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Culture

di Simona Vendrame

MARKUS RAETZ

L’artista svizzero Markus Raetz espone da Monica de Cardenas  una serie di sculture,   mobiles e incisioni accomunati da un unico denominatore: il rapporto tra percezione e rappresentazione e, di conseguenza, tra la soggettività della prima e l’oggettività della seconda. Davanti a opere come “Figura non retorica”, “Alice” o “Doppelpaar” si prova la sensazione spiazzante di osservare forme definite che potrebbero essere altro da ciò che appare, come se un’illusione ottica ci stesse traendo in inganno.  In effetti Raetz gioca con ironia proprio sul concetto di “reale” e sul confine sottile che separa quest’ultimo da ciò che ognuno di noi percepisce come tale. L’artista si spinge oltre, rendendo consapevole l’osservatore di quanto ingannevole possa essere la nostra percezione delle cose e quindi della relatività dei vari punti di vista.

Dopo i primi anni contraddistinti dal disegno l’artista si è dedicato sempre più alla scultura realizzando, dagli anni Novanta,  delicate fusioni in ferro o in bronzo denominate “Anamorfosi” tra cui quelle esposte nella mostra milanese: un mobiles costituito da parallelepipedi che, ondeggiando lievemente davanti all’osservatore seduto in un punto preciso della stanza, appaiono differenti l’uno dall’altro pur essendo identici; sculture di forma indefinita che rifuggono da schematismi e dicotomie quali astrazione/figurazione; infine incisioni complesse che confermano l’importanza del disegno nel percorso creativo di Raetz .

Markus Raetz ha partecipato a Documenta (Kassel) nel 1966, ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia del 1988 e ha esposto nei più importanti musei internazionali tra i quali il Museum der Moderne di Salisburgo con la mostra “Nothing is lighter than light”, un titolo che conferma la componente  ironica della sua poetica e una propensione a evidenziare la potenziale assurdità di ogni definizione oggettiva del reale.

 

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