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Culture
"Dialogo tra e con le parole". Il libro del conte Marcucci Pinoli
Conte Alessandro Marcucci Pinoli

Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina. Un uomo speciale dal cognome altisonante, degno del titolo nobiliare, semplicemente Nani, per gli amici


Imparare a definire le parole è un compito tanto complesso quanto cruciale per realizzare il fondamentale collegamento tra la sua dimensione individuale e quella collettiva.

Ciò costituisce un prerequisito indispensabile per esprimere e condividere compiutamente emozioni, conoscenze, intenzioni. 

"In Italia ogni 5 secondi muore un congiuntivo, un pronome femminile, un passato remoto. Tu puoi fare molto per fermare questo eccidio. Leggi un libro, un giornale, un fumetto. La fine di tanta sofferenza dipende anche da te" anche per questi motivi ho scritto il mio ultimo libro: “DIALOGHI TRA E CON LE PAROLE” edizioni Giuseppe Laterza di Bari.

Chi parla è il conte Alessandro Marcucci Pinoli di Valfesina. Un uomo speciale dal cognome altisonante, degno del titolo nobiliare, semplicemente Nani, per gli amici. Avvocato, console, ambasciatore, Cavaliere, commendatore, pittore, scultore, scrittore e così via.

“È da sempre uomo impegnato in imprese ed iniziative private e pubbliche, ma tra queste privilegia decisamente quelle culturali” ha detto di lui Carlo Bo.  L’arte come sua grande passione. che gli viene dalla famiglia, profondamente sentita e vissuta, che gli valse il premio “Il sogno di Piero” ricevuto nel 2010 da Vittorio Sgarbi, che lo definisce “gentile, disponibile, originale… una persona la cui esistenza è fondata sul paradosso”.

Proprio il famoso critico d’arte italiano inaugurò il suo specialissimo hotel Alexander Museum di Pesaro, un vero e proprio albergo-museo in cui gli ospiti dormono tra le opere d’arte presenti in ogni camera. Per chi volesse saperne di più dell’eclettico personaggio troverà le note biografiche alla fine del libro.

Tornando alla sua ultima opera: “In questo interessante e stimolante libro, l’autore si è posto il compito di fare dialogare le parole. In un paese dove le parole sono maltrattate e manipolate, il compito è, al tempo stesso, meritorio, ma molto arduo. Lo svolge con cura e gusto, anche implicitamente indirizzando doverose critiche ai semplificatori che spesso si avviluppano nell’ignoranza e nella confusione” si legge nella prefazione   del professor Gianfranco Pasquino.

Il dialogo è una forma di comunicazione tra due o più persone che qui sono le parole stesse, scelte a senso, generalmente due alla volta a confronto per migliorare l'espressione di pensieri, idee, opinioni.

Per cercare di spiegarne il significato secondo l'esperienza dell'autore e la sua personalità sensibile, gentile e divertente.  Per migliorare chi sa ascoltare nella propria cultura, nel proprio agire, nel  proprio comportamento che ne sarà conforme.

Lo scopo è quello di rendere qualsiasi comunicazione più vera, più utile, più libera, come fosse un’opera d’arte, scevra da equivoci perché così come c'è la possibilità, a seconda delle parole che usiamo e come le usiamo, di unire le persone c'è anche quella di dividerle e metterle in contrasto.

È importante fare un uso corretto dei termini e “Visto che da una parte so che ormai pochissimi leggono e d' altra parte continuo a dover sentire molte, troppe assurdità, anche nei talk show televisivi, ho scritto quest' ultimo libro”. È sempre il conte che parla.

“Ho scritto di tutto, poesie, gialli, favole, ecc. E sempre ho usato tante metafore, prediligendo poi addirittura una scrittura molto semplice, ma magari con intenti subliminali. Anche per cercare di non diventare noioso con la mia mania di voler essere in qualche modo un po’ “pedagogico”, vista la superficialità che spesso ci circonda. E nella speranza che questi “giochielucubrazionicalambour” possano essere un po’ utili e un po’ piacevoli”, si legge nell’introduzione.

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