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Culture

Di Maria Carla Rota

Filosofia sui Navigli/ L'intervento di Marco Focchi: "L'essere umano e l'inconscio tra destino e libertà". GUARDA IL VIDEO

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I resti sintomatici.
La psicoanalisi di fronte all’al di là del terapeutico

11 e 12 maggio 2013
Dalle ore 10 di sabato alle 14 di domenica

Sala degli Affreschi
Società Umanitaria
Via San Barnaba, 48 – Milano

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Le tavole rotonde:
1) Effetti di cura, resti dell'esperienza
2) La tirannia dell'oggetto
3) Tracce di sapere. Testimonianze del lavoro nei Cartelli della Scuola
4) Esiste la parola fine? Testimonianze degli AE
e dagli argomenti attorno a cui abbiamo suddiviso il lavoro delle Sessioni Simultanee:
1) Che cosa resta della difesa
2) Il godimento perduto e i suoi recuperi
3) Presa del sintomo sul corpo

Parteciperanno il Presidente AMP Leonardo Gorostiza, oltre al Presidente EFP Gil Caroz, così come i Presidenti delle altre Scuole Europee.

I resti sintomatici sono ciò che rimane al termine di un percorso di psicoanalisi, che non elimina del tutto il sintomo. E' piuttosto un processo di trasformazione che rende un ostacolo un elemento propulsivo. Per il singolo, ma anche per la società. La psicoanalisi proprio oggi può essere un'alternativa allo scientismo imperante. Perché non tutto si rivolve con un'equazione matematica. C'è qualcosa di più nelle nostre vite, un lato glamour che non è quantificabile...

Sono questi i temi del convegno  "I resti sintomatici. La psicoanalisi di fronte all’al di là del terapeutico", organizzato a Milano il prossimo 11 e 12 maggio. Ad anticiparli ad Affaritaliani.it è Marco Focchi, psicoanalista e psicoterapeuta, membro del comitato scientifico organizzatore, presidente dal 2008 al 2011 della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi e direttore dell'Istituto freudiano per la clinica, la terapia e la scienza di Milano. Ha scritto diversi libri (tra cui "Il glamour della psicoanalisi") e tiene periodicamente conferenze e seminari in Italia e all’estero.

Innanzitutto che cos'è il sintomo in psicoanalisi?
"Bisogna distinguere tra il sintomo in medicina e in psicoanalisi, perché c'è una concezione diversa. Nel primo caso viene considerato una fonte di sofferenza da eliminare totalmente per tornare a una situazione di benessere precedente. Una "normalità" pre-esistente che invece non esiste in psicoanalisi. Il trauma è in questo caso un elemento strutturale e il sintomo è già un primo tentativo di guarigione, per riprendere la definizione che ne dava Freud. Il sintomo in psicoanalisi non è qualcosa di disfunzionale, al contrario: l'obiettivo è far ritrovare al soggetto quella funzionalità che è stata smarrita. I resti sintomatici, in questo senso, sono come gli "avanzi da cucinare": con gli "avanzi della nevrosi" si può fare qualcosa".

Un processo di accettazione?
"Non proprio. L'accettazione sembra una rassegnazione. Qui invece c'è un processo di trasformazione, da ostacolo a elemento di propulsione. Bisogna separare il sintomo dalla sofferenza per riutilizzare in modo attivo ciò che prima era fonte di dolore".

Perché la decisione di evidenziare proprio ora il tema dei resti sintomatici?
"Viviamo in un'epoca dominata dallo scientismo, ovvero la tendenza ad applicare il metodo scientifico ad ogni campo come se così, con un intervento tecnico, si potesse risolvere tutto. Una pillola o una procedura vengono presentate come chiavi di ogni processo in una logica soluzione-risposta. Ma tutto questo è falsante. Qui si tratta di fare una traversata di se stessi per ritrovare e rielaborare soluzioni proprie. Bisogna mostrare l'utilità di un aspetto sintomatico che non è solo malattia, come hanno già fatto in passato Proust piuttosto che Virginia Woolf o Nietzsche, che vedeva la malattia come via elettiva alla salute".

La psicoanalisi può aiutare anche la società oltre al singolo?
"Assolutamente sì. La nostra prospettiva è sempre stata rivolta verso un impegno sociale. Basta con le torri d'avorio, facciamo entrare la psicoanalisi nella società E' un metodo fortemente esportabile, dalla scuola ai temi di salute pubblica, proprio perché ha un risvolto socio-politico".

La psicoanalisi è... glamour?
"Glamour è un termine che ha ricevuto nobiltà letteraria con Walter Scott, che ha ripreso un'antica parola scozzese: indica un incantesimo che fa apparire le cose più belle di quanto siano. In questo senso mette in gioco la credenza e sfugge allo scientismo. Il glamour non si può ricondurre alla certezza di un calcolo matematico. Quando ci innamoriamo, il glamour rende l'altro unico ai nostri occhi. Ma questo non è un inganno. C'è una sopravvalutazione erotica del partner, che non è però un errore di valutazione, ma è qualcosa che va al di là dei normali scambi tra persone. In questo glamour la cui luce avvolge la persona amata c'è qualcosa di più, che non è quantificabile. E così accade anche a livello di società. Una volta c'erano i nobili, gli stemmi, i blasoni, gli arcana impèrii che avvolgevano solo alcune classi privilegiate. Oggi il glamour si è democratizzato".

Sito: http://www.marcofocchi.it/

Blog: http://usoinconscio.blogspot.it/

 

 

 

 

Tags:
focchipsicoanalisilacanconvegno
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