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Culture

di Simonetta M. Rodinò

Fu installato a Milano 36 anni fa il monumento: ai piedi  della struttura di acciaio - un maglio che forgia la materia - verticale e un po' piramidale di 50 tonnellate per 7 metri di altezza, rimasta "illegalmente" sul suolo pubblico, una targa in metallo riporta la scritta "A Roberto Franceschi e a tutti coloro che nella nuova Resistenza, dal '45 a oggi caddero nella lotta per affermare che i mezzi di produzione devono appartenere al proletariato". In quel preciso punto fu ucciso da un proiettile, sparato da un agente di polizia, il giovane studente bocconiano Franceschi. Era il gennaio 1973. In occasione dei 40 anni dalla sua morte, il monumento, allora commissionato dal Movimento Studentesco, e nato da un confronto tra diversi artisti, coordinati dal designer Enzo Mari, è stato donato ieri dalla Fondazione Franceschi al Comune di Milano. Non solo. Per raccontare la storia di autori, studenti e operai di quel periodo e mostrare la creatività e il dibattito artistico di allora, è stata realizzata la mostra "1966-1976 Milano e gli anni della grande speranza", da oggi nello spazio espositivo dell'Università Bocconi.

Lino Marzulli, La caduta di PinelliLino Marzulli, La caduta di PinelliGuarda la gallery

 

La rassegna, che prende spunto dalla mobilitazione di pittori e scultori per la realizzazione del monumento, valorizza l'evoluzione del rapporto arte-società e l'impegno civile e politico nel capoluogo lombardo: dall'occupazione della Triennale del 1968 alla mobilitazione per l'Innocenti. Il percorso espositivo ha inizio da opere poste all'esterno della nuova parte dell'Università in viale Bligny: tra queste, nel primo cortile una ludica scultura di materiale plastico gonfiabile di otto metri di diametro di Franco Mazzucchelli. Scendendo un ampio scalone si giunge nei grandi ambienti interni. Di fronte, ecco il pannello "Omaggio all'America Latina", realizzato a quattro mani da Emilio Scanavino e Alik Cavaliere. Poi lavori di Enrico Baj, Mario Schifano, Emilio Tadini, Enzo Mari. Fanno da contraltare le immagini scattate da grandi maestri della fotografia: da Gianni Berengo Gardin a Uliano Lucas, da Carla Cerati e Francesco Radino a Gabriele Basilico. In un altro salone sono ospitate, divise in sezioni, pitture astratte, quadri e sculture di carattere realista figurativo, disegni e installazioni creati da un centinaio di artisti negli anni Sessanta/Settanta, che mostrano lo scenario delle tendenze attive in quel periodo. L'interessante mostra, corredata da manifesti originali, libri e filmati, si connota per il suo significato storico-politico e la sistemazione del monumento davanti alla Bocconi non ricorda forse che chiunque si occupi di economia non può eludere il confronto sul tema dei diritti e della libertà del lavoro?

"1966-1976 Milano e gli anni della grande speranza"
Università Bocconi - via Röntgen, 1 - Milano
24 gennaio - 10 aprile 2013
Ingresso libero: da martedì a venerdì dalle ore 12 alle 20
infoline: 02/36695661
eventi@fondfranceschi.it
Catalogo: Dalai editore

Tags:
mostramilano

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