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Culture
Max Beckmann, il pittore solitario: la mostra al Museo d’arte di Mendrisio
BECKMANN - Paesaggio con mongolfiera, 1917 olio su tela

di Simonetta M. Rodinò

 

La realtà è stimolo d’indagine, un mezzo per penetrare a proprio modo il significato essenziale di oggetti, natura, ragioni interiori dell’uomo.  Ciò che muove lo spirito di Beckmann fino a determinare l’emozione pittorica è la cosa nel suo valore di forma, simbolo della verità e del significato dell’esistenza.

 

Al pittore tedesco, nato a Lipsia nel 1884, è dedicata la retrospettiva “Max Beckmann Dipinti, sculture, acquerelli, disegni e grafiche”, realizzata dal Museo d’arte Mendrisio, nella Svizzera italiana. La rassegna, curata da Siegfried Gohr, si snoda cronologicamente e presenta 30 dipinti, 17 acquarelli, 80 grafiche e un paio di sculture.

 

Nelle sue tele si ritrovano echi di Rembrandt, Rubens, dei dipinti del tardogotico tedesco e del Rinascimento. Fu influenzato molto anche da Cézanne, Matisse, Picasso, durante i suoi numerosi soggiorni a Parigi.

Parallelamente ai quadri si dedicò ala grafica: il pittore è indissolubilmente legato al Beckmann disegnatore e al Beckmann incisore.

 

La tragica esperienza della guerra gli creò un tracollo fisico e psichico, in seguito al quale fu congedato. Alla fine del 1915 si trasferì da Berlino a Francoforte: scelta dettata dalla trasformazione della città in un vivace centro culturale, grazie e soprattutto al contributo della locale Università, in cui insegnavano figure di straordinario spessore.

 

Rispetto alle opere del periodo prebellico, le composizioni appaiono come svuotate, sbiadite, così per “Paesaggio con mongolfiera”, realizzato ancora durante la guerra: sopra una strada deserta e raffigurata in forte scorcio, oscilla una mongolfiera. Un senso di tristezza e malinconia grava su questa porzione di periferia urbana.

Pessimista sull’uomo e sul suo destino, l’artista esprime nella mongolfiera - emblema di allegria - il simbolo di una fuga da una realtà disperante.

 

Beckmann cominciò a viaggiare molto e a dipingere le sue prime misteriose nature morte e composizioni di figure, la cui rigidità degli inizi cominciò ad ammorbidirsi, influenzato dalla pittura francese.

Con l’avvento del nazionalsocialismo, da un lato fu costretto a lasciare l’incarico d’insegnante e dall’altro, attento osservatore della contemporaneità, iniziò nelle tele a mettere a nudo follie e aberrazioni della vita umana: un circo grottesco popolato da personaggi vinti.

Una denuncia sociale, ma lontana dalla polemica contro l’ipocrisia della società borghese e la sua corruzione magistralmente realizzate con stile crudo e brutale da Otto Dix e George Grosz attraverso la deformazione fisionomica.

La sua invece sembra essere una disperazione contenuta.

 

Nel 1937, quando la sua arte è marchiata come “degenerata”, sceglie senza esitazione l’esilio, dapprima in Olanda e in seguito negli Stati Uniti, dove si trasferisce definitivamente dieci anni più tardi. Col passare del tempo nei suoi lavori si nota un rapporto meno aspro con la realtà e insieme con la storia, in un’inclinazione più plastica delle linee e con una chiarezza di cromie.

Un’arte però senza abbandoni, senza lirismo.

Negli anni Trenta e Quaranta realizza, oltre a paesaggi e nature morte, spesso con sterilitzie, autoritratti e quadri a tema mitologico e biblico.

 

Un attacco di cuore lo stroncherà 66enne  a Central Park. Si stava recando al Metropolitam Museum. Vi era esposta una sua opera.

 

“Max Beckmann Dipinti, sculture, acquerelli, disegni e grafiche”

Piazzetta dei Serviti 1 – Mendrisio – Svizzera Italiana

28 ottobre – 27 gennaio 2019

Orari: martedì – venerdì 10.00-12.00 / 14:00-17:00; sabato – domenica 10:00-18:00; lunedì chiuso (festivi aperto) 

Infoline: 0041 (0)58 688 33 50

Ingresso : intero chf/euro 12; ridotto chf/euro 10

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    max beckmannmax beckmann mostra mendrisiomendrisio mostra max beckmann
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