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Culture
Dal manager al disoccupato, ospiti dei monaci per ritrovarsi

Manager, professionisti, impiegati, disoccupati, persone che hanno smarrito la propria sicurezza. Sono molpteplici le caratteristiche delle persone che cercano, grazie all'ospitalità dei monaci Benedettini, qualche giorno di raccoglimento, di meditazione, di silenzio. Per ritrovare se stessi o quantomeno le ragioni per superare una difficoltà o rigenerare lo spirito.

Tutto ciò è possibile presso l'Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle situata nel Parco agricolo Sud Milano, tra il quartiere Vigentino e il quartiere Rogoredo. Fondata nel XII secolo da san Bernardo di Chiaravalle come filiazione dell'Abbazia di Cîteaux, attorno ad essa si sviluppò un borgo agricolo, annesso al comune di Milano nel 1923

I padri della comunità di Chiaravalle, accolgono tutti e a tutti fanno seguire la regola benedettina. pertanto le giornate si snodano su orari di lavoro e preghiera precisi e soprattutto in silenzio.
 
Il monastero mette a disposizione degli ospiti dieci stanze singole ed una doppia e la permanenza non può solitamente superare una settimana ci spiega padre Lazaro, responsabile della foresteria. 

La giornata comunitaria ha il seguente orario e gli ospiti sono tenuti a rispettarla 

4,20 Vigilie
6,00 Lodi
7,00 Lectio Divina
8,00 Ora terza e Santa Messa feriale (9,15 la domenica)
9,00 Lavoro
12,15 Ora sesta e pranzo
14,45 Ora nona
15,00 Lavoro 
17,30 Lectio Divina
18,30 Vespri 
19,00 Cena
20,15 Compieta (20,30 la domenica)


“Tutti gli ospiti siano accolti come Cristo in persona perché lui stesso dirà: Ero forestiero e mi avete accolto (Mt 25, 35)” (Regola di San Benedetto - c.53).

Cita la regola Padre Stefano il priore dell'Abbazia, mentre spiega ad Affaritaliani.it le ragioni per cui tante persone cercano il conforto della meditazione e della preghiera. 

"I monaci - racconta - fedeli all’insegnamento della  Regola di san  Benedetto,  accolgono coloro che desiderano fare un’esperienza forte di spiritualità, nell’ascolto della Parola di Dio e nel silenzio"

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA A PADRE STEFANO PRIORE DI CHIARAVALLE

 


Per i singoli ospiti sono disponibili camere singole fornite di bagno e acqua calda.
Tutti sono invitati al rispetto dei momenti di silenzio e a partecipare alla s. Messa e alle principali ore liturgiche; è possibile condividere alcune attività lavorative nel corso della giornata.
A tutti è offerta la possibilità di confessioni e di colloqui con un sacerdote.
I pasti sono condivisi con i monaci, la partecipazione è tuttavia liberamente concordabile. 
Durante i pasti che vengono consumati in silenzio uno dei monaci legge brani dalle scritture o inerenti la storia e l'esperienza monastica.

Si richiede la puntualità e il rispetto degli orari di uscita e rientro notturni dal monastero. Per la permanenza è richiesto un contributo ad offerta.

La giornata monastica è scandita da un orario regolare che da un lato segue l’impostazione di fondo data dalla Regola di san Benedetto e dall’altro risponde a necessità e consuetudini di ogni singola comunità. Il tempo è prevalentemente dedicato alla preghiera e al lavoro, secondo la tipica ispirazione benedettina e nello spirito di condivisione della vita fraterna. Il monastero è luogo di comunione in Cristo in cui si rende più visibile la natura comunitaria ed ecumenica della Chiesa.

I monaci rimangono legati a tutta la comunità umana da una profonda comunione in Cristo, partecipando alle sue gioie, travagli e speranze, nella loro incessante preghiera al Padre, in un impegno di conversione di vita.
La liturgia è poi per il monaco la via regale per andare a Dio; centro della liturgia è la celebrazione eucaristica, il memoriale del sacrificio di Cristo.
Da questo grande centro, la liturgia si irradia per santificare ogni momento della giornata attraverso le ore canoniche dell'ufficio divino, il sacrificio di lode della Chiesa.
E’ questo il centro che anima la vita monastica; vita che è un cammino, un itinerario dove non mancano le difficoltà, ma dove, come dice san Benedetto, “si corre per la via dei precetti divini col cuore dilatato dall'indicibile sovranità dell'amore” (St. Benedetto, Regola, Prologo).

All'interno dell'Abbazia si trova anche una bottega dove si trovano i prodotti agricoli provenienti dall'orto dei monaci, dal loro pollaio da fattorie vicine. Numerosi anche i prodotti di altre comunità monastiche italiane.

GUARDA IL VIDEO SULLA BOTTEGA DEI MONACI CON FRA MICHELANGELO

 

L'Abbazia di Chiaravalle

L'Abbazia di Santa maria di Chiaravalle è situata nel Parco agricolo Sud Milano, tra il quartiere Vigentino e il quartiere Rogoredo. Fondata nel XII secolo da san Bernardo di Chiaravalle come filiazione dell'Abbazia di Cîteaux, attorno ad essa si sviluppò un borgo agricolo, annesso al comune di Milano nel 1923.
La chiesa costituisce uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia[3], e grazie alle bonifiche dei terreni e alle opere idrauliche dei monaci che la abitavano, fu fondamentale per lo sviluppo economico della bassa milanese nei secoli successivi alla sua fondazione

Alla costruzione, voluta da san Bernardo e supportata dalla popolazione milanese, hanno contribuito diversi benefattori e autorità. Oggi rimane poco o nulla delle antiche strutture, ma la costruzione della chiesa attuale è iniziata tra il 1150 e il 1160, su una prima cappella originaria. Nel 1221 il vescovo di Milano Enrico Settala consacrò la chiesa ultimata.

La storia dell'abbazia proseguì normalmente nei secoli fino alla cacciata dei monaci da parte della Repubblica Cisalpina nell'anno 1798, già sfiorata con la politica di soppressione degli ordini monastici di Maria Teresa d'Austria, per diventare già quell'anno parrocchia del paese vicino. I beni dell'abbazia vennero venduti, e vennero avviati i lavori di demolizione del monastero: rimasero intatti soltanto la chiesa, una parte del chiostro piccolo, il refettorio e gli edifici dell'ingresso.
È solo nel 1893 che l'Ufficio per la Conservazione dei Monumenti comprò l'abbazia dai privati che l'abitavano e iniziò il restauro del complesso, prima affidandolo a Luca Beltrami, poi nel 1905 a Gaetano Moretti, a cui si deve il restauro della torre nolare, nel 1926 con il ripristino della facciata originaria eliminando le superfetazioni barocche e nel 1945[7] con ulteriori restauri e la ricollocazione del Coro Ligneo nella navata centrale, che era stato spostato nella Certosa di Pavia per precauzione. Tra il 1970 ed il 1972 si effettuarono i restauri degli affreschi del tiburio e, dal 2004, sono in corso i restauri degli affreschi della torre nolare e degli edifici dell'ingresso.
Nel 1952, grazie all'intervento del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, i cistercensi tornarono nell'abbazia, riprendendo il possesso del monastero a patto di riuscire a terminare i restauri entro 9 anni e ottenendo quindi l'uso dell'abbazia e delle terre a essa adiacenti per i successivi ventinove anni, rinnovabili.

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Tags:
monaci-abbazia-meditazione-preghiera
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