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Culture
Napoli, dopo sei anni riapre la sezione egizia al Mann

Di Eduardo Cagnazzi

Una rara mummia di un coccodrillo, animale venerato perché legato alla fertilità del Nilo, e quella di un bambino di cinque-sei anni di epoca telemaica. Un’altra ancora datata 300-200 avanti Cristo con la parte colorata originale che nasconde la testa e il busto. E poi amuleti, statue, corredi funerari ed altri oggetti. Tra mummie e magie, i faraoni ritornano al Mann, il Museo archeologico nazionale di Napoli. Circa 2500 reperti della raccolta egiziana più antica d’Europa, in gran parte proveniente da Pompei, Ercolano e più tardi dalle collezioni Picchianti e Borgia, tornano in luce dopo sei anni di chiusura al pubblico della sezione che li ospitava dal 1821. Vi ritornano grazie al riallestimento frutto della collaborazione tra il Mann, quello Egizio di Torino e la cattedra di Egittologia dell’università di Napoli L’Orientale. Insieme hanno curato la nuova esposizione articolandola in sei sezioni: il faraone e gli uomini, la tomba e il suo corredo, la mummificazione, la religione e la magia, la scrittura e i mestieri, l’Egitto e il Mediterraneo antico. Altra novità, voluta da Paolo Giulierini,da poco più di un anno alla guida del Mann, è il percorso per bambini ai quali è dedicato anche un fumetto edito da Electa firmato dall’irpino Blasco Pisapia, uno dei disegnatori e sceneggiatori di Topolino, vincitore quattro anni fa del Fullcomics con “Il pastore della meraviglia”, ispirato all’omonimo romanzo del parroco napoletano don Gennaro Matino. “L’anima di un museo sono le collezioni che possiede e i visitatori che riesce ad attrarre”, afferma Giulierini. “Il nostro primo compito è la restituzione pubblica di opere, spesso capolavori, che il pubblico non conosce o non vede da tempo”. Le statue egizie, nella maggioranza della collezione Borgia, raffigurano faraoni, funzionari civili e militari, scribi e sacerdoti. Una sala è dedicata alla tomba e il corredo funerario, collegata alle sale che raccontano i riti della mummificazione e della magia, con mummie e sarcofagi, ma anche amuleti e canopi con un focus dedicato a una delle false mummie  create con frammenti umani provenienti da due farmacie napoletane che consente di approfondire l’uso dei corpi antichi nella produzione della polvere di mummia. Si prosegue con le immagini delle principali divinità del ricco pantheon egiziano antico sotto forma di statue in pietra, bronzetti, amuleti ed elementi decorativi, e le tre mummie di coccodrillo, connesse al culto del dio Sobek. Nella sala della scrittura, arti e mestieri una mappa mette in evidenza la fitta rete di contatti intercorsi tra l’Egitto e i paesi del Mediterraneo tra l’VIII secolo a.C. e il periodo romano. Si possono ammirare anche i manufatti egiziani o egittizzanti rinvenuti in alcuni dei siti campani, del periodo orientalizzante, con uno sguardo al Lazio inferiore per la presenza nel museo dell’obelisco di Palestrina acquisito con la collezione Borgia e ancora manufatti in terracotta rinvenuti nel territorio di Velletri.

 

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