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Culture
"Che vita ragazzi...che vita!" di Alberto Alovisi

Di Harry di Prisco

Volete un consiglio ? Non leggete il libro di Alberto Alovisi “Che vita ragazzi…che vita !!” se non volete essere coinvolti ed entrare in punta di piedi nella vita e nella famiglia di un vero galantuomo che si “è fatto da sé”, come lo stesso scrive: “Ultimamente un conoscente mi ha riferito che mio padre diceva sempre che ero l’unico figlio che si era fatto da sé. Peccato, non me l’abbia mai detto!”. Iniziando la sua carriera da mozzo è arrivato a commissario di bordo della Tirrenia. Se poi vi interessano i romanzi avvincenti, per intenderci quelli che si “leggono tutti d’un fiato”, sarete più che appagati dalla lettura del volumetto edito da Luca Torre con la prefazione di Annamaria Ghedina. I libri possono essere classificati in vario modo, ma la principale divisione e fra quelli che vi cambiano la vita - migliorandola - e quelli che vi lasciano indifferenti. Ecco questo libro appartiene certamente alla prima rarissima categoria. Come sempre accade, la prima pubblicazione di uno scrittore è la sua autobiografia e questa non poteva certo sfuggire alla consuetudine, ma con una precisazione: non è una semplice opera biografica fine a sé stessa. Il racconto inizia nei primi decenni del secolo scorso e ci porta per mano a scoprire, anno dopo anno, gli angoli più nascosti di una Napoli che purtroppo è ormai scomparsa, con i suoi costumi, tradizioni e mestieri. La famiglia Alovisi non era certo agiata, ma ricchissima di sentimenti e affetti; vigeva il rispetto reciproco e   fortissimi erano i vincoli che legavano i nonni, i genitori e i germani, tutti conviventi in tre camere in via Cirillo, nei pressi di Porta Capuana. Nel libro innumerevoli sono gli insegnamenti che se ne ricavano, tratti da episodi realmente accaduti, a volte faceti e a volte drammatici, tutti risolti da Alovisi con stile e “savoir faire”. Il libro è un continuo viaggio, in noi stessi e in navigazione, perché, come scrive l’autore: ”In viagio si conoscono nuove realtà familiari, si superano problemi, si arricchisce il proprio bagaglio di esperienze di vita. Hai sempre da imparare da chiunque”. Dunque dicevamo di non leggere il libro di Alovisi, ma se poi non volete seguire il consiglio è meglio che siate preparati per sapere a cosa andate incontro. Farete un viaggio nel tempo e, se siete un po’ avanti negli anni, nella vostra gioventù. Perle di saggezza trasudano dalle pagine del libro in cui vi sono alcuni vocaboli ormai in disuso e altri in vernacolo napoletano.

Che vita ragazzi...che vita
 

Per quanto concerne i sentimenti, profusi a piene mani, l’amicizia - quella Vera - merita un posto d’onore, convari toccanti episodi. L’onestà è sottolineata dal ricordo del marinaio che avendo trovato un portafogli contenente dieci milioni delle vecchie lire nel mentre riassetta una cabina, lo restituisce al giovane sbadato passeggero senza volere nessuna ricompensa. Il comandante Alovisi, cucendo con un “fil rouge” i vari episodi della sua lunga carriera, racconta di luoghi visitati in Italia e all’estero quando sbarcava nei diversi porti toccati dalle navi. Dai racconti si possono trarre vari suggerimenti pratici, come ad esempio, sull’organizzazione di un’unità complessa come una nave, dove Alovisi gestiva centocinquanta dipendenti nei vari reparti, mettendo sempre il passeggero al centro di tutto, trattando tutti come persone e non come numeri (di cabina). Simpatico il ricordo di due autisti non ammessi dal maìtre al ristorante in calzoncini e ciabatte, poi garbatamente convinti dal nostro Alberto a cambiare abbigliamento, tanto da non essere riconosciuti dallo stesso responsabile del ristorante. I successi e i riconoscimenti avuti dalla Direzione della Tirrenia non sono stati gratuiti, ma frutto di sacrifici e dedizione totale al lavoro: pretendeva dai suoi collaboratori quanto chiedeva a sé stesso. Le ore destinate al riposo notturno spesso venivano interrotte per la risoluzione dei mille problemi che si presentavano in navigazione, facendo quasi rimpiangergli i tempi delle guardie di otto ore da ufficiale di macchina con la puzza della nafta. Avreste mai pensato che Alovisi si fosse trasformato in medico per dare dei punti di sutura al sopracciglio di un egiziano colpito durante una lite con un connazionale? Ebbene si, a quei tempi non era previsto un medico a bordo e solo anni dopo gli ufficiali fecero dei corsi di medicina d’urgenza.

Ma questo non è l’unico episodio in cui il Capitano, smessa temporaneamente la divisa, ha indossato il camice bianco. In un’altra occasione lo stesso ha dovuto necessariamente fingersi medico per disarmare dal coltello a serramanico un recluso che, minacciando di tagliare la gola ad un compagno, era in transito da un luogo di pena ad un altro. Le lunghe assenze da casa non hanno impedito ad Alovisi di farsi una famiglia, acquistare casa, avere dei figli e seguirli da lontano,  il tutto con tante privazioni ed un’organizzazione svizzera per calibrare i tempi per raggiungere casa, dove era sempre ad attenderlo l’adorata Elena e la cagnolina Stella. Il mal di mare, di cui soffre il nostro lupo di mare, non gli è mai stato d’impedimento nello svolgimento dei suoi delicati compiti di commissario di bordo. La timidezza di Alovisi, che potremmo definire un burbero benefico, non gli ha mai impedito né di dichiarare apertamente ai suoi superiori il suo pensiero, né di essere  prevaricato ingiustamente, tenendo fede alla propria moralità proseguendo dritto per la propria strada senza tener conto di niente e di nessuno. Ai vari raccomandati incontrati negli anni non ha riservato trattamento  diverso dagli altri dipendenti. Chi leggerà il libro saprà come si preparano gli spaghetti alla “picchi pacchia” tanto graditi all’attore Renzo Palmer. Per poter reperire il libro  basta rivolgersi all’editore: www.lucatorre.it. L’autore ci lascia con questa riflessione: ”Nella vita non bisogna fare l’errore di non andare fino in fondo e di iniziare quello che si sogna di fare. Io sono sempre andato in fondo a tutto quello che ho fatto”. Meditate gente, meditate.

                                                                                                                  

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"che vita ragazzi...che vita" alberto alovisialberto alovisi autore
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