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Culture

Introduzione. A metà del guado

Le novità e i cambiamenti suscitano senti-menti, in ciascuno di noi. Fisiologicamente port-ati a cercare un equilibrio tra il nostro ego, le altre persone, e l’ambiente che ci circonda, non possiamo restare indifferenti di fronte ad un ele-mento che, in ogni caso, creerà un nuovo sbilan-ciamento. I sentimenti possono avere un carattere opposto, in linea con le differenti personalità di chi li prova. Esistono gli individui inclini al cam-biamento, che anzi lo cercano in maniera con-tinua, perché perseguire una linea di progresso ed evoluzione fa parte del loro istinto, perché non amano trovarsi mai in una situazione stanziale. Sono i cosiddetti progressisti o entusiasti, che amano illustrare e divulgare alla comunità i nu-merosi aspetti positivi che la rivoluzione cul-turale del momento introduce, e che “spingono” sempre più affinché il resto delle persone la accetti. Non esiste un vero progresso, finché i benefici di una nuova tecnologia non sono evidenti (e percepiti) per tutti.

Ci sono poi le persone restie al cambia-mento, coloro che, avendo trovato un equilibrio che reputano soddisfacente, desiderano che le cose restino tali il più a lungo possibile, ideal-mente per sempre. Si tratta dei conservatori o scettici, i critici dell’innovazione, che ar-gomentano la loro contrarietà puntando su analisi e dimostrazioni del complessivo peggioramento della vita, a seguito dell’introduzione di tali novità. Essi si battono, quindi, affinché le novità abbiano un ruolo quantomeno marginale nel mac-rosistema sociale e culturale.

In questo periodo, il grande tema di scon-tro tra entusiasti e scettici è quello della rivoluzione digitale, tuttora in corso. Si tratta di un processo dagli impatti così ampi e trasversali da esacerbare i toni della contrapposizione. Se, ad un livello prettamente pratico e tecnologico, l’abbandono del “mondo analogico” è inelut-tabile e in larga parte già avvenuto, il dibattito più acceso è quello che riguarda il peso della tecnologia all’interno delle nostre vite. Mai come in quest’epoca, infatti, l’incidenza dell’evoluzione strumentale che si ha a disposiz-ione si ripercuote in ogni singolo aspetto delle nostre esistenze, non soltanto negli ambiti più produttivi e di servizio. Cambiamenti enormi, e tutti avvenuti in un battito di ciglia.

Stiamo vivendo anni di transizione, anni in cui la nostra società si trova letteralmente “a metà del guado”: abbiamo compiuto un percorso troppo lungo e articolato per poter pensare di tor-nare indietro, e neanche il più esaltato degli scet-tici potrebbe considerarla una prospettiva reale; al tempo stesso, non riusciamo ancora a vedere chiaramente la meta di destinazione, e il tracciato più breve e meno impegnativo per raggiungerlo.

La bibliografia mondiale sta accatastando grandi quantità di saggi dell’uno e dell’altro tenore, con tesi rilanciate e confutate nello spazio di qualche settimana. Ciascuna fazione può schi-erare, dalla sua parte, almeno uno o due guru, filosofi 2.0 che cercano di declinare la propria verità sull’esito e la bontà della transizione.

Gli entusiasti sbandierano il digitale come la soluzione a tutti i mali ereditati dai modelli passati, gli scettici derubricano quello che a tutti gli effetti è un movimento culturale ad un mero onanismo tecnologico, invocando un rallenta-mento o quantomeno una riflessione sugli scos-soni che questo sta portando nelle nostre vite. I primi vengono dipinti come fanatici, i secondi come luddisti, richiamando il movimento che si era opposto, nell’Ottocento, alle automatizzazioni industriali.

Sebbene la semplificazione del dibattito, inteso come pura dialettica, possa offrire stimoli più immediati e popolari alla riflessione, è forse giunto il tempo di superare una malcelata esigenza di dualismo, sia quello che contrappone le due “fazioni”, sia la causa scatenante, che porta alla discriminazione del mondo online e offline, il digitale e il reale, su due piani total-mente distinti, opposti e solo parzialmente complementari.

Perché restare nell’ordine di idee di far coesistere due socialità, due modi di lavorare o sapere, due ideologie o due morali? La realtà è una e solo una, è fortemente informatizzata e fondata, anche economicamente, sui principi del networking. Pur ammettendo la complessità di quest’epoca, l’archetipo culturale per cui l’as-trazione virtuale della nostra identità manifesta delle caratteristiche proprie ed autonome è frutto di una sorta di “preistoria digitale” dalla quale occorre prendere le opportune distanze, figli di una nuova maturità.

In questo ebook troverete molte di queste posizioni contrastanti, disseminate in tutti gli ambiti. Dal sociale al politico, dall’etico al cog-nitivo: gli esiti del digitale sulla pelle del suo principale fruitore e promulgatore. Che è l’Uomo, non dimentichiamolo. Non è la Tecnolo-gia, anche se a prima vista i ruoli paiono essere stati scambiati. Al sottoscritto risulta contraddit-torio che in un’epoca che sembra aver fatto dell’individualismo una via maestra da percor-rere, contornato da una socialità e da una condi-visione sempre più granulari, si tenda a sotto-valutare, in molte analisi, il punto di vista dell’Uomo. Si parla tanto di società digitale, cul-tura digitale, rivoluzione digitale, ma si latita nel porsi nei panni dell’individuo.

Uomo e Tecnologia: questo è l’unico dualismo che conta qualcosa, per il nostro futuro. Se da un lato è stato assodato come l’impatto tecnologico stia anche generando dei profondi sedimenti culturali nella nostra società, dall’altro non si può far finta di non notare una voglia di descrivere i cambiamenti come degli automatismi evolutivi che in un certo senso escludono l’individuo. Forse si è lasciato troppo correre, generando entusiasmi e paure senza la giusta dose di consapevolezza.

La prospettiva antropocentrica di questo libro si traduce in una serie di enunciazioni e cas-istiche di “senso comune”, non prive delle luci e delle ombre che accompagnano ogni cambia-mento nella storia della civiltà umana. Che ne sarà dell’essere umano? Come sarà l’uomo di-gitale? Nessuno sembra mai porsi questa domanda. Tutti impegnati a disegnare lo scen-ario, nessuno affronta quesiti sul protagonista. Eppure molto di come vivremo questa transazione, dall’ottimizzazione dei vantaggi alla minimizzazione dei disagi, dipenderà da chi terrà il timone nell’ultima fase della traversata.

Chi sarà l’influencer, e chi il follower?

 

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