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Culture

Lanciate in aria un miliardo di stuzzicadenti, tutti assieme. Lanciateli sulla sabbia e poi versateci dell’acqua. Lasciate che il sole la scaldi fino a farla ribollire, che le onde inconsapevoli plasmino la sua forma, abbozzando dune per lillipuziani. Poi guardate quelli che riuscite a vedere, ergersi a aste per bandiere di conchiglie o mimetizzarsi con il grigio dorato di infiniti infinitesimi finiti, tono su tono, in un punto del tempo che non dipenderà da voi, e provate a contarli pretendendo siano ben ordinati. Sarà più facile che pretendere di dominare e ordinare gli uomini.

Così è, pur se non vi pare, la storia dell’uomo e delle religioni, siano esse monoteiste, politeiste o ideologicamente antropocentriche. Io sono cristiano. Lo sono perché ci sono nato e perché ci sono rinato, dopo aver preteso di elevarmi sfrecciando lungo l’autostrada della superbia sui miei studi matti e disperatissimi. Sono arrivato al pedaggio dell’Ecclesiaste, dove l’uomo alla sbarra, un tale Qoelet, triste e stanco, mi disse: “Qui addit scientiam addit et laborem”. Eppur non volli fermare la mia nave impazzita, guidata da un Ulisse più dantesco che mai. Eppure ho proseguito il mio rovello, ben sapendo che la Fede di mia nonna, che diceva “incatinora”, per “nunc et in hora”, era ben più salda e chiara della mia. Se si guarda il sole si devono chiudere gli occhi, perché nessuno può sfidarne la luce.

E girando e rigirando, per questa sfera imperfetta, ho incontrato gente, letto libri, visto meraviglie. E mi sono convinto che il Profeta dell’Islam abbia scritto cose molto sagge: “Dio è bello e ama la bellezza”.

Marx è morto e, ormai, i suoi amici volgari si sono tutti accucciati all’ombra del Capitale, bello chiuso e riposto sugli scaffali. Oggi hanno provato a capire cosa ci sia scritto nel Corano. Così si sono inseriti, pur non essendo né credenti né conoscitori dell’Islam, in una diatriba che dura da quasi quattordici secoli, da quando cioè, dopo la vita del Profeta, sunniti e sciiti si sono contesi la sua eredità, tra guerre e microscismi. Alcuni stuzzicadenti sulla riva del mare si sono rotti, spezzati, divisi. Tra gli stessi sunniti ci sono divisioni, scontri, gruppi, visioni differenti e a Qom, meravigliosa e tremolante città sciita, Platone è considerato un profeta e un santo.

E tra gli occidentali che, fino a quando io ero bambino, si dividevano tra Rambo e Pol Pot, s’è aperto adesso un fronte di tifo quasi da stadio, la curva nord e la curva sud, di chi sta con gli sciiti e chi con i sunniti, per ragioni che, francamente, stento a credere siano tutte di natura economica o politica. In medio oriente si gioca, è vero, una partita economica e finanziaria di notevole importanza, però gli schieramenti, le guerre, gli insulti, gli striscioni, hanno molte radici, non una sola, non solo quella. Una delle più forti e profonde si chiama ignoranza. Perché fino a quando si parla di ideologie umane e terrene, tutto è facile: omologazione o distinzione? Estro o timidezza? Popolo o borghesia? Il listino prezzi umanoide è roba da bambini e scolaretti, è proprio l’idea del Diavolo sulla Terra: il dominio dell’uomo sull’uomo, venduto come elevazione dalla miseria e della miseria, conquistata con la rabbia e l’imposizione autoindotta. Così si può arrivare a chiamare “diritto” l’omicidio di una vita che tutto affida alla sua adorata madre, si possono abbattere opere d’arte in nome d’una interpretazione, bruciare libri, alzare muri per aiutare la gente a rimanere dove sta così bene.

