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Culture
IL POTERE DELLA POLITICA, di Luigi Musella

di Alessandra Peluso

Il potere della politica (Carocci editore) apre uno scenario a tratti inquietante di come si sia trasformata la politica oggi, e come siano cambiati il ruolo dello Stato, del governo e il ruolo del cittadino.
È un'analisi acuta quella di Luigi Musella che potrebbe dar vita ad un dibattito, generando spunti di riflessioni molto interessanti.
Innanzitutto, col libro “Il potere della politica. Partiti e Stato (1945-2015)” si ha un modo di confrontarsi con la storia e gli accadimenti di questi anni, permette al lettore, allo studioso, di ripercorrere le varie tappe dallo Stato, alla nascita dei partiti, ai diversi piani del potere che si combinano, sino al ruolo prioritario dell'economia e a finire si giunge verso una politica sempre meno credibile.
Lo Stato, afferma lo storico Musella, era prevalentemente un pedagogo, ora è prevalentemente regolatore. E giustappunto, regola ogni aspetto quotidiano della vita di ciascun individuo, senza nemmeno che questi alle volte ne abbia coscienza, prevaricando ogni suo diritto e dovere, i quali non consistono semplicemente nelle azioni relative al pagamento delle tasse o al recarsi alle urne per il voto.
Tuttavia, parlare di politica, oggi, assume tutt'altro significato che in passato; nella sua formulazione classica, infatti, secondo quella platonica-aristotelica, ad esempio, la politica è una vera e propria filosofia dell'uomo, tutti si interessano di politica, la quale ingloba l'etica. La politica e lo Stato devono essere in grado di permettere il bene comune. Hannah Arendt, nostra contemporanea, parlerebbe di “fare”, agire nello “spazio” delle diversità, arricchendosi con le differenze, eliminando l'indifferenza, perché è proprio con l'indifferenza che si generano gli strapoteri e per la quale, in passato, è sorto il totalitarismo.
Attualmente, invece, la politica ha assunto, dunque, tutt'altro significato e il politico è stato categorizzato in un fare subdolo, di basso profilo, è visto purtroppo come colui che è dedito a compromessi, e al raggiungimento del proprio interesse. Ancor peggio quando si fa riferimento a strutture di potere legate al sistema dei partiti, valido sino alla seconda metà degli anni Settanta, quando si sono poi affermate nuove forme clientelari. Una rete di relazioni tra cliente e venditore, dunque, in un luogo aziendale, che, a ben vedere assume toni di natura economica, per nulla politica né tanto meno etica.
Un'analisi attendibile è quella di Musella sul “clientelismo”, trattata in modo chiaro e dettagliato con le conseguenti dinamiche nell'organizzazione del consenso. E dunque, segue nel testo un excursus storico-politico sulla formazione del partiti, come nuovi attori politici; e poi, l'autore affronta le difficoltà negli anni cinquanta della DC e le posizioni di De Gasperi e Amintore Fanfani. Nel corso di questi anni, e via via definitivamente, - si legge -, nei primi anni Sessanta, gli equilibri e i rapporti tra politica e l'economia e tra i partiti e alcuni gruppi d'interesse si modificarono (p. 101). Vi è poi, il capitolo dedicato a “Lo scandalo politico”, ossia “Mani pulite” e le pagine sanguinose di magistrati uccisi dalle Brigate Rosse. Gli episodi relativi ad Andreotti e a Craxi. Persone e personaggi che, nel bene e nel male, hanno tracciato la storia politica italiana, e avviato ad un futuro, il quale a partire dagli anni Novanta, con il fenomeno della globalizzazione ha comportato una vera e propria crisi dello Stato.
La globalizzazione ha finito, infatti, per accentuare la perdita di sovranità economica degli Stati: commercio, imprese, finanza sono autonome dallo Stato, ed è per questo che, negli ultimi decenni, quest'ultimo è divenuto sempre più dipendente dall'economia.
Pertanto, da storico, Luigi Musella, ha delineato una perfetta analisi della formazione politica italiana, o meglio da fine storiografo, con una nitidezza tale che il libro potrebbe essere prodotto anche come documentario da proporre nelle scuole, o in Università.

“Il potere della politica”, di Luigi Musella, genera dubbi e forse, possibili soluzioni: nella politica dovrebbe entrarci un po' di etica, forse andrebbe ripresa una cultura umanistica; e, inoltre, appare necessario riprendere il significato originario della politica. Ciascuno: Stato e cittadini devono assumere i propri ruoli e le proprie responsabilità.
Sembra semplice, ma non lo è affatto, dato il sistema imponente europeo, globalizzato, del quale l'Italia ne fa parte, dato il capitalismo imperante - criticato aspramente e costantemente dal filosofo Diego Fusaro.
Fare politica significa anche, rispettare il luogo nel quale si vive e curarlo, perché in un bel luogo, (έυ τόπος) crescono cittadini con una bell'anima. 
          

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