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Economia

di Renzo Modiano

Il Pdl minaccia la crisi di Governo se l’IMU non viene cancellato e non sarà restituito quanto versato a quel titolo nel 2012.  Gioco duro, caspita! Deve essere stata la più iniqua e perniciosa tassa che sia mai stata imposta ad un Paese ai nostri giorni (con l’antichità è difficile fare raffronti). Sarà… eppure in tutti i Paesi occidentali un balzello analogo esiste, più o meno esoso, più o meno progressivo in base al valore dell’immobile e/o al reddito del proprietario. Allora, sono tutti pazzi nel mondo, balbettano tutti d’economia e solo Berlusconi e Brunetta ne masticano? Suvvia, non scherziamo… la verità è che un’improvvida promessa è stata fatta e questa volta l’uomo al mondo meno coerente con le proprie asserzioni vuole dimostrare di avere una sola parola.

La crisi economica è drammatica, al nostro Paese mancano una teoria impressionante di miliardi per superare la crisi sociale in atto, che è di gran lunga peggiore di quella tristemente famosa del ’29. Si, peggiore, perché quella era congiunturale, mentre la nostra attuale è strutturale in quanto deriva dalle sue  radici perchè discende dal crollo del settore secondario e dal dilagare devastante di una finanza mondiale fuori controllo degli stessi governi. Negli anni trenta una coraggiosa politica keynesiana è stata sufficiente per rivitalizzare l’economia. Poi c’è stata la guerra, la ricostruzione, il boom economico per il diffondersi dei beni di consumo di cui si sono dotate miliardi di famiglie nel mondo occidentale e in quello limitrofo ad esso. Le fabbriche producono ricchezza, aggiungono valore trasformando in oggetti utili materiali inerti come i metalli e la plastica. E danno lavoro, che a sua volta è ricchezza. Oggi la produzione di beni durevoli è sempre più appannaggio di Paesi che mantengono dipendenti schiavi. La finanza non finanzia le imprese e non produce ricchezza, la sposta soltanto e una fetta rilevante di quella viene dalla distruzione di beni, come il petrolio e i gas, o da qualcosa di inconsistente come il software, le comunicazioni… le illusioni.

Keynes farebbe ancora bene alle economie stordite come la nostra, ma non illudiamoci, non si può continuare all’infinito a fare gigantesche opere pubbliche per vitalizzare imprese, lavoro, redditi e consumi. Prima o poi un nuovo equilibrio andrà trovato.

Ma questo, si dirà, è problema di domani. Giusto, oggi l’Italia è strangolata dalla necessità di risolvere il problema della disoccupazione, dei cassintegrati, degli esodati, di una scuola che arranca e di una ricerca che langue, di uno Stato che soffoca le imprese tardando i pagamenti delle commesse perché non ha soldi, delle banche che non finanziano le imprese e scoraggiano le nuove iniziative perché devono ricoprire le perdite subite con i derivati e con altre diavolerie riempiendosi di buoni del Tesoro di Paesi indebitati, ma ancora affidabili, come il nostro. Che così soffocano ancora di più. Oggi l’Italia è strangolata da un’evasione fiscale abnorme, da una corruzione dilagante e da una malavita piovra che non si sa più come contenere.

Questo è il dramma di oggi e subito mancano decine e decina di miliardi di Euro per far sopravvivere (letteralmente) milioni di italiani, ridar loro la speranza di riavere un lavoro e toglier dalla loro mente l’idea devastante del suicidio. Lavoratori e imprenditori.

Qui siamo all’orlo della tragedia e quale è la medicina da somministrare con più urgenza al paziente sull’orlo del coma? Cosa farà rinascere più significativamente la domanda? Garantire un reddito, sia pur minimo, a chi è rimasto senza lavoro, o sospeso tra lavoro e pensione, o in cassa integrazione a zero ore, o restituire degli Euro a chi ha pagato una tassa perché possiede una casa? Certo, possedere una casa, modesta, pagata con i sacrifici di una vita non fa di costui un benestante da taglieggiare. E’ vero anche quella tassa riduce il potere d’acquisto di gente tutt’altro che ricca. Giusto allora rimodellare l’IMU confezionarlo a misura di chi può pagarla e  di chi non può farlo, o può farlo solo in una misura più contenuta. Per far ciò è giusto reperire le risorse necessarie, ma sempre un istante dopo che si siano trovate quelle per chi sta letteralmente morendo di fame, o per chi si vede costretto a chiudere la propria impresa perché i suoi crediti non sono esigibili. Insomma, prima la vita, il lavoro, la dignità. E ciò, non solo per un doveroso principio etico, ma anche per un freddo calcolo economico, perché è evidente che ogni Euro erogato a quel titolo sarà subito tradotto in acquisto.

L’IMU non è un problema irrilevante e neppure trascurabile, ma una promessa elettorale, incauta e demagogica, non può fargli scalare la crudele - sanguinosa persino - classifica delle priorità.

Io ho pagato l’IMU per la mia prima casa a Milano e farlo non mi ha riempito il cuore di gioia, ma la pagherò ancora volentieri se penso che con quegli  Euro si potrà pagare un mese di pensione ad un esodato, o di cassa integrazione ad un padre di famiglia rimasto senza lavoro, uno che prega perché la sua azienda un giorno lo riaccolga e lo faccia lavorare di nuovo.

Io non sono un santo, né il più buono degli italiani. Non sono solo, siamo tanti. Chi fa promesse elettorali demagogiche non ha diritto di infierire sui più deboli – fino a spingerli alla disperazione più nera - solo per difendere la propria base elettorale.
 

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