un'avventura tanto affascinante Il tal 110 necessaria, soprattutto in tempi di crisi.

Sarà allora utile al nostro scopo approfondire la voI, ,t ita intenzionale nell'orizzonte del futuro filosofico, il
lerio dell'altro nell'orizzonte del futuro psicologi, ti, la salvezza dell'anima nell'orizzonte del futuro rei Tioso, l'evoluzione valoriale nell'orizzonte del futuro t, iolugico, l'avvenimento accidentale nell'orizzonte lo tiro antropologico, l'utopia felice nell'orizzonte I I 1111 tiro politico, il progetto dell'unicità nell'orizzonte architettonico, il cortocircuito tra arte e normalità i l'i orizzonte del consumo quotidiano, il rischio profittevule nell'orizzonte del futuro economico, la palingenesi tecnologica nell'orizzonte del futuro fantascientifi, , ,•, infine, la previsione e le sue tecniche nell'orizzonte tutt'Io della ricerca. Temi tanto impegnativi verranno i untati come lampi nella notte, con riferimenti sin-t et i ci e privilegiati ad alcuni autori che ho amato e conlevato veri maestri nella mia attività. Non c'è nulla di esaustivo in questo campionario di futuri del passato, da cui — spero — il lettore potrà trarre ispirazione e qualche illuminazione. Tra la dimensione utopica del "non ancora", quella nostalgica del "non più", cercheremo di dare spazio a una riflessione sul "già-sempre".

Nella seconda parte, che si intitola "Il presente del futuro", proporrò una prognosi e cioè l'ipotesi sociologica di una nuova fase che segue quella postmoderna e che ho definito "modernità riflessiva", in cui la sociologia di Anthony Giddens (in particolare in Le conseguenze della modernità) e il nuovo realismo filosofico (in particolare il Manifesto del nuovo realismo di Maurizio Ferraris, con il dibattito che ha sollecitato) costituiscono punti di riferimento essenziali, così come l'insieme di ricerche realizzate in questi anni sui consumatori, sulle generazioni, sulle imprese, sul marketing, nell'evoluzione dai lifestyles ai mindstyles.

Nella terza parte, che si intitola "Il futuro del presente", esaminerò alcune suggestioni terapeutiche, ipotesi sul futuro che sono emerse dalla mia attività trentennale di sociologo che da sempre lavora sulla previsione e sulla costruzione di tendenze e paradigmi. Questa parte del volume ospiterà, come anticipato, una riflessione sui paradigmi del futuro alla cui elaborazione ho lavorato fin dal 2008 con il team del Future Concept Lab. In conclusione emergerà l'ipotesi di un tempo futuro e del suo vissuto come terapia per un mondo malato di depressione — la mancanza di futuro — e nello stesso tempo di angoscia, per un eccesso di futuro che si trasforma in visione apocalittica.
 

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