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Culture

Recensione di Alessandra Peluso

 

antonio banfi


È un gran parlare oggi di "crisi": si vive, si sente, si ascolta, si discute di crisi ovunque e con chiunque come se fosse diventata la parola chiave d'accesso al terzo millennio. In realtà si è in crisi e si parla di crisi cercando delle soluzioni già agli inizi del Novecento, quando l'individuo dopo le due guerre mondiali si trova disorientato, perde i suoi riferimenti e le certezze e diventa un "essere gettato nel mondo" (Heidegger), senza uno scopo da perseguire. E da qui che cominciano a delinearsi le filosofie della crisi e della vita. 
Ma cos'è la crisi? L'affronta ampiamente e dettagliatamente dandone una soluzione Antonio Banfi,  eccellente filosofo, l'uomo copernicano, che ha fatto della crisi una condizione dalla quale ripartire per creare delle nuove fondamenta.
Non si può dire che la filosofia non abbia dato nel corso dei secoli sino ad oggi un valido aiuto all'essere umano che da Socrate sino a Nietzsche ha fornito strumenti validi per ricominciare con tenacia e volontà di vivere. La questione cruciale è se tali arnesi poi siano stati adeguatamente  utilizzati, ma prima ancora conosciuti.      
La crisi di Antonio Banfi riprende il testo edito nel 1967 presso Scheiwiller nella collana "All'insegna del Pesce d'oro". Commentata egregiamente da Carlo Bo, Fulvio Papi e Fabio Minazzi, forniscono un'attenta analisi del testo ed elementi critici importanti in modo tale da far comprendere il complesso e affascinante pensiero banfiano.
Banfi è un filosofo che avverte il dovere dell'impegno civile e la necessità di ricostruire una nuova "civitas" italiana. Le persone - afferma Banfi - devono interessarsi alla cultura, ad avere un linguaggio migliore, a crescere, a partecipare con consapevolezza alla vita sociale. La cultura è necessaria per capire la realtà nella quale sono e migliorarla.
Sembra a ben vedere lo stesso impegno civile ed etico di Socrate il quale compie il suo percorso di vita dedicato al miglioramento di sé (nosce te ipsum) cercando la verità in se stesso e non nel mondo delle apparenze, così che l'uomo possa essere capace di attuare una società  retta, giusta e virtuosa.
Tuttavia il fare filosofico di Banfi non è dare istruzioni per una "buona vita" o una singolare saggezza, ma comprendere le varie linee di cultura - dalla morale, all'arte, alla scienza, all'educazione - in cui la crisi trovava le sue forme di realizzazione. (p. 92). La raffinata filosofia della cultura diventerà, come sostiene Fulvio Papi, un'azione politica e sociale.
Un'altra acuta analisi è data da Fabio Minazzi che munisce al lettore una nuova prospettiva sociologica simmeliana. Antonio Banfi è stato molto vicino a Georg Simmel seguendo le sue lezioni all'Università di Berlino nel 1910. "La Sociologia di Simmel è un libro denso e che fa pensare. (…) Non conosco anima filosofica più salda e fina". (p. 98).  Grazie all'incontro con il filosofo tedesco, Banfi impara a risolvere criticamente i molteplici aspetti universali ed oggettivi della cultura, liberandoli dalla veste dogmatica. (Fabio Minazzi).
Si assiste ad una personalità filosofica di elevato interesse - che grazie agli studi di Carlo Bo, Fulvio Papi e Fabio Minazzi - emerge un esempio da seguire oggi da ogni persona, giovane, adulto che sia e dalle istituzioni. Un uomo che ha saputo ascoltare i giovani, ma non solo, - come ricorda Carlo Bo - accompagnava le speranze, le incertezze, insomma tutto ciò che faceva la crisi dei giovani e viveva quel mondo diverso, quegli interventi non calcolati con una libertà di cui neppure oggi sapremmo fissare i confini e stabilire il valore. (p. 109).
Ecco appunto per uscire dalla crisi occorre forse saper ascoltare ed essere in grado di ascoltarsi perché le parole siano voci di giovani alle quali dare retta e importanza, da non azzittire con atteggiamenti ipocriti, ma da incoraggiare e supportare per creare nuove fondamenta solide.
È una società, la nostra, che necessita di maestri quali punti di riferimento, capaci di formare e siano anche in grado di insegnare ad amare la vita e a darne un senso e un valore inestimabile.   

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