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Culture

L'estate si avvicina ma le nubi persistono anche sul sud del Mediterraneo dove lo stesso clima sembra risentire dell'incertezza generale. L'attenzione in Italia in particolare, in Europa in generale, si accende solo in occasione di scontri e scandali, come il caso della ragazza tunisina a seno nudo per protesta contro le differenze di genere, Amina Tyler. Il fronte del pensiero, come quasi si sempre si divide nettamente in oppositori e sostenitori: io faccio parte della minoranza, non di centro, ma sostenitrice della 'giusta distanza, del giudizio non emotivo, delle ragioni da comprendere e della mediazione, come ho scritto in "Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia" (Albeggi Edizioni). Mi hanno fatto compagnia e da interpreti in questo reportage le ragioni delle donne tunisine o 'italiane di Tunisi' come si definiscono le nostri connazionali di almeno seconda generazione per ricordare che la via verso la nuova democrazia è tortuoso e passa anche attraverso lo scontro, qualche volta la violenza. Come sempre nei periodi di difficoltà, una crisi economica che persiste e un'elaborazione complessa della nuova Costituzione - in arrivo nelle prossime settimane - sono le donne a farne maggiormente le spese ma in Tunisia sono anche coloro, a mio parere, sulle quali puntare per la rinascita.


 

Ci sono dei segnali interessanti che dalla primavera di stanno rafforzando: la capacità di dialogo trasversale tra istanza religiosa e laica che il mondo femminile cerca di comporre nel segno della tolleranza e della concretezza; la progettualità nel mondo del lavoro: inventarsi impresa in un mercato che espelle il lavoro dipendente; la cultura come forza per la democrazia con iniziative coraggiose e l'impegno civile prima che politico con un associazionismo forte. In questo panorama composito dove molte voci mi dicono che i diritti fondamentali vanno difesi oltre i partiti politici e oltre le convinzioni personali, ci sono schegge autonome come Amina. Il disagio e la rabbia non vanno sottovalutate, anzi vanno accolte e comprese; forse però in modo maturo la maggior parte dei miei interlocutori invitano a dire no senza provocazione, senza alimentare la violenza. Così facendo si rischia di muoversi all'interno del circolo vizioso della donna costretta ad usare il proprio corpo per avere voce, a urlare per farsi sentire. Bisogna invece abbassare i toni e lavorare in profondità. Si può fare e molte tunisine lo hanno dimostrato: la protesta silenziosa a febbraio delle donne al corteo funebre di Choukri Belaid (l'oppositore ucciso), che il Corano non vorrebbe presenti al funerale; o esperienze di start up cofinanziate dall'Unesco come quella dell'artista Sadika Kèskès (in due anni 4 progetti, 150 donne assunte e 300 nell'indotto). E' importante scommettere sulla 'creatività' e favorire un clima di distensione per non implodere. A breve due sfide, la stagione turistica, principale risorsa economica per il Paese e le nuove elezioni per il primo governo regolare dopo la rivoluzione (in forse per il 23 ottobre prossimo ma probabilmente entro l'anno).

Ilaria Guidantoni

 "Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia" (Albeggi Edizioni)

presentazione sabato 8 - Libreria delle Donne di Bologna
martedì 11 al Club di Lettura 3M Italia di Pioltello (Milano)

 

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