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Culture
Mostre/ L’arte labirintica di Emilio Isgrò

di Simonetta M. Rodinò

Personaggio libero e artista indisciplinato, Emilio Isgrò non può essere imbrigliato in alcun gruppo o definizione. Non contamina i generi, li amalgama, rigenerandoli in inedite forme.

Al massimo autore della poesia visiva, Milano rende omaggio con l’antologica “Emilio Isgrò”, allestita contemporaneamente in tre sedi.

Palazzo Reale ospita una selezione di opere con oltre 200 tra libri cancellati, quadri e installazioni; alle Gallerie d’Italia è esposto il celebre ritratto di Alessandro Manzoni dipinto da Hayez e cancellato in bianco; alla Casa del Manzoni trentacinque libri dei Promessi sposi rielaborati e cancellati.

La rassegna nelle sale del piano nobile del Palazzo non si snoda sul nastro del tempo ma ospita due blocchi di lavori.  Il primo è sull’identità dell’artista, attraverso i principali lavori storici: dalle prime opere del 1964 “Volkswagen bianca in campo nero” e “Cancellatura”, “Il Cristo cancellatore” (1968) e “Dichiaro di non essere Emilio Isgrò” (1971)…

Il secondo segmento, da Isgrò definito “arte generale del segno” - l’evoluzione nel tempo della cancellatura e della poesia visiva - è dedicato al rapporto tra parola e immagine: dalle prime cancellature degli anni Sessanta all’“Enciclopedia Treccani” (1970), da “I promessi sposi non erano due” (1967) alla “Costituzione cancellata” (2010), alla “Cancellazione del debito pubblico” (2011)…fino al testo scritto spesso sostituito da un’immagine.

La sfasatura poi tra immagine e parola trova un’originale variante in una serie di nuove opere: le

“lettere estratte” e i “particolari ingranditi”: nelle prime, singole lettere, ma anche vocali, segni d’interpunzione, numeri o note musicali sono riportati in un vasto campo bianco delimitato da un filo nero in cui galleggiano come disperse nel vuoto. La serie dei particolari, invece, propone un irriconoscibile frammento fotografico di un’immagine con la scritta che ne denuncia l’origine o, più paradossalmente, la maggiorazione che è stata realizzata.

E ancora, le “storie rosse”, dove su grandi campiture monocrome, che occupano buona parte del quadro, si trovano scritte ironiche, come “Karl Marx (a sinistra) mangia nel rosso vestito di rosso”.

Certo, al centro della sua arte permane la cancellatura, quel gesto semplice di sommergere sotto un velo d’inchiostro parole o immagini, nata negli anni veneziani, quando Isgrò era responsabile delle pagine culturali del “Gazzettino” di Venezia.

Cos’è la cancellatura? “E’ il tentativo di far riemergere la volontà di parlare in un mondo che sostanzialmente censura la parola e tutto ciò che è umano. Io non ho mai cancellato, ho rappresentato un mondo che cancella. Che cancella la diversità, che cancella le culture”, spiega il 79enne autore siciliano che vive a Milano dal 1956.

All’interno del percorso, come fossero una summa delle sue speculazioni artistiche, le straordinarie installazioni “L’ora italiana”, “La veglia di Bach” e l’installazione-partitura per quindici pianoforti “Chopin”.

L’ultima sala ospita “trilogia dei censurati”, un ciclo del 2014 dedicato a personaggi osteggiati dai poteri costituiti. I protagonisti sono Giovanni Pico della Mirandola e le sue “Conclusiones” cancellate; i ritratti di Galileo Galilei, Girolamo Savonarola e Curzio Malaparte.

 

“Emilio Isgrò”

Palazzo Reale - Piazza Duomo 12, Milano

Gallerie d’Italia - Piazza della Scala 6, Milano

Casa del Manzoni - Via Gerolamo Morone 1, Milano

29 giugno - 25 settembre 2016

Ingressi gratuiti

Infoline: 0288445181

Per orari consultare i siti: palazzorealemilano.it - gallerieditalia.com - casadelmanzoni.it

Tags:
mostra emilio isgrò milanoemilio isgrò mostra milano
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