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Culture
'Napolitano a gamba tesa sulla Procura'. Film-terremoto di Sabina Guzzanti

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "si è, per sua decisione, legato al processo" sulla trattativa Stato - mafia. A sostenerlo, nella conferenza stampa sul suo film "La Trattativa", presentato ieri fuori concorso alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, la regista Sabina Guzzanti, secondo cui questo e' avvenuto perche' il Presidente della Repubblica "ha fatto interventi a gamba tesa sulla procura di Palermo". Napolitano compare nel finale della pellicola in alcuni filmati. Da queste affermazioni, tuttavia, Guzzanti non si aspetta polemiche. "Purtroppo non se ne puo' aprire nessuna", ha detto sottolineando che tutte le parole presenti nel film sono state controllate, grazie anche all'aiuto del giornalista Giorgio Mottola, e ribadendo che "e' documentato che Napolitano ha fatto pressioni sulla Cassazione e sul procuratore Grasso". "Di Napolitano dico la cosa piu' grave e incontestabile dell'intervento del Quirinale, ovvero che ha fatto pressioni a favore di un indagato", l'ex ministro Nicola Mancino, ha aggiunto la regista. Guzzanti ha sottolineato anche come, all'epoca delle stragi, Napolitano fosse il presidente della Camera, Luciano Violante fosse il presidente dell'Antimafia ed entrambi fossero esponenti dello stesso partito. "Violante sapeva della trattativa, erano dello stesso partito, e' ragionevole pensare che ne possano aver parlato", ha concluso.

'La Trattativa', presentato ieri fuori concorso alla 71esima Mostra del cinema di Venezia, e' un film "inattaccabile", "piu' sullo Stato che sulla mafia", che mostra come le "istituzioni italiane hanno una gran paura della democrazia" e che spiega come, senza la trattativa Stato - mafia, avremmo avuto "un Paese diverso e migliore, e forse anche Falcone e Borsellino, che erano due uomini in gamba". A sostenerlo, in conferenza stampa, la regista e sceneggiatrice della pellicola, Sabina Guzzanti. Quelli raccontati nel film, ha detto, "sono fatti realmente accaduti, poi individuare di chi sia la responsabilita' penale e' un altro discorso". Per il suo lavoro Guzzanti ha avuto bisogno di diversi mesi di ricerca e di studio, passanto anche per esempio attraverso il riascolto dei processi, "che sono messi a disposizione di tutti gli utenti da Radio Radicale"; durante questo periodo di approfondimento, "ho avuto dei momenti di depressione", ma "lo scopo di questo film e' di mettere tutti in grado di capire di cosa si parla, perche' si tratta di fatti che hanno cambiato il corso della nostra democrazia", ha aggiunto, precisando che a suo vedere la pellicola "da' tutte le spiegazioni che servono a capire perche' l'Italia e' cambiata cosi' tanto e cosi' rapidamente" "Se gli italiani conoscessero bene questi fatti e non in modo generico si renderebbero conto che quelle stesse istituzioni e quella stessa classe dirigente che e' ancora al comando", ha attaccato Guzzanti. La conclusione che si ricava, insomma, e' che "le istituzioni italiane hanno una gran paura della democrazia" e che "nei momenti difficili hanno sempre scelto un'altra strada, come durante l'epoca delle stragi", evitando la democrazia e "prendendo decisioni convincendoci che sono per il nostro bene". Per la regista, poi, c'e' una differenza fra la verita' processuale e quella sostanziale: "il processo serve a trovare un responsabile penale del fatto", ma anche se non si arrivasse a una condanna, "non vuol dire che noi non possiamo supporre o presuppore". "Il film e' inattaccabile, tutti i fatti sono realmente accaduti, ma questo non vuol dire che venga trovato un colpevole: da noi non si e' mai trovato colpevole per nulla. E' necessario svincolarsi dalla realta' processuale e prenderci le proprie responsabilita'", ha detto.

Nel fare 'La Trattativa' Sabina Guzzanti non ha "mai pensato di fare solo un documentario". A spiegarlo la stessa regista, secondo cui la formula mista, con una parte di finzione e una documentale, "e' stata la svolta nella scrittura del film", perche' "consente agli attori una recitazione un po' brechtiana che e' importante per il film, perche' continuamente ricordiamo che e' punto di vista di questo o quel testimone". "Tutt'ora non saprei come altro raccontare questa vicenda senza questa formula, che permette di introdurre anche dei ragionamenti", ha aggiunto, rivelando di aver preso spunto da un cortometraggio di Elio Petri, presente anche nelle note di regia, in cui recitava Gian Maria Volonte', citato nel film. 

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