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Culture
facing mirrors

L’importante sono le storie. Marginali, dimenticate, fuori dagli schemi. Raccontano dimensioni che fanno fatica a trovare posto nell’ordine sociale. Anzi, forse per loro non c’è proprio posto. Poi c’è lo stile. Può essere scarno o lanciarsi in derive surreali, ma per avere valore deve essere forte. E proteggere il racconto dai luoghi comuni. Per fortuna, queste caratteristiche nutrono la maggior parte dei film presentati al Festival Mix di Milano, dedicato al cinema gaylesbico e alla queer culture.

Partito mercoledì, l’edizione numero 27 del festival ha già presentato ottimi film nelle sale del Teatro Strehler. Durerà fino a lunedì prossimo, e nel weekend offre un programma ricco di novità di rilievo. A partire da oggi. Il documentario della giornata è Che cos’è un Manrico di Antonio Morabito (ore 18), una delle opere migliori della sezione Extramix (a cura della regista Cecilia Ermini), dedicata al panorama indipendente italiano.

 

Mignon

La macchina da presa segue per sette giorni d’estate Manrico, trentenne romano distrofico, e il suo operatore sociale Stefano. Ex giocatore della nazionale di hockey su sedia a rotelle, assiduo frequentatore di social network, Manrico muove soltanto la testa e una mano. Ma ha una personalità forte e non rinuncia alla provocazione, all’ironia, al sorriso come alla rabbia. Vicende completamente diverse per I am Divine di Jeffrey Schwarz (ore 22.30), storia della drag queen diventata l’iconica musa del regista John Waters. La serata sarà però aperta da In the name of di Marlgorzata Szumowska (ore 20.40, Teatro Strehler), vincitore del Teddy Award per il miglior lungometraggio all’ultima Berlinale. Tema: l’omosessualità dei sacerdoti cattolici.

Sabato sarà di scena il cinema iraniano, con Facing Mirrors di Negar Azarbajani (ore 22.30). È il primo film in Iran ad avere come protagonista un personaggio transgender. La regista ha già ricevuto premi nei festival di mezzo mondo. Tornando all’Italia, da non perdere è la proiezione di SMS (Save My Soul) di Piergiorgio Curzi (ore 18). Per un’ora seguiamo la vita di Nicolino, poeta settantenne, che tutte le mattine invia sms d’amore alle ragazze che cercano lavoro piazzando annunci sui giornali. Nicolino ha ormai migliaia di relazioni virtuali, che compensano il suo non facile rapporto con i figli. Altro documentario da non perdere: Over My Dead Body di Prigitte Poupart (ore 17.30), ritratto di Dave St.Pierre, enfant terrible della danza contemporanea, afflitto da una malattia che lo porterà al trapianto dei polmoni.

Domenica, in anteprima italiana dal festival di Cannes, sarà la volta di Opium di Arielle Dombasle (ore 20.40), il musical che rende omaggio all’amore tra Jean Cocteau, poeta di fama, e Raymond Rodriguet, l’autore del Diavolo in corpo. Viene invece dal Sundance Festival il documentario Valentine Road di Marta Cunningham (ore 21.00), concentrato sul caso di un quindicenne californiano ucciso da un compagno di scuola perché gay. In “Extramix” è la volta di Mignon di Massimo Alì Mohammad (ore 18), sulla storia del cinema porno di Ferrara aperto in una chiesa sconsacrata, con una programmazione incentrata sui classici del genere.

Infine, lunedì. Il pomeriggio, un documentario: The invisible men di Yariv Mozer (ore 16.30), sui gay della Palestina: perseguitati in patria per le loro scelte sessuali, e condannati in Israele perché palestinesi. La sera, un lungometraggio: Laurence Anyways di Xavier Dolan (ore 21), vincitore della Queer Palm a Cannes l’anno scorso. Il regista è un talento giovanissimo: nato nel 1989, è già al terzo film. Vincerà il concorso del Mix? Non lo sappiamo. Ma di certo sarà una bella gara.

Francesco Riccardi

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