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Culture
Su Podcast "La Pompei del 79 dopo Cristo" pericolosamente uguale ad oggi

Sei episodi, condotti da Carlo Annese, nei quali ventisei tra accademici, archeologi, artisti e scrittori, insieme al direttore Massimo Osanna, raccontano la storia e l'evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano: dalla tragica eruzione del Vesuvio che nel 79 dopo Cristo fece scomparire una città intera sotto una coltre di cenere e lapilli alla scoperta casuale che diede inizio agli scavi nel 1748, fino all'ultimo straordinario rilancio del Parco Archeologico. Da oggi l’antica città vesuviana rivive su Podcast nei racconti dei ventisei artisti per iniziativa del Parco archeologico in collaborazione con Electa. L’occasione è data dalla prossima riapertura al pubblico dell’Antiquarium. La conduzione dei sei episodi è di Carlo Annese che, insieme con il direttore Massimo Osanna, raccontrà la storia e l’evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio mondiale: dalla tragica eruzione del Vesuvio, che nel 79 d.C. fece scomparire una città intera sotto una coltre di cenere e lapilli, alla scoperta casuale che diede inizio agli scavi nel 1748, fino all’ultimo rilancio del Parco archeologico.

Valeria Parrella, Pappi Corsicato, Catharine Edwards, Maurizio De Giovanni, Andrea Marcolongo e molti altri contribuiscono a ricostruire la vita quotidiana, le arti e i costumi della città antica – dal cibo all'erotismo, dall'architettura delle domus ai giardini – mettendoli in relazione con i nostri tempi. Insieme a Cesare De Seta e Anna Ottani Cavina analizzano l'influenza che Pompei ha esercitato sulla cultura degli ultimi tre secoli, dal pensiero illuminista sulla catastrofe alla fascinazione dei viaggiatori romantici del Grand Tour fino ai best-seller sugli ultimi giorni prima della tragedia. E con Maria Pace Ottieri scoprono innumerevoli punti di contatto con la realtà di oggi, a cominciare dal rischio che corrono i 700.000 abitanti dei sette Comuni dell'area vesuviana. «Quelle rovine ci dicono che siamo sostanzialmente gli stessi», dice il popolare scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. «Quella città, con i suoi mercati e le sue case, con la sua divisione tra una borghesia commerciale e i suburbi popolari, ricalca nella stessa identica maniera quella che sarebbe oggi la città, se la si fotografasse in una situazione simile. E speriamo che non avvenga mai».


 

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