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Culture
"Favolacce" a causa del lockdown è uscito in streaming prima che nelle sale

La quarantena, grazie allo streaming forzato, ci ha “regalato” il film Favolacce, l’imperdibile seconda pellicola dei fratelli d’Innocenzo (non ancora vista al cinema) che disintegra le convezioni famigliari agli occhi dei bambini. Ma quella che hanno di fronte questi bambini non è una favola: ma la cruda realtà. Per questo anche il titolo del film suona beffardo e già fa male: Favolacce. I fratelli d’Innocenzo già qualche anno fa, con la loro opera prima (La Terra dell’Abbastanza), ci regalarono una prova notevole raccontandoci uno spaccato di periferia dove due amici fraterni precipitano in un vicolo cieco credendo di trovare il riscatto, ma qualcosa va storto e nel finale, senza sconti, c’è solo l’impossibilità di tornare indietro. La fotografia magistrale di quel film la ritroviamo anche in Favolacce che si colloca nello stesso contesto sociale, ma stavolta il racconto parte dai microcosmi familiari e il punto di vista è quello dei bambini, i soggetti più deboli, sempre. Qui diventano il grande alibi degli adulti, sia nel bene (la recita dei due fratellini che leggono la pagella con tutti dieci) sia nel male (quando vengono malmenati per aver sollevato dubbi sull’integrità dell’intoccabile famiglia, paravento patetico di frustrazioni e fallimenti). Bambini che devono crescere troppo in fretta, bambini che cercano di resistere al marcio che li circonda ma ne sono anche assorbiti, bambini che cercano (riuscendoci purtroppo) drammatiche vie d’uscita, bambini che anziché vivere di favole e di speranze, sono i perdenti protagonisti di favolacce orchestrate da miserie, invidie e sopraffazioni degli adulti. Dicevamo della fotografia, straordinaria anche in questo film, che qui sconfina nell’arte pura con immagini “rubate” al pittore Hopper. In questo Favolacce ci sono però anche altri forti elementi estetici, quelli dell’estate fatta di colori vivi e d’orati, quasi sbiaditi, dei rumori della natura, dei rumori dalle finestra aperte, del tempo lungo e sospeso delle giornate afose. Rumori che accompagnano i bambini, rumori forti e regolari che spesso rendono poco intellegibili i dialoghi, una sorta di colonna sonora a cui ci si attacca per trovare un filo di speranza. Però sarà una speranza tarpata da un destino segnato e, come nella Terra dell’Abbastanza, senza sconti che trova qui la sua catarsi nel volto muto e dilaniato di Elio Germano e nel disperato lamento finale che assurge a canzone. Standing ovation per Damiano e Fabio d’Innocenzo che hanno vinto giustamente con Favolacce l’Orso d’argento per la migliore sceneggiatura alla Berlinale 2020, film che sarebbe dovuto uscire nelle sale proprio durante i mesi del lockdown, per questo la distribuzione è stata obbligata a cambiare strategia sbarcando su alcune piattaforme in streaming. Ci auguriamo che il film possa uscire presto anche nelle sale perché merita ogni onore che solo il grande schermo sa offrire. E segniamoci il nome di questi due registi perché stanno marcando un segno netto di discontinuità nel cinema italiano. 

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