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Culture
Donne compositrici, una minoranza da proteggere
Foto: LaPresse

di Paola Serristori

Nel mondo le donne sono in minoranza anche tra i compositori di musica. Non invocano il femminismo, ma maggiore attenzione e tutela. “Noi siamo artiste, ma prima di tutto siamo esseri umani! Siamo tutti esseri umani, uomini e donne”, la sospensione del genere, e del pregiudizio, è il messaggio che lanciano alla platea dell’UNESCO, nella giornata dedicata all’essere compositrice, organizzata dalla delegazione permanente della Repubblica ceca, su impulso dell’ambasciatore Petr Drulák, e la consulenza di Lenka Stransky, insegnante e ricercatrice dell’Université Paris-Est Marne-la-Vallee (UPEM). Le oratrici arrivano da Paesi profondamente diversi per tradizioni e cultura (Germania, Iran, Repubblica ceca, Tunisia, Austria, Brasile, Belgio, Cina, Argentina). Le loro esperienze hanno in comune la difficoltà di intraprendere e proseguire una carriera in un ambiente in cui sono gli uomini a detenere maggioranza e potere decisionale. In apertura, Silja Fisher, segretario generale del Consiglio internazionale della musica dell’UNESCO, ha annunciato le cifre eloquenti: “In Francia attualmente il 45 per cento dei compositori sono stranieri, tra i quali soltanto il 10 per cento donne, e meno dell’1 per cento delle musiche contemporanee in programmazione appartengono a compositrici.”

La donna è stigmatizzata anche in campo artistico. A Parigi, per esempio, Elsa Vautrain, direttore amministrativo del Théâtre Marigny, racconta dello stupore di chi la incontra in un ruolo chiave, ad un tavolo di riunione: “Ho trent’anni, sono diventata direttore di un teatro a 29 anni e ho la fortuna che il mio direttore generale di anni ne ha 69 ed una per me una guida. Mi dicono ‘tu sei molto ben accompagnata… ‘ Rispondo: sì, è vero. Alcuni sottintendono chissà che cosa devi avere fatto per essere lì, ad occupare quel posto, altri, che conoscono il direttore generale, sanno che è una persona seria, un uomo integro, che ha scelto la mia capacità. Ho lavorato sodo per arrivar. Eppure incontro il pregiudizio: tu sei ben accompagnata… Agli uomini non sarebbe additata una colpa a priori. In un colloquio di lavoro, ad esempio, è chiaro che bisogna piacere all’interlocutore, ma è una seduzione intellettuale. Invece se è una donna che deve piacere per ottenere un incarico si pensa subito ad un altro tipo di seduzione. Subito prevale un’ottica patriarcale, e la proiezione è quella di una donna di facili costumi. Io sono francese, ma ho ereditato la cultura sovietica da mamma armena. La discriminazione uomo e donna è un non problema. Le donne entrano nell’armata, fondano imprese, lavorano.”

Lubica Cekovska, compositrice slovacca di musica contemporanea, ribadisce: “Alla donna dev’essere riconosciuta la libertà dagli stereotipi. La mia opinione è che la musica si un potente mezzo espressivo e chi detiene il potere vuole soffocare la voce delle donne. Se una ragazza decide di diventare compositrice tutti le dicono di cambiare strada, deve lottare per convincerli che è una passione così forte, come l’istinto di volare, da poterci rinunciare. Io sono nata in una famiglia di artisti di musica popolare. Tra noi non si parlava di compositore maschio o femmina, piuttosto di buona o cattiva musica.”

unesco
 

Wu Na, compositrice cinese: “In classe c’erano maschi e femmine, l’arte è difficile per tutti, per le politiche messe in pratica dal governo, ma certo che per le donne lo è di più. Oggi che ho due figli, dopo la cena, dopo che li ho messi a letto, penso alla musica. Le donne dovrebbero essere sostenute diversamente, perché hanno carichi di lavoro diversi dai colleghi maschi. Questo spiega perché la loro carriera è ostacolata e pochissime riescono a proseguirla.”

Catherine Boissière, direttrice comunicazione e pr Société des Auteurs, Compositeurs et Éditeurs de Musique (SACEM): “L’istruzione consente la presa di coscienza nei diversi campi artistici. Per un cambiamento significativo non basta invocare la psicologia dei singoli, chiedere all’uno o all’altro di valutare l’opera, c’è bisogno di andare più in là, creare condizioni economiche d’accesso al Centro nazionale di cinematografia e residenze d’autore per le artiste.”

In questa direzione illuminata procede la municipalità di Enghien-Les-Bais, nella Val d’Oise. Dominique Roland, membro del cda del Fondo internazionale per la Promozione della Cultura dell’UNESCO, e responsabile per l’innovazione e lo sviluppo tecnologico della città di Enghien-Les-Bains, che fa parte del circuito internazionale delle città creative in 5 Continenti, che dal 10 al 15 giugno si riunirà in Italia, a Fabriano, associata nel 2013, ha sottolineato: “Io auspico che la città sia un laboratorio culturale, affinché l’arte diventi accessibile a tutti e contribuisca alla diffusione ed al progresso della cultura nella società.”

 

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