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Culture

di Paola Serristori

 

Le donne impegnate nella ricerca scientifica hanno il potere di cambiare il mondo. Con questa visione pionieristica nel 1998 nasceva il Premio alle scienziate UNESCO e Fondazione L’Oréal, che in ventuno edizioni ha sostenuto la ricerca di 107 donne – ogni premiata riceve 100 mila euro –  ed oltre 3000 giovani ricercatrici, con l’obiettivo condiviso di superare le diseguaglianze di genere, favorire l’accesso alla carriera, l’ampliamento delle conoscenze attraverso conferenze e simposi, la partecipazione a ruoli decisionali. Soltanto il 30 per cento dei ricercatori sono donne.

Nel 2019 la giuria di For Women in Science ha scelto cinque direttrici di ricerca, una per continente, e quindici giovani, che sono state invitate all’UNESCO per ricevere i riconoscimenti nella cerimonia in presenza del Direttore generale Audrey Azoulay e del Presidente della Fondazione L’Orèal Jean Paul Agon. Dal prossimo anno saranno raddoppiati i premi per l’area subsahariana, considerata cruciale per gli equilibri del pianeta. Inoltre, matematica e scienza computazionale vengono incluse tra le candidature.

Pochi conoscono il rischio salute a causa dell’inquinamento atmosferico. La scienza ha accertato che in media abbrevia di 2,1 anni la durata della vita di ogni individuo. L’aria della città di Beirut è sette volte più inquinata di Los Angeles. Un’ora di narghilè equivale a due pacchetti di sigarette. È una ricercatrice che ha lavorato al progresso della conoscenza sui componenti cancerogeni nell’aria, da cui deriva lo sviluppo della consapevolezza nella collettività nelle scelte ed il benessere comune. Unesco e la Fondazione del gruppo l’Oréal hanno premiato per questi studi il Professore di Chimica analitica ed atmosferica Najat Aoun Saliba, Direttore di Nature Conservation Center di American University a Beirut, Libano. La sua esperienza può diventare un modello: “Mia mamma si oppose al preconcetto che le figlie femmine facessero un matrimonio precoce – sottolinea Saliba –. Disse: le mie figlie devono potere studiare, conoscere la vita, non chiudersi in una casa. Io sono una combattente. Dico a tutte le donne di credere in quello che vogliono realizzare.”

Per l’area latino-americana, in Argentina è stato scelto il Professore Karen Hallberg, fisico ed esperto di condensazione della materia di Balseiro Institute e Direttore di Bariloche Atomic Center. Il suo messaggio: “Le mie ricerche sono focalizzate sui materiali grandi conduttori. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto, lasciandomi libera di prendere le mie decisioni. Il mio consiglio è quello che ho passato a mia figlia: qualunque cosa tu faccia vedi di farla al meglio.”

In Asia-Pacifico, il Professore emerito dell’Università di Tokyo Maki Kawai, Presidente di Chemistry Society, (manipolazione e trasformazione di molecole separate a livello atomico). “Nel mio laboratorio studiamo i semi-conduttori, in particolare c’interessa capire le vibrazioni dentro la materia, per scoprire nuovi materiali. Ci sono stati momenti duri. Il Giappone è considerato un Paese moderno, ma non è del tutto vero. Gli uomini non sono abituati ad ascoltare la donna che è alla guida di un istituto di ricerca. Insistere e non mollare mai.”

In Europa il Professore Claire Voisin, Collège de France e ricercatore del CNRS (geometria algebrica): “La scienza dà risposte ed è quello che mi piace.” In America del Nord il Professore Ingrid Daubechies, Duke Univesity (trattamento nunerico immagini e segnali per la creazione di algoritmi e la compressione dei dati). “La matematica ha bisogno di donne – ha detto alla platea –. Dico alle giovani di avvicinarsi a questo indirizzo perché la matematica non è un nemico. Al contrario, io amo conoscere quello che non so. Attraverso il mio lavoro ho potuto collaborare con paleontologi, esperti d’arte… “

Come inizia una carriera nella ricerca scientifica? Un’intuizione, o l’incontro con un mentore, che sia un parente o un insegnante, sono alla base di una passione che richiede impegno e costanza. Il Direttore generale UNESCO Azoulay ha ricordato le parole di Maria Curie sull’avventura della scienza. In campo matematico e nell’ingegneria manca l’apporto dell’intelligenza femminile.

In una tavola rotonda, che ha preceduto la consegna dei premi, la dottoressa Warimu Bosire ha riferito della situazione in Costa d’Avorio: “In quest’area geografica la prima dei figli che trova un lavoro porta il pane alla famiglia. Io ero diventata medico, volevo fare ricerca scientifica. Nessuno capiva la mia scelta. Mi dicevano: una carriera lunga, senza visibilità… Bisogna cambiare gli stereotipi della società. E lasciare le ragazze libere di realizzare il loro talento.”

Il Professore Valerie Gbonon, nata in Congo, è un esempio di questo impegno: “Lavoravo in Germania, ma mi sono detta che dovevo fare qualcosa per il mio Paese, perché se non lo facevo io non l’avrebbe fatto uno straniero al posto mio. Senza la scienza i Paesi non potranno svilupparsi e non usciranno dalla condizione di miseria e difficoltà.”

 

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