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Culture
Le Filastre di Gianni De Blasi

di Alessandra Peluso

Chi non ha mai letto o ascoltato una filastrocca nella sua infanzia? Bene “Filastre” (Lupo Editore) di Gianni De Blasi con le illustrazioni fantasmagoriche di Francesco Cuna sono delle filastrocche per adulti - filastre per l'appunto - che contengono le amarezze della vita, la solitudine, l'assenza di comunicazione con l'altro, le delusioni, la mancanza del lavoro, l'ironia della sorte. Gianni De Blasi canticchia seguendo il ritornello di una simpatica filastrocca le dolorose filastre dell'esistenza. Recensire un testo di tal genere risulta difficile: è come metter mano al caos, o al genio folle smisurato e sregolato quale è l'autore. Innanzitutto occorre leggere il libro ruotando le pagine, e man mano ci si accorge che piuttosto che a ruotare il testo è il lettore che si diverte, si lascia far volare come un pallone aerostatico per poi cadere giù e ricordarsi di essere sul pianeta Terra. Ad ogni filastra si accompagna un'illustrazione che è a dir poco fantasiosa esprime le pagine di una vita vissuta che ad esempio accompagnano la preghiera di una gitana o una farfalla che svolazza leggera sulla spalla. Sotto la veste frivola, sorniona, apparentemente surreale si celano episodi di una vita che hanno il sapore dell'acre realtà che danza a suon di rime, alternanze, assonanze, metafore per esplodere in una rassicurante risata. Eh sì, perché Gianni De Blasi conquista i lettori col sorriso, con i gesti, lo sguardo, l'odore, con tutti i sensi in totale commistione per godersi interamente “Filastre”. In tono ironico, scanzonato l'autore con il prezioso accostamento dell'illustratore Francesco Cuna intende ammaliare, così come con lui han fatto le donne. Si ha bisogno di innovativa creatività, di un pizzico di follia non si sa se appartenente al divino o al diabolico per tentare di differenziarsi in un'epoca globalizzata, o meglio omologata. Si leggono le filastre come un bambino che si trastulla e si rallegra, ma si pensano e sono oggetto di riflessioni come solo un adulto potrebbe fare. «Tengo un cassetto / dove metto / il non detto / che viene scritto / per non esplodere in petto». È un'esplosione di emozioni e sensazioni “Filastre” non dette, non urlate, ma canticchiate dolcemente con tono rassicurante proprio come una mamma è capace di fare al suo bambino. Così declama, mentre il giovane aspirante scrittore si appresta ad acquistare una penna: «Lo scrittore che non è mai esistito / è uscito di casa / ed è stato investito. / Sotto un'auto è andato a finire / mentre una penna andava a comperare. Il fatto è avvenuto sulla Magliana ...». A De Blasi affinché il disordine del reale non sfugga, cerca di dargli ordine con la penna che obbedisce ad un concetto - fuorviante chissà - ma necessario per disporre la vita in un piacere da accettare e condividere, piuttosto che denigrare. Occorre ammettere che addentrarsi in “Filastre” è semplicemente fantastico, si entra in un mondo ilare e misterioso fatto di orchi e angeli, di dolori e piaceri acuti e lievi, di ogni densità, non lasciano indifferente lo spirito del lettore che ammirato si pavoneggia e si diverte come stesse in teatro soggetto/oggetto della scena. Per questo e per altro “Filastre” si legge, si guarda, si sente, si assapora e diverte pensando che ognuno di noi in fondo cerca l'io bambino per raffigurare nel modo più puro, ingenuo, scanzonato la propria verità: «Il pensiero orizzontale / guarda in faccia ciò che è uguale, / il pensiero verticale / turbolento scende e sale. Col pensiero tutto storto / ti puoi ritrovare morto! Poi ci sta il pensiero fico / io lo so e non te lo dico».

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