Però se ci si mette di mezzo la teologia, la discussione su Dio e per Dio, si dovranno fare i conti con un argomento molto più complesso: non c’è finitezza in questa avventura, ma l’Eterno e l’Eternità. Chi è disposto a lottare con questo? Chi, degli strenui difensori della minuscola “scienza”, propagandata come un baluardo di umana salvezza, quando perfino Maxwell, di fronte alle sue equazioni così raffinatamente erette a nuove colonne d’Ercole, non seppe riconoscere che una piccola e rachitica approssimazione, avrà il coraggio di ammettere non tanto una non-fine, che pure è ragionevolmente comprensibile, quanto un non- inizio? Chi può spiegare a se stesso come si possa accontentarsi di tre dimensioni libere e una rettilinea, quando l’intuizione ci spinge a immaginarne infinite e i sensi a raccontarne solo tre e mezza (e la mezza mancante ci fa soffrire indicibili pene, quando ci costringe a lasciare i nostri affetti più grandi)? Chi può rassegnarsi a considerare grandi le dune del Sahara e piccole quelle sulla spiaggia, come se questa palla di magma, minerali, gas e liquidi, non fosse che una piccola parte di una piccola duna su una piccola spiaggia, disseminata di granelli di sole.

Così si complicano le cose e si sentono opinioni aberranti, strampalate, oscene, belanti, corrotte, strumentali… Ignoranti. Dal pellegrinaggio di Iskander, Alessandro Magno, dall’oasi libica al Quds, dove i legionari di Roma riconsacrarono il tempio ad Ammone, nessun uomo, specie se non credente, ha più potuto abbracciare tutte le sfaccettature di religioni infinite, come i frammenti di quegli stuzzicadenti. Parlare di Islam è come parlare di un grande contenitore, all’interno del quale stanno moltissime cose, moltissimi colori, moltissime espressioni. L’Islam, come il Cristianesimo, nascono dalla stessa radice, che si rifà ai Profeti e, in estrema sintesi, a un Dio buono, che vuole il bene dei suoi figli, sulla Terra e nel Cielo.

Come interpretiamo noi cristiani certi messaggi del Vecchio Testamento? Cosa significa “Fermati, o sole! E tu, Luna, non avanzare!”? Una coalizione di cinque re amorrei, a Gabaon, mosse verso le tribù d'Israele, che dichiararono guerra, guidate da Giosuè, per la terra di Canaan e di Gerico. Erano "guerre del Signore", come la Jihad? Erano guerre di sterminio nel nome di Dio? E Giosuè parlò al Signore: «O sole, fermati su Gabaon, e tu, o luna, nella valle di Aialon». Per questo venne barbaramente bruciato Bruno e, quasi, Galileo, come il povero pilota Giordano? E tanto basta, per contro, a definire oscena la mia Fede? Deve pagare Dio per gli errori degli uomini? Quei frammenti di legno sulla sabbia si possono unire a formare la Croce di Cristo?

Gli uomini, senza Dio, sono bestie che seminano odio e violenza per la loro vanagloria intellettuale, pretendendo di volgere contro Dio stesso le loro decapitazioni, come se fosse una rivoluzione francese contro il Re dei Cieli. Però anche gli agnelli sono bestie, in fondo. E il più grande messaggio di pace e di amore, per il quale io ho una Fede che mi fa tremare i polsi, sta nel fatto che un Dio infinito si è fatto uomo, è sceso nella mia umana miseria, e si è lasciato scannare al posto mio. Non è Dio, ma l’uomo, a vedere odio dove esiste solo Bellezza. E’ l’uomo che usa la poesia come toilette e poi pretende di criticarne la perfezione con una prosa sgrammaticata e ottusa. L’Islam, come il Cristianesimo, l’Ebraismo e forse perfino come il paganesimo e tutto il resto, sono religioni di Bellezza, e lasciano sul loro mulo una bisaccia rotta, che è l’Uomo, a perdere tutta l’acqua durante il suo tragitto, solo perché, così, lungo la strada nasceranno bellissimi fiori.

Chi usa l’Islam o qualsiasi altra religione per spargere odio e violenza, in un senso o nell’altro, è uno che pretende di rispondere a parole a una domanda cui nemmeno Cristo rispose: “Quid est Veritas”?

Andrea Bricchi
(Twitter: @andreabricchi77).

Tags:
isiscomunismocapitale
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