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Culture
Il giornalismo ai tempi di WikiLeaks


La rivoluzione del Web, nata, ricordiamolo, negli ambienti dei fisici del CERN di Ginevra negli anni ’80 del XX secolo è stata, a parere di molti esperti, superiore alla scoperta della stampa e probabilmente è proprio così. Sapremmo oggi fare a meno di internet che ormai è usata da chiunque, anche da anziani e bambini, per svolgere qualsiasi cosa, dalla spesa, alla prenotazione di un viaggio, di un Hotel, di un ristorante o per combattere la burocrazia mondiale?

Il tema è affrontato oggi da Paolo Valentino in un interessante articolo pubblicato dal Corriere della Sera.

Il Web ha dilato ad estremi finora impensabili la diffusione e la condivisione di informazione in tutto il mondo: ora una diretta FaceBook fatta da chiunque può essere vista istantaneamente in una giungla africana. Pochi giorni fa lo stesso Presidente turco Erdogan ha utilizzato i social network che finora aveva sempre combattuto per combattere il golpe quando tutti gli strumenti di comunicazione istituzionali erano falliti.

Le cosiddette “primavere arabe” (senza entrare nel merito delle reali conseguenze politiche ottenute non sempre positive come ad esempio  in Egitto) avevano visto l’esordio dei social network nella sfera della politica.

Internet è dunque la realizzazione del sogno utopico degli illuministi e specificatamente degli enciclopedisti ed infatti fa presa sempre di più anche in politica il concetto di democrazia diretta e non mediata dai partiti, come voleva il filosofo Rousseau.

Tuttavia, come tutte le grandi evoluzioni e rivoluzioni ha anche portato grandi problemi: il Web è sempre più usato, ad esempio, dai terroristi, mentre gruppi di sconsiderati, tra cui anche giornalisti, lo utilizzano in maniera non corretta e per scopi poco edificanti.

Inoltre, pochi ancora lo sanno, esiste un territorio quasi completamente sconosciuto, chiamato “Deep Web” (accessibile da specialisti solo con appositi programmi informatici) che è una zona franca dove ci si imbatte in reati come il traffico illegale di droghe, di farmaci e di armi; una specie di isola di Tortuga, infestata da pirati e malviventi e di cui neppure abbiamo le mappe.

Ma ci sono anche “pericoli” alla luce del sole.

Il caso di WikiLeaks è emblematico: Julian Assange, rifugiato a Londra presso l’ambasciata dell’ Ecuador ha scoperchiato un mondo di segreti che, per ovvia consequenzialità, ha  attirato i servizi segreti che a loro volta cercano di manipolare a favore dei propri scopi le informazioni violate tra cui, ricordiamolo, milioni di numeri di cellulari di cittadini americani.

Anche Edward Snowden che si trova a Mosca sotto la tutela di Vladimir Putin che ha denunciato i piani di sorveglianza globale della NSA USA ha criticato il “gemello dell’informazione” per il fatto di voler pubblicare tutto senza il minimo controllo.

Ora il punto è capire come fare a trovare l’equilibrio tra l’enorme potenzialità di crescita umana, scientifica e tecnologica, di informazione insita nel Web con la sicurezza dei dati e delle informazioni in esso contenuti ed anche, perché no, degli Stati.

Occorrono leggi intelligenti, avanzate ed equilibrate; dopotutto la scoperta del Web ricorda quella del Far West: in entrambi enormi ricchezze e possibilità con però molti pericoli. Si aspetta uno sceriffo che però sia “saggio”.

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